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ISSN: 2036-3028 Aprile / Giugno 2010 N°4 - Anno II

LA DOMUS PUBLICA
DI PIETRABBONDANTE
di Adriano La Regina

LA PREISTORIA I FEUDI DI CLUSANUM E SPECIALE:


DELL’ALTO MOLISE VIPERAM A GAMBATESA
a cura di Ettore Rufo di Maria Teresa Lembo I SITI DELL’ETÀ DEL
BRONZO A MONTERODUNI
IL MÁJA DI IL POPOLAMENTO ANTICO E ORATINO
ACQUAVIVA COLLECROCE DELLA COSTA MOLISANA
di Emilia De Simone di Lidia Di Giandomenico a cura di Alberto Cazzella
INDICE
La preistoria
dell’Alto Molise
Una panoramica

a cura di Ettore Rufo pag. 6

SITI DELL’Età del bronzo nel


molise interno
Località Paradiso a Monteroduni (IS) e Rocca di
Oratino (CB)
a cura di Alberto Cazzella pag. 20

Pietrabbondante: la domus
publica del santuario

di Adriano La Regina pag. 32

i feudi di Clusanum e Viperam


Insediamenti fortificati medievali scomparsi nel
territorio di Gambatesa

di Maria Teresa Lembo pag. 44

il Mája di Acquaviva
Collecroce
Personificazioni del Maggio in Molise

di Emilia De Simone pag. 54

Speciale tesi Agenda LIBRI


Il popolamento antico Mostre ed eventi in Per approfondire
della costa molisana calendario

di Lidia Di
Giandomenico pag. 62 pag. 70 pag. 73

3
MAGAZINE EDITORIALE
Comitato tecnico Fotografia o straordinario patrimonio archeologico del Molise rappresenta una risorsa
Sandro Arco Antonio Priston fondamentale per il territorio, sia dal punto di vista della crescita culturale che di
Angela Crolla quella economica. L’attività istituzionale della Soprintendenza per i Beni Archeologici
APRILE/GIUGNO NUMERO

2010 4 Angelo Iapaolo


Michele Iorio
Hanno collaborato
a questo numero
del Molise, che mi onoro di rappresentare, è quella di tutelare gli importanti siti
archeologici con un impegno volto in primo luogo alla ricerca e alla conoscenza
Emilia Petrollini Ettore Rufo (fondamentale a tale proposito risulta essere la catalogazione dei beni), attività
Antonella Minelli preliminari a qualsiasi azione di protezione e conservazione, il cui fine ultimo è la
Giuseppe Lembo pubblica fruizione. In un periodo di grandi trasformazioni del territorio, con la realizzazione di strade,
Comitato scientifico
Bruno Paglione metanodotti, acquedotti, impianti eolici e fotovoltaici, l’attività di tutela e di salvaguardia del territorio
Marta Arzarello
Carlo Peretto deve necessariamente essere portata avanti in modo condiviso non solo con gli enti locali ma soprattutto
Annalisa Carlascio
Rocco Pellegrini con la società civile, per poter tramandare alle future generazioni una regione che conservi i propri tratti
Emilia De Simone originari e identitari, in una parola, la propria “unicità”. Appare pertanto importante il cambiamento di
Gabriella Di Rocco Alberto Cazzella
Valentina Copat prospettiva che, a partire dal documento Per la salvezza dei beni culturali in Italia pubblicato nel 1967 dalla
Federica Fontana Commissione parlamentare presieduta dall’On. F. Franceschini, si attua a proposito della definizione
Rosalia Gallotti Michela Danesi
Alessandro De Dominicis di bene culturale come testimonianza storica; definizione che conferisce un rilievo assoluto al contesto
Associazione Culturale Rosa Lanteri di rinvenimento, quasi sempre pluristratificato, all’interno del quale il bene è inserito e dal quale è
ArcheoIdea Adriano La Regina Giulia Recchia
originato. Nello stesso Codice dei beni culturali e del paesaggio n. 42 del 2004, attualmente in vigore,
c.da Ramiera Vecchia, 1 Luigi Marino Cristiana Ruggini
all’art. 2, i beni culturali sono individuati quali testimonianze aventi valore di civiltà. Quindi il patrimonio
86170 Isernia Maurizio Matteini Chiari Adriano La Regina
archeologico è funzionale alla comprensione del nostro passato, alla riappropriazione delle nostre
www.archeoidea.info Maria Teresa Lembo
Antonella Minelli radici, a rilevare i tratti peculiari del territorio di appartenenza: elementi fondanti per definire l’identità
Alessandro Naso Emilia De Simone storica e culturale di una regione. In tale prospettiva l’impegno delle istituzioni preposte alla tutela è
Direttore responsabile Luiz Oosterbeek Lidia Di Giandomenico anche quello di ricercare nuovi modelli di sviluppo locale, di sperimentare soluzioni innovative per la
Giuseppe Lembo Marco Pacciarelli valorizzazione del patrimonio archeologico del territorio. Pertanto, in primo luogo, ci si propone di creare
Carlo Peretto Stampa una rete archeologica territoriale, che possa collegare, anche attraverso l’utilizzo delle tecnologie digitali
Lorenzo Quilici Grafica Isernina multimediali e di realtà virtuali –strumenti innovativi, ormai essenziali per migliorare la fruizione dei
Michele Raddi 86170 Isernia - Italy beni culturali- i luoghi di eccellenza del Molise, ricostruendo la storia antica della regione attraverso un
Alfonsina Russo Via Santo Spirito 14/16 percorso diacronico: dalla fase preistorica, con Isernia-La Pineta, a quella sannitica, con gli insediamenti
Ursula Thun Hohenstein fortificati e i santuari, tra i quali spiccano le aree archeologiche di Pietrabbondante-Calcatello e
Registrazione del Tribunale di Campochiaro-Civitelle, a quella romana, con Sepino, Venafro e Larino, fino all’età altomedioevale con l’
Isernia n. 72/2009 A.C.N.C.; n. insediamento monastico di San Vincenzo al Volturno. Non soltanto la magia e l’emozione di un “viaggio”
Redazione
112 Cron.; n. 1/09 Reg. Stampa in un passato lontano che torna a vivere, ma anche un approccio di grande interesse alla ricerca
Petronilla Crocco scientifica, sia in campo archeologico che nella sperimentazione di nuove tecnologie, con implicazioni
del 18 febbraio 2009
Annarosa Di Nucci significative nell’ambito della formazione culturale e professionale, nonché nella generazione di nuove
Giovanna Falasca imprese impegnate in servizi tecnologicamente avanzati ad elevato valore aggiunto. Lo sforzo del tutto
Sandra Guglielmi Le foto dei siti e dei reperti evidente, in sintesi, è di ricostruire, con metodo, tasselli significativi di un mosaico, in fase di continuo
Brunella Muttillo archeologici sono pubblicate rinnovamento, come è proprio delle ricerche scientifiche, che si pone come obiettivo di delineare la
Ettore Rufo grazie all’autorizzazione
storia antica del Molise e i valori culturali delle popolazioni che in questi importanti territori si sono
Maria Angela Rufo della Soprintendenza ai Beni
succedute, così come il sistema di relazioni sia di breve che di lungo raggio intessute con genti insediate
Archeologici del Molise
Chiara Santone in altri territori italiani, ma anche in tutto il bacino del Mediterraneo. Restituire al Molise la centralità
Walter Santoro culturale, che in alcuni periodi storici ha avuto, rappresenta un preciso dovere per chi, a diversi livelli
Alessandro Testa ARCHEOMOLISE ON-LINE nella società civile, si impegna ad interrompere l’isolamento che ha condizionato, anche sotto il profilo
Daniele Vitullo www.cerp-isernia.com economico, la storia recente di questa regione. Anche dalla tutela e dalla conseguente valorizzazione
www.facebook.com del patrimonio culturale del Molise, si può ripartire per delineare prospettive di sviluppo assolutamente
www.twitter.com ecocompatibili e soprattutto, come sottolineato sopra, condivise dalle comunità locali.
Segreteria
archeoidea@hotmail.com
Alfonsina Russo*
IN COPERTINA
Veduta aerea dell’area archeologi- Progetto grafico
ca di Pietrabbondante Giovanni Di Maggio
(foto L. Scaroina) www.giodimaggio.com *Soprintendente per i Beni Archeologici del Molise

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DELL’ALTO MOLISE
Una panoramica

EttoreRufo*,Antonella Minelli**, Giuseppe Lembo***,BrunoPaglione*,CarloPeretto***


*Centro Europeo di Ricerche Preistoriche di Isernia
**Università degli Studi del Molise
***Università degli Studi di Ferrara

S
in dagli anni ‘50 il confine tra le attuali regioni di Abruzzo e
Molise, tra le catene delle Mainarde e della Maiella, è stato meta
di campagne archeologiche. Sono oggi inclusi nella dicitura Alto
Molise dodici comuni della provincia di Isernia. La preistoria di questi
luoghi è legata, su tutti, al nome di Antonio Mario Radmilli, decano
della paletnologia italiana del dopo-Pigorini.

Località Rio Verde, Pescopennataro. Evidenti


testimonianze di manufatti in selce.
Alla fine degli anni ‘50 la sua equipe dell’Uni- in qualche articolo scientifico. Segno di come un reale riavvicinamento scientifico alle testi- In alto:
versità di Pisa, spintasi poco oltre il limite anche l’archeologia segua talora i confini am- monianze preistoriche dell’Alto Molise si ebbe Pescopennataro, piana di Rio Verde. L’area è nota,
meridionale del Parco della Maiella, svolse ministrativi, al pari della cultura e della ric- solo tra il 1994 e il 1995, quando Stefano Gri- sin dagli anni ’50, per i numerosi ritrovamenti
d’epoca preistorica, che documentano frequenta-
indagini archeologiche nella valle che guarda chezza (… e dell’intelligenza, farneticherebbe maldi, grazie ad una borsa di studio dell’Isti-
zioni del Paleolitico inferiore, medio e superiore.
il borgo montano di Pescopennataro. Nel 1963 Richard Lynn). tuto Regionale per gli Studi Storici del Molise,
il Molise ottenne l’autonomia dall’Abruzzo. Nel frattempo il lavoro di Radmilli aveva operò una prima sistemazione delle industrie
L’archeologia regionale non ne giovò, se è vero alimentato l’entusiasmo culturale degli ama- litiche molisane note; la sezione più ampia del
che in quegli anni Radmilli cominciò a mani- tori locali (basti qui ricordare collettivamen- suo “censimento” (pubblicato nella sua veste
festare nostalgia per Bolognano, le Svolte di te l’Archeoclub di Agnone), dalle cui raccolte, definitiva solo nel 2005) è, significativamente,
Popoli e la Valle Giumentina, situati poco oltre meritevoli se non altro d’aver salvato migliaia quella relativa all’alto Molise.
(un centinaio di chilometri in macchina) il po- di reperti dalla distruzione o dall’oblio, pro- Un sostanziale riordino dei dati è stato infi-
merio del neonato Molise. Questi siti s’avvia- vengono in larghissima parte le collezioni che ne affidato, tra il 2005 e il 2006, all’equipe di
rono presto a fare la storia della paletnologia oggi studiamo. Se si esclude qualche breve Carlo Peretto, nell’ambito del Progetto Leader
italiana; Pescopennataro rimase una citazione cenno in riviste scientifiche o di diffusione, Plus, promosso dal MOLI.G.A.L. e dall’Univer-

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oggi disponibili per un nutrito campione pro- descrittivo, esistono alcune suggestioni inter-
Pescopennataro, località Rio Verde: composizione cronologica dei diversi insiemi litici. veniente dalle aree siglate RV, RV1, RV2. Le in- pretative, come quella relativa al gruppo Pa-
Le industrie testimoniano come l’area sia stata frequentata ripetutamente nel corso del Paleolitico. Le statistiche
dustrie analizzate confermano che l’area è sta- leolitico superiore del complesso RV1: la sua
del sito denominato RV1 indicano, rispetto alla media, una maggiore incidenza delle tracce riferibili al Paleolitico
superiore ta frequentata durante il Paleolitico inferiore, composizione tecnologica sembra ricondurre
medio e superiore (gli insiemi comprendono al modello dell’officina litica, come suggerito
ORIZZONTE RV RV 1 RV 2
CRONOLOGICO (n=505) (n=1444) (n=44) infatti, oltre a molti elementi di attribuzione dal fatto che il complesso è quasi esclusiva-
incerta, tre bifacciali, industria musteriana e mente composto da nuclei, prenuclei e pro-
Paleolitico inferiore-medio 17% 7% 20%
industria laminare). dotti tecnici o scarti, mancando invece i sup-
Paleolitico superiore 17% 44% 14% È presumibile che l’area abbia ospitato, nelle porti d’uso (schegge, lame, strumenti).
Attribuzione incerta 66% 49% 66% diverse fasi, installazioni di natura e funzione
polivalenti, come sembrano indicare le stati- Capracotta
stiche tecno-tipologiche nei singoli insiemi e
sità di Ferrara, conclusosi con la pubblicazio- I primi interventi sistematici sono quelli, già orizzonti cronologici. Nei limiti imposti dalla Si deve a B. Paglione la raccolta di una discreta
ne, nel 2006, di una monografia che definisce citati, di Radmilli, il quale, tra il ‘57 e il ‘58, rin- commistione e selettività dei campioni, che quantità di manufatti litici in località Morro-
lo stato dell’arte della preistoria in provincia di viene, in località Prato Martello, un complesso consentono di rado di spingersi oltre il dato ne, nel comune di Capracotta, in un’area di pa-
Isernia. Largo spazio è dato, in questo lavoro, litico attribuito al Paleolitico inferiore-medio,
alle industrie litiche di alcune località dell’alto classificato, secondo la terminologia del tem-
Carta del Molise
Molise. po, come di tecnica “protolevalloisiana” e in- L’area numerata delimita l’alto Molise; vi appartengono i seguenti comuni (in grigio scuro sono evidenziati i
cluso nella da lui coniata cultura “abruzzese comuni noti per i ritrovamenti preistorici): 1: San Pietro Avellana; 2: Castel del Giudice; 3: Sant’Angelo del Pesco; 4:
Pescopennataro di montagna”. Quasi un trentennio più tardi, Pescopennataro; 5: Capracotta; 6: Belmonte del Sannio; 7: Agnone; 8: Vastogirardi; 9: Carovilli; 10: Castelverrino; 11:
Pietrabbondante; 12: Poggio Sannita
nel 1985, viene pubblicato uno studio di P.
L’agro di Pescopennataro, come accennato in Ucelli Gnesutta su un complesso musteriano
premessa, è da più di un cinquantennio meta proveniente da Pescopennataro. Non cessano,
d’interesse per lo studio della preistoria alto- frattanto, le raccolte degli appassionati, che
molisana. Le diverse collezioni, essenzialmen- saranno in gran parte riordinate, nel biennio
te provenienti da prospezioni di superficie, 1994-95, da S. Grimaldi nel suo lavoro sulle
formano oggi un tesoro di almeno diecimila industrie paleolitiche molisane, in cui trova-
3 4
manufatti. Circa 1600 reperti, derivanti dalle no largo spazio gli insiemi di Rio Verde. Dal- 2 6
raccolte di Pietro Patriarca e Fortuna Ciavoli- la sua sintesi risulta un range cronologico di 5
1 7
no, sono conservati nella sezione preistorica frequentazione dell’area esteso dal Paleolitico
del locale Museo Civico della Pietra; un’altra inferiore al Paleolitico superiore, con una cer- 8 10 12
11
collezione è custodita nel Museo Emiliano di ta predominanza di elementi del Paleolitico 9
Agnone, mentre un esiguo campione è esposto medio. Una più accurata disamina delle evi-
nel Museo di Etnopreistoria del CAI a Napoli; denze paletnologiche di Pescopennataro trova
il campione più nutrito è però quello scaturito posto, tra il 2005 e il 2006, nel succitato pro-
dalle raccolte trentennali di Bruno Paglione. getto di revisione e riordino delle emergenze
Il materiale proviene da diverse località (tra preistoriche della provincia di Isernia diretto
le altre, Laghi dell’Anitra, Guado Cannavina, dall’Università di Ferrara. Nel settembre del
Prato Martello, Monte Pasquale, La Morgia) 2007, infine, l’Università del Molise ha con-
gravitanti sull’area nota come Rio Verde (dal dotto, sotto la direzione di Antonella Minelli,
rio omonimo), ampio tavolato inframontano una campagna di ricognizione nelle aree di
posto ad una quota media di ca. 1000 m s.l.m., provenienza delle collezioni note, orientato
oggi coperto a bosco o pascolo e isolatamente alla mappatura dei principali rinvenimenti.
edificato. Dati sostanziali sull’industria litica sono

10 11
scolo di ca. 800 mq posta a quota 1300 m s.l.m. Prodotti e nuclei riportano a tecnologie di
La collezione, che ammonta ad un totale di 160 tipo Levallois o peu élaboré. Tra i nuclei non Nuclei laminari provenienti da Pescopennataro, insieme RV1
La sua composizione tecnologica fa pensare ad un’officina litica, ad un’area cioè di produzione più che di utilizzo
elementi, rappresenta la prima testimonianza, Levallois, si segnalano alcuni lavorati secondo
dei manufatti. Sono infatti presenti quasi esclusivamente nuclei, prenuclei e sottoprodotti di lavorazione; è dunque
in Molise, di un’occupazione musteriana d’alta uno schema unipolare a sfruttamento di volu- verosimile che i gruppi umani, abbandonati sul posto i nuclei e gli scarti di lavorazione, portassero con sé i prodotti
quota. Le analisi condotte nel 2006 hanno for- me, mirato all’ottenimento di supporti allun- finiti, destinati all’uso (disegni: D. Mengoli)
nito spunti significativi, in ragione soprattutto gati, che ricordano in parte i nuclei sublami-
della perfetta omogeneità interna dell’insie- nari del Musteriano recente di Grotta Reali a
me, univocamente riferibile al Paleolitico me- Rocchetta a Volturno.
dio. L’industria è confezionata su selce locale, Sebbene non si creda di poter usare le analisi
raccolta in forma di ciottoli fluviali. Le diffuse statistiche dell’industria per ipotesi interpre-
smussature da fluitazione presenti sul 70% dei tative su funzione e utilizzo dell’insediamen-
pezzi suggeriscono vicende post-deposiziona- to, in ragione della selettività della raccolta e
li di una certa importanza: l’accumulo sarebbe dell’assenza di contesto stratigrafico, il fatto
dovuto al trasporto operato dallo scorrimento che la catena operativa sia rappresentata in
delle acque superficiali, cui sembra associabi- tutte le sue fasi rende proponibile il modello
le anche la profonda patina bianca che copre la di base temporanea di produzione e utilizzo
totalità dei reperti. legata ad attività venatorie o di macellazione.

Carta della ricognizione del 2007 nel territorio di Pescopennataro

centro urbano di Pescopennataro

alta
medio-alta
media
medio-bassa
bassa

corsi d’acqua
strade
limiti zonali di studio

500 m

2 cm

12 13
A sinistra: che fronteggia a NE l’altura Pesco La Croce
A.
Schegge Levallois (A) e lame (B) da Vastogirardi, (936 s.l.m.), e quelli, sporadici e più recenti,
località Cerritelli. Dall’area provengono manufatti del complesso grotta-riparo di Cegna Ciffuni
del Paleolitico medio e, in minor misura, del
(noto anche il toponimo Cegni Ciffuni).
Paleolitico superiore
(foto: M. Arzarello). Un primo riordino delle industrie litiche
di Carovilli si deve a S. Grimaldi, che nel suo
Carovilli studio analizzò un campione di ca. 900 reper-
ti provenienti da San Mauro, per la gran parte
Il territorio di Carovilli, insieme a quello di riferibili al Paleolitico medio, con rare tracce
Pescopennataro, rappresenta oggi la maggiore del Paleolitico superiore e isolati elementi più
fonte d’informazione per lo studio della prei- antichi (tra cui due bifacciali).
storia alto-molisana, in ragione della conside- In anni recenti nuove acquisizioni sono
revole quantità di materiale da esso restituito giunte dal progetto di sistemazione delle evi-
nel corso degli anni, che ammonta attualmen- denze preistoriche molisane supervisionato
te a diverse migliaia di reperti. Si tratta, nella da Carlo Peretto, grazie al quale si dispone
B. totalità dei casi, di rinvenimenti fuori-conte- oggi di dati significativi per gli insiemi di S.
sto, provenienti da recuperi di superficie in Mauro e Fontecurelli.
larga parte dovuti alle passeggiate archeologi- Gli studi sino ad oggi condotti indicano, per
che di B. Paglione. L’area di maggiore densità è l’area di S. Mauro, un’intensa antropizzazione
l’estesa piana di San Mauro (ca. 250.000 mq), durante il Paleolitico medio, considerato che il
ubicata sulla sinistra idrografica del Trigno, 90% dell’industria litica analizzata (che com-
tra il Monte Pizzi e il Monte Ingotta, a quote prende ca. 2700 elementi) è attribuibile a tale
oscillanti intorno ai 1000 m s.l.m. Si ricorda- epoca. In seno alla componente musteriana, si
no poi i ritrovamenti di Fontecurelli, località evidenzia il predominio del metodo Levallois

Composizione tecnologica dell’insieme musteriano di Capracotta.


Composizione tecnologica dell’insieme musteriano di Capracotta. Sono presenti tutte le fasi della catena
operativa (dalla decorticazione del nucleo al suo abbandono). Nella fase di produzione venivano adottati,
accanto al metodo Levallois, schemi di lavorazione a piani ortogonali
5 cm

Decorticazione
Vastogirardi Paleolitico medio e superiore, ricalcando in
Abbandono 10% SSDA
parte le evidenze di San Mauro e Fontecurel- Pieno débitage
46% (A piani ortogonali)
Non lontano dalla piana di San Mauro, trac- li (infra). All’orizzonte più antico si associano
ce di occupazioni paleolitiche sono presenti essenzialmente prodotti Levallois, interessati
anche nel territorio di Vastogirardi (località da profonde alterazioni delle superfici (patine,
51%
Cerritelli), poco al di là del confine con i co- pseudo-ritocchi, lustrature); all’orizzonte più
39%
muni di Carovilli e Agnone. Il contesto è in- recente, meno rappresentato, si riconducono
tensamente disturbato da interventi antropici, alcune lame (perlopiù tecniche), in gran parte
54% Levallois
tali da inficiare la comprensione delle dina- frammentate. La selce utilizzata è di prove-
miche di accumulo e limitare la significatività nienza locale e appartiene a tipi diversificati
dei rinvenimenti a un livello documentario. per orizzonte cronologico, sì da suggerire eco-
Il materiale qui recuperato (poco più di cen- nomie di approvvigionamento differenziate
to elementi) documenta frequentazioni del nel tempo.

14 15
(con una significativa incidenza delle punte); ne di selce brecciata di provenienza locale.
omogenei con tale orizzonte sono i pochi stru- Nel 2005, nell’ambito del ricordato proget-
menti presenti (raschiatoi e denticolati). Sono to dell’Università di Ferrara, è stata condotta
tuttavia documentate anche frequentazioni una prospezione (che ha previsto anche due
più recenti (Paleolitico superiore, Neolitico), saggi di scavo) in località Cegna Ciffuni, che
2 cm cui sono da riferire i pur pochi elementi che in passato aveva restituito alcuni reperti pre-
definiscono catene operative laminari (lame, protostorici, provenienti dall’interno della
lamelle, nuclei a lame e lamelle). grotta omonima e dall’area prospiciente il ri-
Bifacciale in selce dalla località Fontecurelli (Carovilli) Pur nell’impossibilità di seguire le dina- paro sotto roccia ad essa annesso. Le indagini,
Accanto alle prevalenti evidenze musteriane e alle rade tracce del Paleolitico superiore, nell’area sono
miche di occupazione e utilizzo dell’area nei che hanno svelato un contesto turbato e ten-
documentate anche fasi di occupazione più antiche, cui sono da attribuire, tra l’altro, due bifacciali
(disegno: D. Mengoli) diversi momenti, è verosimile che in tutte le denzialmente sterile, hanno restituito solo una
fasi l’economia di approvvigionamento abbia manciata di materiali, quasi esclusivamente
seguito rotte locali, giacché le materie prime ceramici.
utilizzate sembrano rapportabili agli affiora- Accanto ad alcuni elementi di ceramica a
menti selciferi noti nell’area. pareti sottili di età imperiale e a una maioli-
Anche l’area di Fontecurelli è stata interes- ca arcaica, si segnalano due reperti dell’età del
sata da frequentazioni successive nel corso del Bronzo: si tratta di una parete in ceramica ap-
Paleolitico. Come per San Mauro, a fronte di penninica e di un frammento di scodella care-
rade tracce riferibili al Paleolitico superiore- nata d’impasto.
Neolitico (una decina tra lame e nuclei), la
gran parte dell’insieme litico qui rinvenuto Nell’altra pagina:
Industria Levallois proveniente dalla piana di San
(comprendente 137 manufatti) è da attribuire
Mauro (Carovilli). Il materiale qui recuperato
al Paleolitico inferiore-medio. La tecnologia testimonia un’intensa frequentazione dell’area nel
adottata ricalca in parte quella descritta per corso del Paleolitico medio
l’industria di S. Mauro, con una prevalente
incidenza dei prodotti Levallois, cui si affian- In alto:
cano, questa volta, non pochi supporti prove- Cegna Ciffuni (Carovilli): frammento di ceramica
appenninica con decorazione a bande marginate
nienti da catene operative discoidi.
2 cm incise campite a punteggio, convergenti a festoni,
Si segnala infine la presenza, nell’insieme, di rinvenuto presso il riparo annesso alla grotta
due bifacciali, ambedue confezionati su lastri- (da Terzani, 2006)

16 17
Osservazioni generali
Bibliografia
In anni recenti, il riesame delle evidenze prei- Arzarello M. (2006): Vastogirardi (V). Cap.
4.3.2 - Le industrie litiche. In: Peretto C., Minelli
storiche dell’alto Molise, in parte già note da
A. (a cura di), Preistoria in Molise. Gli insedia-
più di un cinquantennio ma solo oggi riordi-
menti del territorio di Isernia. CERP, Collana
nate in una sintesi organica, ha aggiunto nuo- Ricerche 3, Aracne Editrice, Roma, 325-328.
ve tessere al mosaico dell’antico popolamento
Arzarello M. & Rufo E. (2006): Capracotta. Cap.
della regione, sino a ieri esclusivamente legato
4.5.2 - L’insieme litico: osservazioni preliminari.
al focale giacimento di Isernia La Pineta (cui si In: Peretto C., Minelli A. (a cura di), cit., 351-355.
sono affiancati, negli ultimi anni, gli importanti
Arzarello M., Di Nucci A., Lembo G., Minelli A.,
ritrovamenti di Colle delle Api e Grotta Reali).
Nuvoli P., Paglione B., Rufo E., Thun Hohenstein
Sebbene le collezioni di Pescopennataro, Ca-
U., Peretto C. (in stampa): From research to
pracotta, Vastogirardi e Carovilli provengano dissemination: interventions for the valorisation
essenzialmente da raccolte di superficie, non and dissemination of prehistoric evidences of
definenti contesti archeologici sensu stricto, the Isernia province (Molise, Italy): the Project
esse rappresentano una valida testimonianza LEADERPLUS-MOLI.G.A.L. Acts of the XV Con-
delle intense e ripetute frequentazioni che gress of the International Union of Prehistoric
and Protohistoric Sciences (Lisboa, 4-9 Settem-
hanno interessato quest’area nel corso delle di-
bre 2006).
verse fasi del Paleolitico (più saltuarie le tracce
riferibili a orizzonti olocenici), tale da ampliare Grimaldi S. (a cura di) (2005): Nuove ricer-
il quadro cronologico di riferimento per lo stu- che sul Paleolitico del Molise. Materie prime,
industrie litiche, insediamenti. CERP, Collana
dio della preistoria del territorio di Isernia.
Ricerche, 2, Isernia.

Radmilli A. M. (1965): Abruzzo Preistorico. Il


Paleolitico inferiore-medio abruzzese. Sansoni
Editore, Firenze.
Radmilli A. M. (1977): Storia dell’Abruzzo dalle
origini all’Età del Bronzo. Giardini Editori e Stam-
patori, Pisa.

Rufo E. (2006): Pescopennataro: Rio Verde e


Laghi dell’Anitra (RV, RV1, RV2, RV3). Cap. 4.1.2a
- L’insieme litico di Rio Verde-RV. In: Peretto C.,
Minelli A. (a cura di), cit., 253-271.

Rufo E. & Paglione B. (2006b): Carovilli: località


San Mauro e località Fonte Curello (C3). Cap.
4.2.2b - L’insieme litico di località Fonte Curello.
In: Peretto C., Minelli A. (a cura di), cit., 305-323.

Terzani C. (2006): I risultati delle attività di


ricognizione nell’alto Molise. Cap. 5.2 – I ritrova-
menti ceramici. In: Peretto C., Minelli A. (a cura
di), cit., 359-369.
In queste pagine:
La grotta e il riparo sottoroccia di Cegna Ciffuni Ucelli Gnesutta P. (1985): L’industria litica di
(Carovilli). Nel corso di prospezioni sono stati Pescopennataro (Isernia). Rassegna di Archeo-
rinvenuti, nell’area prospiciente il riparo, alcuni logia, 5: 9-48.
frammenti di ceramica dell’età del Bronzo

18 19
SITI DELL’Età L
e ricerche archeologiche in due siti interni del Molise
riferibili all’età del Bronzo, condotte negli ultimi anni

del bronzo nel dalla cattedra di Paletnologia dell’Università La Sapienza


di Roma, in collaborazione con l’Università di Foggia, hanno

molise interno consentito di ottenere dati significativi su un’area ancora poco


conosciuta relativamente a questo periodo.
Località Paradiso a Monteroduni (IS) e
Rocca di Oratino (CB)
Alberto Cazzella*, Valentina Copat*, Michela Danesi*, Alessandro De Dominicis*,
Giulia Recchia**, Cristiana Ruggini*
* Università di Roma “La Sapienza” – ** Università di Foggia

Veduta della Rocca di Oratino


(foto: G. Lembo)
La Soprintendenza per i Beni Archeologici
del Molise, che cogliamo l’occasione per rin-
graziare, ha sempre dimostrato la massima
disponibilità, favorendo in tutti i modi lo svol-
gimento delle ricerche.
Gli scavi effettuati a Monteroduni tra il 2002
e il 2007, in località Paradiso, sono stati volti
all’esplorazione di un’area di dimensioni ridot-
te posta subito al di sopra del corso del Voltur-
no. L’abbondante scorrimento di acque, presu-
mibilmente in relazione anche con condizioni
climatiche e ambientali favorevoli, ha provo-
cato la formazione di un consistente strato
di travertino subito al di sopra delle tracce di
occupazione attribuibili a un momento tardo
dell’età del Bronzo, consentendone una buona
conservazione, almeno laddove non è avvenu-
to il disturbo da parte dei lavori agricoli.
In particolare è stata posta in luce un’ampia
parte di una struttura di grandi dimensioni
(circa 13x8 m), di forma tendenzialmente ova-
leggiante, risalente al XII secolo a.C. La strut-
tura, leggermente incavata nel travertino, è di
difficile interpretazione: l’apparente assenza
di buchi di palo perimetrali sembra esclude-
re l’ipotesi di un edificio coperto, anche se la
continua formazione del travertino può aver
mascherato tali impronte. Il rinvenimento di
alcuni grandi vasi per la conservazione di pro-
dotti alimentari rotti sul posto sembra conva-
lidare l’ipotesi di una struttura con copertu-
ra, rispetto a quella di un’area di lavorazione
aperta. Le forme ceramiche rinvenute fanno
dunque pensare ad attività sia di conservazio- mente proveniente da qualche luogo di pro- precisione quale tipo di prodotti contenessero In alto:
ne che di preparazione, cottura e consumo dei duzione dell’Italia meridionale, piuttosto che ma, in base a confronti con situazioni simili, si Monteroduni (loc. Paradiso).
cibi. Non mancano frammenti di colini, forse direttamente da un centro egeo. Tale rinveni- può pensare ai cereali o all’olio di oliva. Collocazione topografica del sito.
connessi con la lavorazione dei derivati del mento si ricollega con la messa in luce di di- Dunque, anche se sembra trattarsi di un in-
latte. Sono presenti anche una piastra di cot- versi frammenti di grandi contenitori ceramici sediamento di piccole dimensioni, posto in
tura e un focolare con pianta a forma di ferro al di fuori della struttura, ma non lontano da un’area molto interna, il nucleo umano che vi
di cavallo. essa, che a loro volta fanno pensare a tecniche risiedeva era in grado di ottenere beni di tipo
Tra i reperti più significativi si può ricordare di tipo egeo che si affermano in Italia in quel esotico e di acquisire tecniche di lavorazione
un frammento di ceramica figulina tornita, di- periodo. In questo caso, però, date le grandi di- della ceramica e modalità di conservazione dei
pinta con un motivo a spirale, che si ricollega mensioni, i contenitori ceramici devono esse- prodotti introdotti nell’Italia meridionale dai
con le produzioni di tipo miceneo, probabil- re stati prodotti sul posto. Non sappiamo con contatti con i navigatori egei. Questo fa ipotiz-

22 23
più antico insediamento durato per più fasi In questa pagina, dall’alto:
Monteroduni (loc. Paradiso) dell’età del Bronzo; tuttavia il rinvenimento è Monteroduni (loc. Paradiso): ceramica figulina,
Planimetria relativa al livello antropico superiore con evidenziati i resti strutturali e la distribuzione dei materiali tornita e dipinta di ispirazione egea, rinvenuta nei
comunque di notevole interesse in quanto l’in-
archeologici messi in luce. livelli antropici superiori;
sieme dei reperti rinvenuti sembra attestare la
frequentazione dell’area per circa mille anni, a Monteroduni (loc. Paradiso): grandi olle rotte in
partire dalla fine del III millennio. posto rinvenute nei livelli antropici superiori
Gli scavi nell’insediamento dell’età del
Bronzo della Rocca di Oratino sono iniziati
due anni dopo quelli di Monteroduni e sono
tuttora in corso. Il sito preistorico, individuato
diversi anni fa da un saggio condotto dal prof.
G. De Benedittis, è in parte interessato da pre-
senze successive, di età classica e medievale.
Nell’area prescelta per lo scavo, posta alla base
meridionale dell’emergenza naturale su cui
sorge la Rocca medievale, tali presenze sono
marginali ed è stato quindi possibile esplorare
l’insediamento dell’età del Bronzo su una su-
perficie relativamente ampia. Il deposito ar- 2 cm
cheologico, di cui non si è ancora raggiunta la

zare che le piccole comunità delle aree interne sito al disotto di un ulteriore strato di traverti-
avessero una capacità economica più elevata no, hanno consentito di individuare un livello
di quanto in genere non si pensi, probabilmen- più antico che, privo di elementi strutturali
te connessa all’allevamento e ai prodotti che si riconoscibili, ha restituito manufatti in pietra
ricavavano dagli animali. Inoltre, pur essen- scheggiata e materiali ceramici molto fram-
do presumibilmente prive di forme interne mentari che coprono l’intero arco temporale
di stratificazione sociale in rapporto alla loro dell’età del Bronzo. Il fenomeno sembra da
bassa entità demografica, esse avevano esigen- interpretare in relazione a una situazione di
ze di conservazione di una certa quantità di moderato trascinamento dei manufatti stessi
prodotti agricoli, senza che questo implicasse a opera dello scorrimento delle acque super-
forme di centralizzazione e redistribuzione. ficiali che in quest’area confluivano. Non si
Saggi in profondità, effettuati nel medesimo avrebbero, quindi, testimonianze in situ di un

24 25
1.
Oratino – La Rocca
Materiali ceramici dai livelli dell’età del Bronzo

2.

base, ha un consistente spessore. I livelli fino- In alto:


ra esplorati sembrano comunque tutti riferibi- Dolii in ceramica di impasto di ispirazione egea.
li a un momento avanzato del Bronzo Recente
(indicativamente XII secolo a.C., contempo- parazione, la trasformazione ed il consumo in-
ranei quindi alla struttura di Monteroduni dividuale e collettivo di vari generi di sostanze
– loc. Paradiso), benché siano stati rinvenuti alimentari. Abbondanti sono i reperti vegeta-
anche materiali che fanno ipotizzare un ini- li, sia sotto forma di semi che di carboni, e le
zio precedente di occupazione del sito sempre ossa di animali. Frumento, farro e orzo (forse
nell’ambito dell’età del Bronzo. Sembra quindi utilizzato per ottenere la birra) sono i cereali
che l’insediamento abbia avuto una lunga du- maggiormente documentati, mentre tra i le-
rata o sia stato interessato da episodi ripetuti gumi, attestati in misura minore (forse per il
di occupazione, probabilmente connessi alla diverso tipo di trattamento), predomina la fa-
posizione particolare del luogo, che domina vetta. Sono presenti anche alcuni semi di Vitis
il corso del Biferno. Si auspica che la prosecu- vinifera. Tra i reperti antracologici prevalgo-
zione degli scavi possa consentire di chiarire no quelli di querce caducifoglie, presumibil-
questo punto. mente legati all’uso del relativo legno come
I livelli superiori sono interessati dalla pre- combustibile. Tra i resti di animali domestici
senza di diverse piastre di cottura, più volte ri- sembrano prevalere quelli dei caprovini, che
fatte nello stesso punto. Si può quindi pensare raggiungono circa il 35% del campione, seguiti
che, nel momento più recente di vita dell’inse- dai suini e dai bovini, che si collocano poco al
diamento, l’area oggetto di indagine fosse de- di sotto del 20%. La diversa resa in carne di
stinata ad attività collettive: l’analisi funziona- queste specie ovviamente modifica il reale ap-
le dei manufatti ceramici rinvenuti e lo studio porto alimentare, dove i bovini divengono net-
dei resti archeozoologici e paleobotanici ha tamente prevalenti. Una certa incidenza ha la
infatti permesso di ricostruire le attività do- caccia (circa il 27% dei resti ossei), nel cui am-
mestiche all’aperto qui praticate, quale la pre- bito predomina il cervo, seguito dal cinghiale.

26 27
In basso: tura a tumulo (struttura 6). Quest’ultima è sta-
Oratino – La Rocca Oratino – La Rocca. ta individuata nell’ultima campagna di scavo
Esempio di distribuzione spaziale e analisi funzionale dei manufatti per uno dei piani di frequentazione legati ad Collocazione topografica del sito. e dovrà essere meglio definita. La funzione
attività di preparazione/trasformazione e consumo del cibo.
delle strutture murarie citate è anch’essa da
La selezione delle parti scheletriche attestate definire: tra le ipotesi più probabili quella che
fa ritenere che si svolgesse lì anche la macella- si tratti di opere di terrazzamento oppure di
zione degli animali. Si hanno anche tracce di fortificazione. Resta infine sostanzialmente
lavorazione sul posto del corno di cervo. da scavare tutta la depressione artificiale, che
Tali livelli coprono due piccole strutture sembra avere una forma ovaleggiante e dimen-
ovali scavate in profondità nel banco argil- sioni leggermente inferiori rispetto a quella di
loso (struttura 1 e struttura 2), due strutture Monteroduni, ma una profondità sicuramente
murarie di grandi dimensioni (struttura 4 e maggiore. Essa potrebbe essere stata destina-
struttura 5), in pietrame a secco, realizzate ta ad attività di combustione, data la notevole
in due momenti successivi, il riempimento di presenza di lembi di terreno bruciato e con-
un’ampia depressione artificiale (struttura 3) cotto nella porzione già messa in luce. È pre-
e parte di quella che sembra essere una strut- sumibile che sia stata realizzata in una fase

28 29
precedente il Bronzo Recente, ma i problemi loro volta gli elementi stilistici documentati si
Oratino – La Rocca connessi sia con l’aspetto cronologico che con ricollegano anche con contesti dell’Abruzzo,
Pianta dell’area di scavo con l’indicazione delle strutture citate nel testo.
quello della sua funzione originaria, potranno della Puglia settentrionale, del Lazio e presu-
essere affrontati e chiariti solo dopo che sarà mibilmente della Campania settentrionale (i
stata interamente messa in luce. dati sono attualmente scarsi per questo perio-
I due siti esplorati, soprattutto per quel che do in tale area).
riguarda la fase attualmente meglio documen- Il fenomeno si collega probabilmente sia
tata per entrambi (un momento avanzato del con forme di spostamento stagionale di capro-
Bronzo Recente, XII secolo a.C.), mostrano vini e bovini su breve distanza (il cui scopo era
numerose affinità nelle produzioni ceramiche sfruttare le differenze altimetriche), sia con
ed è quindi probabile che i contatti tra le due attività di scambio, grazie alle quali, come si è
aree interne (l’alta valle del Volturno e l’alta visto, le comunità dell’interno non risultavano
valle del Biferno) fossero piuttosto stretti. A del tutto isolate.

Bibliografia
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sulla Preistoria Protostoria e Storia della Daunia, San Severo, 2005, Centro Grafico Francescano, Foggia, 189-
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D’Oronzo C. & Fiorentino G. (2008): Le analisi archeobotaniche nel sito dell’età del Bronzo di Oratino (CB)
loc. La Rocca: implicazioni paleo-economiche, paleoecologiche e modalità di funzionamento delle strutture
pirotecniche. Atti del 28° Convegno Nazionale sulla Preistoria Protostoria e Storia della Daunia, San Severo,
2007, Centro Grafico Francescano, Foggia, 275-298.

Recchia G., Copat V. & Danesi M. (2008): L’uso dello spazio nell’insediamento subappenninico di Oratino:
nota preliminare. Atti del 28° Convegno Nazionale sulla Preistoria Protostoria e Storia della Daunia, San Seve-
ro, 2007, Centro Grafico Francescano, Foggia, 251-274.

Recchia G., De Dominicis A. & Ruggini C. (2006): Monteroduni – loc. Paradiso (IS): nuovi dati sull’occupazione
del sito. Atti del 26° Convegno Nazionale sulla Preistoria Protostoria e Storia della Daunia, San Severo, 2005,
Centro Grafico Francescano, Foggia, 171-188.

30 31
Pietrabbondante:
la domus publica del santuario di Adriano La Regina - Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte - Roma

C on la campagna di scavo eseguita a Pietrabbondante nel 2009


si è riportata in luce nella sua interezza la grande costruzione
adiacente al complesso monumentale del tempio con il teatro.

Veduta del teatro dalla cavea

32 33
Fin dal momento della scoperta, avvenuta L’edificio occupa gran parte di una terrazza, nelle dimore lussuose racchiude il giardino In alto:
nel 2002 con un saggio che individuò l’im- lunga circa 110 metri, che si estende sul ver- privato. Tra il muro di recinzione del tempio Tempio e teatro; sulla sinistra la domus publica
(foto L. Scaroina)
pluvio, si comprese che l’edificio, una casa ad sante occidentale del santuario con il quale e la parete frontale della casa vi era uno spazio
atrio, poteva essere la domus publica del luogo comunica attraverso un’apertura nel muro di libero di oltre 33 metri. La parte residenziale
sacro. La prosecuzione delle ricerche rivelò recinzione. L’area della terrazza è delimitata a dell’edificio segue lo schema canonico della
che la casa, costruita verso la fine del II seco- monte dal declivio su cui è ricavata e sul lato casa con atrio, alae e tablino. Contrapposta
lo a. C. e quindi contemporanea al tempio, ri- esterno da un muro in grossi blocchi di pietra al tablino è una grande aula fiancheggiata da
produceva solamente in parte il modello della costruito per il contenimento del terreno. La ambienti con essa funzionalmente collegati.
residenza aristocratica romano-italica d’età domus ha un’ampiezza complessiva di quasi I servizi di cucina occupavano tre ambienti
repubblicana, al punto da rappresentare una 70 metri, e una superficie di circa 1260 metri dell’annesso portico e una stanza di passaggio
tipologia del tutto originale, incompatibile con quadrati; se si considerano anche le pertinen- ove venivano sistemate le vivande pronte per
una destinazione privata. Le indagini arche- ze esterne, cioè gli alloggi per gli schiavi e le essere servite nella grande aula. La cucina si
ologiche di Pietrabbondante ci restituiscono aree non coperte, la superficie complessiva è di apriva anche sulla navata esterna del portico.
così il primo esempio di domus publica chiara- 3140 metri quadrati. Nella parte posteriore la Tra la casa ed il retrostante muro di conteni-
mente riconoscibile, documentandone le pe- casa è dotata di un portico a due navate in luo- mento del terreno verso la montagna vi erano
culiarità architettoniche e funzionali. go del peristilio, il portico quadrangolare che gli alloggi per gli schiavi, una serie di celle qua-

34 35
A sinistra: Quando questo operava per commissioni si ri-
Teatro e tempio retrostante; sullo sfondo la vetta univa all’interno di edifici sacri, ed è da sup-
fortificata del Monte Saraceno; porre che anche a quest’uso fossero adibite le
In basso: celle del tempio collegato al teatro. La grande
Domus publica: oggetti votivi nella navata interna aula retrostante il tablino nella domus di Pie-
del portico trabbondante costituisce il primo esempio di
curia sacerdotale. Non sono infatti identifica-
ni ufficiali del senato. La parte inferiore della te la curia Acculeia, la curia Calabra e la curia
cavea non ha in effetti una vera e propria proe- Saliorum di Roma; è possibile che la prima di
dria, la prima fila di sedili destinati a magistra- queste si trovasse alle pendici del Palatino,
ti e sacerdoti, come di solito avveniva nei teatri verso il Foro, nel sito poi occupato dall’orato-
adibiti solo ad usi scenici, ma è costituita da rio dei Quaranta Martiri, di cui non conoscia-
ben tre ordini di sedili con spalliera riservati a mo comunque l’aspetto di epoca repubblicana.
personaggi del medesimo rango, complessiva- La domus poteva costituire la sede del som-
mente per circa 160-180 posti. Il senato poteva mo magistrato dello stato sannitico nelle oc-
riunirsi solamente in luoghi “inaugurati”, co- casioni in cui egli esercitava sul posto le pro-
stituiti come templa mediante la pratica della prie funzioni pubbliche. Questi era il meddís
disciplina augurale. D’altra parte ogni luogo túvtíks, magistrato annuale, unico, che detene-
inaugurato poteva ospitare attività del senato. va i più elevati poteri pubblici, giurisdizionali
drangolari dotate di focolari. Il rifornimento doni per l’esposizione di oggetti depositati ex
idrico era assicurato da una sorgente, a monte voto; aveva infine ambienti chiusi per la custo-
dell’edificio, da cui l’acqua fluiva attraverso un dia di cose preziose e la cucina per la prepa-
fosso tuttora esistente, anticamente regolato razione di banchetti che si tenevano sia nella
in modo da fornire alla casa acqua corrente e casa, e in particolare nella grande aula, sia nel
da consentire la formazione di riserve in una portico. Un allineamento di cinque colonne di-
cisterna per i periodi di siccità. videva la navata interna del portico da quella
Le novità sotto il profilo della tipologia edili- esterna; quest’ultima si apriva sullo spazio an-
zia sono dunque due, e riguardano entrambe la tistante attraverso un colonnato che occupava
parte posteriore dell’edificio: l’una è costituita la sua intera estensione; al posto della colonna
dal portico rettilineo, il cui colonnato si apriva centrale vi era tuttavia un pozzo rituale, non
su un’area pubblica, laddove nelle domus pri- ancora esplorato.
vate si trovava il giardino chiuso; l’altra novità L’aula rettangolare retrostante il tablino
consiste nell’ampia aula prospiciente l’area su doveva essere una curia, cioè l’ambiente de-
cui si affacciava anche il portico. Le funzio- stinato alle attività di un collegio sacerdotale
ni a cui erano destinati questi spazi rivelano ed ai relativi conviti rituali che si tenevano nei
il carattere pubblico e sacrale dell’edificio. Il giorni di festa. Sappiamo da Varrone che vi
portico era infatti usato per lo svolgimento di erano due generi di curie: nelle une i sacerdoti
attività religiose, come dimostra la presenza si occupavano di questioni divine, nelle altre
di altari, dediche e doni votivi nella navata in- il senato di affari umani. D’altronde il senato,
terna; questa comprendeva anche un piccolo quando era convocato nel santuario di Pie-
ambiente dedicato al culto di una divinità, il trabbondante, aveva come luogo di assemblea
sacrarium di Ops Consiva, di cui è stata trovata plenaria il teatro. La connessione con il tempio
la dedica all’interno del portico. Questo aveva rivela infatti non solo la sacralità dell’edificio,
lungo il muro una serie di banconi a due gra- ma anche il suo impiego come sede di riunio-

36 37
A sinistra: demandate all’edificio adiacente al santuario.
Domus publica: pavimento della prima fase Nella regia di Roma erano ospitati i sacraria
di Marte e di Ops Consiva, proprio come nella
scrizione in Varrone, edificata nell’anno 435 domus di Pietrabbondante vi è il sacrarium di
a. C. fuori del pomerio nel Campo Marzio. Vi Ops Consiva. Abbiamo così anche un concreto
si tenevano le operazioni di censimento, della esempio di cosa fosse in realtà un sacrarium.
leva militare e dell’ispezione delle armi. Cen- I caratteri dell’edificio che consentono di
sori e consoli se ne servivano quindi in queste riconoscere la sua destinazione pubblica e
particolari occasioni; inoltre vi alloggiavano i sacrale sono in primo luogo il portico conte-
comandanti prima del trionfo e gli ambascia- nente gli altari, i doni votivi ed il sacrarium,
tori stranieri. Le funzioni relative alla sfera re- poi la connessione diretta con il tempio e il
ligiosa a cui era destinata a Roma la domus pu- teatro, in un rapporto non diverso da quello
blica, e parte di quelle rimaste nell’antica reg- della domus publica di Roma con il santuario
gia, la domus regia, a Pietrabbondante erano di Vesta, e infine la presenza della grande aula

Santuario e Domus publica


a) Santuario e domus publica (elaborazione grafica: P. Iadisernia e D. Quaranta, 2009)
b) Domus publica, schema planimetrico (elaborazione grafica: P. Iadisernia e D. Quaranta, 2009)
a.

e militari, e che rappresentava il popolo negli indagini nelle aree ancora inesplorate tra i due
atti con la divinità, come è dimostrato dalla de- templi. La presenza del meddix tuticus a Pie-
dicatio del tempio minore di Pietrabbondante. trabbondante è comunque attestata da buona
Il meddís túvtíks, che i Romani designavano parte delle iscrizioni in lingua osca ivi rinve-
con il nome di meddix tuticus, era dotato di nute. Fino a questo momento non vi è peraltro
imperium e poteva essere acclamato embratur, documentata la presenza di altre cariche pub-
imperator, acquisendo così il diritto di eserci- bliche per l’affidamento e l’approvazione di
tare il trionfo, come i comandanti dell’eserci- attività edilizie o in dediche religiose, se non,
to romano. Egli aveva la facoltà di convocare forse, quella di due comandanti che depon-
il senato per proporre deliberazioni di spesa gono insieme un dono alla Vittoria durante la b.
pubblica, di cui era esecutore; poteva inoltre guerra sociale.
affidare autonomamente opere pubbliche e La domus publica di Roma, presso il Foro,
collaudarle. Il meddix tuticus era infine il ma- è nota dalle fonti ma è appena identificabile
gistrato che con il proprio nome consentiva di nella sua posizione e comunque non è ricono-
individuare l’anno in cui aveva tenuto la cari- scibile nei suoi aspetti architettonici, attestati
ca, così che l’elenco dei meddices tutici che si solamente da lacerti murari. Fu creata in età
erano succeduti nel corso del tempo costitu- repubblicana per sostituire in parte la domus
iva la cronologia ufficiale dello stato, proprio regia e divenne la sede del pontefice massimo
come avveniva a Roma con i fasti consolari. fino all’epoca di Augusto. Importanti funzioni
Per avere la certezza che la domus fosse anche pubbliche non espletabili al centro della città
la sede temporanea del meddix tuticus, come per l’esigenza di grandi spazi erano attribuite
è probabile, saranno tuttavia necessarie altre alla villa publica, di cui abbiamo una bella de-

38 39
prospiciente l’area pubblica su cui si attestava Pompei era intesa nel senso generico di ‘edi-
anche il portico. Conosciamo la definizione di ficio pubblico’ ed era riferita ad una tipologia
domus publica in lingua osca, documentata a del tutto diversa da quella della casa ad atrio.
Pompei. Un’iscrizione dipinta sul muro ester- L’edificio era stato infatti variamente identifi-
no di una casa dava agli abitanti di quella parte cato, per esempio anche con la ‘Palestra san-
della città indicazioni sul luogo di raduno per nitica’, senza immaginare alcun collegamento
la difesa delle mura durante la guerra sociale: con una funzione specifica analoga a quella
‘alla casa pubblica presso il tempio di Miner- della domus publica del Foro a Roma. Ora pos-
va’. La domus publica compare in caso ablativo siamo identificare la domus publica di Pompei
come tríbud túv(tikad). Prima della scoperta con la Casa dell’Imperatore Giuseppe II, o
di Pietrabbondante la definizione attestata a Casa di Fusco, un edificio di età repubblicana

Pompei
Individuazione della domus publica di Pompei sulla pianta di H. Eschenbach, 1970.

che si trova a cavallo delle mura della città ed In alto:


a ridosso del santuario di Minerva, il cosiddet- Domus publica: sacrario nella navata interna del
to Foro triangolare. Peraltro anche a Pietrab- portico
bondante un’iscrizione mutila contiene il ter-
mine trííb[...], in cui si può forse riconoscere rennae, di cui può essere considerata una di-
un riferimento proprio alla domus publica. Le retta pertinenza. Sulla base di questi risultati è
ripercussioni della scoperta di Pietrabbon- quindi probabile che anche in altri santuari si
dante vanno però anche oltre: consentono ad possano ora riconoscere edifici di questo tipo
esempio di dimostrare che la casa rinvenuta destinati all’espletamento di funzioni connes-
nell’area dell’Auditorio, a Roma presso la via se con il culto.
Flaminia, non è una struttura privata sorta con La casa di Pietrabbondante perse la sua fun-
finalità produttive in un’area agricola, come si zione originaria quando, dopo gli ultimi svi-
è sostenuto finora, ma un edificio pubblico di luppi della guerra sociale, il santuario cessò
carattere sacro. Doveva infatti essere sede di di essere sede di culto pubblico della nazione
conviti rituali in occasione di festività religio- sannitica. L’intero complesso non presenta
se. Questa costruzione, che si evolve nel tempo tuttavia tracce di devastazioni avvenute du-
secondo il modello della casa ad atrio, è dotata rante quel conflitto; sembra anzi che le strut-
di un edificio di culto aperto verso l’esterno, ture monumentali siano state rispettate e cu-
e si trova in prossimità del nemus Annae Pe- stodite, sia pure senza notevoli interventi di

40 41
A sinistra: corso del III secolo l’area circostante il tempio
Domus publica: impluvio viene impiegata per sepolture.
(foto L. Scaroina)
La scoperta della domus publica rende anco-
ra più evidente il ruolo particolare svolto dal
da Antonio per pagare le sue legioni. È questo santuario di Pietrabbondante nel contesto del-
il periodo in cui la domus viene in proprietà ai lo stato sannitico, quindi fino alla guerra socia-
Socelli, ex militari, di cui abbiamo il mausoleo, le ed alle ultime resistenze nel Sannio, che si
l’unico di Pietrabbondante. Assegnazioni di protrassero per alcuni anni. Dobbiamo ricono-
terre a militari furono fatte anche in località scere ormai con ogni certezza nel complesso
vicine: ad Arco, per esempio, ove un Munatius monumentale di Pietrabbondante il santuario
ebbe una proprietà, ed anche un monumento nazionale dei Samnites Pentri. Una dedica a
funerario; e così anche a Cerreto di Vastogirar- Victoria e due ad Ops Consiva, le personifica-
di, ove si trovano alcuni Papii, anch’essi vete- zioni della potenza militare e dell’abbondan-
rani di Azio. L’ormai vecchia e cadente domus za, ci restituiscono i nomi di due delle divinità
publica di Pietrabbondante si trasforma nella venerate nel tempio a tre celle; la terza resta
residenza della gens Socellia, che la ristruttu- ancora sconosciuta, ma l’associazione di Ops a
ra per condurre sul posto attività produttive, Mars nella regia di Roma induce a pensare che
lasciando invece in abbandono il portico nel potrebbe trattarsi, forse, proprio di Mamerte,
frattempo crollato. Da questo momento viene il Marte sannitico.
interrotto il collegamento della domus con il Durante i restauri del teatro di Pietrabbondante, eseguiti
santuario mediante la chiusura del varco che dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise,
attraversa il muro di recinzione. Questo signi- furono svolte ricerche che nel 2002 condussero al ritro-
manutenzione, in attesa di determinazioni da presenza di Gaio Stazio Claro, noto da Appia- fica che l’area del tempio e del teatro rimane vamento della domus publica del santuario. Le successive
indagini, promosse dal Comune di Pietrabbondante, sono
parte della nuova amministrazione romana; no come Stazio Sannita, che aveva contribuito ancora per qualche tempo sotto il controllo
state finanziate dalla Regione Molise e condotte dalla So-
sembra che anche le attività cultuali siano sta- all’erezione del grande tempio, e che dopo aver pubblico, anche se in pieno decadimento. Agli printendenza con la collaborazione dell’Istituto Nazionale
te mantenute per qualche tempo su scala loca- aiutato gli insorti italici durante le prime fasi inizi del I secolo d.C. cominciano infatti a crol- di Archeologia e Storia dell’Arte. Vi hanno partecipato nu-
le, alla stregua dei santuari minori di interesse della guerra sociale passò dalla parte di Silla, lare le decorazioni in terracotta del tetto. Nel merosi studenti di diverse università.
paganico. Le devastazioni sillane nel Sannio che lo chiamò a far parte del senato romano.
sono un’invenzione moderna, che non trova Il periodo di transizione, dopo la cessazione Bibliografia
particolari riscontri archeologici negli edifici dello stato sannitico, deve essere durato a lun- Brelich A. (1949): Die geheime Schutzgottheit von Rom, Rhein-Verlag, Zürich.
pubblici, nei santuari e nelle abitazioni, quali go, almeno cinquant’anni, ossia il tempo che fu Carandini A. (a cura di) (2006): La fattoria e la villa dell’Auditorium nel Quartiere Flaminio di Roma, L’Erma di
si trovano invece frequentemente per il perio- necessario per la riorganizzazione dei territori Bretschneider, Roma.
do della guerra annibalica. Il luogo comune immessi nello stato romano in tutta la penisola Eschenbach H. (1970): Die städtebauliche Entwicklung des antiken Pompeji, Heidelberg.
delle radicali distruzioni avvenute durante la italiana dopo la guerra sociale, e per la costitu- La Regina A. (1976): Il Sannio, Hellenismus in Mittelitalien, Kolloquium in Göttingen 1974, Abhandlungen der
guerra sociale ha origine dal fraintendimento zione dei municipi, che nel Sannio ebbe luogo Akademie der Wissenschaften in Göttingen, Philol.-Hist. Kl., 97/1, Vandenhoeck & Ruprecht in Göttingen, I,
219-254;
delle notizie riguardanti la spietata condotta nell’età di Cesare. Con la fine delle guerre ci-
(1966) Rhein. Mus. 109: www.rhm.uni-koeln.de/109/La-Regina.pdf
di Silla nei confronti dei suoi nemici, tra i quali vili, per fare fronte ai gravi problemi sociali e (2006) INASA: www.inasa-roma.it/ricerca.html
vi era buona parte dell’aristocrazia e della for- per favorire la concordia civile, si creò la pres- Pouthier P. (1981): Ops et la conception divine de l’abondance dans la religion romaine jusqu’à la mort d’Augu-
za militare sannitica. Migliaia di prigionieri sante esigenza di assegnare terre ai veterani ste, BEFAR 242, Roma.
furono giustiziati a Roma, nella villa publica delle legioni di Augusto e di Antonio. In un Rix H. (2002): Sabellische Texte, Universitätsverlag C. Winter, Heidelberg.
dopo la battaglia di Porta Collina, e quelli che momento posteriore alla battaglia di Azio un Steinby E. M. (1993-2000): Lexicon Topographicum Urbis Romae, voll. I-VI, Edizioni Quasar, Roma.
non erano stati catturati furono proscritti; ma reduce alloggiò in uno degli ambienti del por-
Piranomonte M. (2001), Annae Perennae Nemus, in Lexicon Topographicum Urbis Romae, Suburbium, vol. I,
questo non riguardò tutti i Sanniti. Proprio tico a sinistra del tempio di Pietrabbondante, 59-63, Edizioni Quasar, Roma.
a Pietrabbondante, infatti, è documentata la nascondendovi un tesoretto di denari coniati

42 43
i feudi di
Clusanum
e Viperam
Insediamenti fortificati medievali scomparsi
nel territorio di Gambatesa
di Maria Teresa Lembo


L a città è il quadro espressivo della cultura e della civiltà…
nella quale la storia si materializza nelle pietre e negli
edifici…nelle strade e nelle case” (Piccinato, 1978)

I castelli, le torri, i palazzi di origine medie- irregolari, e di Vipera (Viperam, Guiperanum) secondo una leggenda, San Barbato, vescovo lo pezzo mangiandolo secondo un rito empio.
vale che costellano gli abitati e punteggiano di cui è rimasto soltanto il toponimo “Toppo di Benevento vissuto nel VII secolo, fece sra- Il vescovo stesso abbatté l’albero sacro e ne
il territorio molisano, si rivelano una compo- della Vipera”, coincidente con una località nei dicare l’albero di noce intorno al quale i Lon- strappò le radici facendo costruire al suo po-
nente essenziale dello scenario architettonico pressi di Gambatesa, nelle vicinanze del tor- gobardi erano soliti adorare una vipera d’oro sto una chiesa, chiamata Santa Maria in Voto e,
e del paesaggio della regione. Queste strutture rente Succida, va fatta risalire probabilmente (forse alata, o con due teste) chiamata Anfisbe- grazie alla collaborazione della duchessa Teo-
costituiscono il segno fisico delle esigenze di- all’epoca longobarda. na, molto simile all’Ouroboros, serpente che si dorada, fece fondere il simulacro d’oro della
fensive e militari, ma anche l’espressione ma- Il nome “Chiusano” deriverebbe dal lati- morde la coda, simbolo gnostico dell’infinito, vipera ottenendone un calice sacro.
teriale e simbolica dei processi di affermazio- no clausus che vuol dire chiuso, oppure da della sintesi tra il bene e il male e dell’eterno Relitti toponomastici si ritrovano a valle del
ne dei poteri feudali e signorili e di accentra- “chiusa” che indicherebbe alcune zone costi- ritorno. In onore di Wotan, padre degli dèi, i colle della Vipera nel luogo oggi denominato
mento abitativo che diedero vita al fenomeno tuite da boschi di alto fusto, ma anche topo- guerrieri erano soliti sospendere ad un albe- S. Barbato.
dell’incastellamento. nimo fondiario, costruito col suffisso –anus ro sacro una pelle di animale; tutti coloro che Durante la dominazione longobarda, nel pe-
Nel territorio di Gambatesa, l’origine degli sul nome gentilizio romano Clusius; mentre lì si erano riuniti, voltando le spalle all’albero, riodo compreso tra il IX e il X secolo, le cro-
abitati di Chiusano (Clusanum), situato sulla “toppo” significherebbe cima, sommità, colle; spronavano a sangue i cavalli e si lanciavano in nache del tempo rappresentano il paesaggio
sommità chiamata localmente “Terravecchia”, di conseguenza “Toppo della Vipera” equivar- una cavalcata cercando di superarsi a vicenda. come un territorio reso selvatico dalla bosca-
nell’attuale bosco Chiusano, di cui non resta- rebbe a Colle della Vipera. Il termine “Vipera” Ad un certo punto della corsa, girando i cavalli In alto:
no che pochi ruderi costituiti da blocchi poco è probabile che sia scaturito dal culto della all’indietro, cercavano di afferrare la pelle con Pianta del feudo prediale di S. Maria della Vittoria,
lavorati di pietra locale messi in opera in filari vipera molto diffuso tra i Longobardi. Infatti, le mani e, raggiuntala, ne staccavano un picco- Platea Orsini, 1714 (Archivio parrocchiale di Gambatesa)

44 45
In basso: ricollegarsi al fattore difensivo e quindi al tipo se, “s’incominciarono ad edificare castella in
Rupe di Terravecchia, antica Clusanum, nel bosco di agglomerato urbano altomedievale, da alcu- luogo di tuguri, cui si applicarono i nomi de-
di Gambatesa detto di Chiusano ni chiamato borgo-forte, da altri castrum. sunti dai luoghi dove erano posti…Castella et
(foto: G. Lembo)
Anche il Duby afferma che “col nome italia- villis aedificare coeperunt, quibus ex locorum
Nell’altra pagina no d’incastellamento, Toubert descrive il pro- vocabulis nomina indiderunt…”.
“Aufisbena”, vipera a due teste, il cui culto era
cesso che, tra X e XI secolo, fece raggruppare Altri autori, invece, fanno risalire l’appari-
molto diffuso presso i Longobardi (web)
le cellule familiari. Queste, che erano sparse zione dei castra già nel paesaggio preurbano
glia e desolato di uomini a causa delle incur- nella pianura, si unirono definitivamente, per dei secoli VII-IX, nonostante essi avessero la
sioni barbariche e delle guerre: “…si vedevano lo più costrette dal potere, in un agglomerato funzione di piccoli centri artigianali o di ser-
per tutto danni sì eccessivi, e rovine sì orrende, generalmente situato sulle alture, dall’aspetto vizio; ma è nel corso del X secolo che i castra
che per lo più i luoghi giacevano abbandonati di fortezza, centro di un territorio di nuova co- assunsero un ruolo sempre più preponderante
e deserti, ed in quei, ch’erano abitanti, non era stituzione. Le case, fino ad allora sparpaglia- all’interno dell’ambito territoriale, in quan-
altro, che dolorosa afflizione e confusione…; te, si sarebbero raccolte in un’area, circondata to, in seguito alle numerose guerre interne
la vita ristagnava nei miseri agglomerati rura- talvolta da una cinta e spesso dotata di uno ed esterne alla regione, divennero dei veri e
li posti al centro di campagne vuote e deserte statuto giuridico particolare…Il nucleo della propri luoghi di rifugio-difesa per numerose
dove ormai le vigne erano senza operai, i cam- nuova cellula divenne il castrum, il castello, la comunità contadine bisognose di protezione.
pi senza coloni, i giardini senza frutti, i monti torre. Al centro dello spazio che domina, que- Sotto il profilo più strettamente socio-politi-
senza animali…”. sto edificio è, nello stesso tempo, la sede e il co, i castra divennero non soltanto luoghi di
La guerra tra i signori locali comportò, da potere di coercizione, del dovere di protegge- controllo delle zone circostanti, ma anche un
parte delle popolazioni rurali, esposte più di re, del diritto di comandare e di punire…”. mezzo attraverso il quale poter infondere sog-
ogni altro a continue depredazioni, la necessi- Scrive il Trotta che “…tutte le nuove borgate gezione nelle popolazioni dipendenti, obbli- la popolazione; per questo, il tipo di abitazione
tà di stringersi intorno a qualcuno che potesse del Molise sorsero tra la fine del dominio lon- gate a prestare omaggi e tributi. Sul piano più più diffuso fu costituito dalla capanna semin-
garantire loro una protezione. L’origine degli gobardo e l’inizio di quello dei Normanni” ed strettamente architettonico, i castra furono terrata, fatta di terra, fango e sterco con tetto
insediamenti di Chiusano e Vipera può forse aggiunge che, secondo la Cronaca Volturnen- caratterizzati da strutture molto essenziali ed di paglia o rami e fronde; i pavimenti furono
elementari e talmente precarie da offrire una realizzati in terra battuta, mentre i muri, edifi-
difesa instabile. Tutte le opere edilizie, infatti, cati in terra e legno, delimitavano, quasi sem-
furono realizzate in legno o in materiali affini pre, spazi molto angusti.
facilmente asportabili nel corso delle frequen- Non meno interessante fu, in questo perio-
ti alluvioni o attaccabili dal fuoco durante le do, il ruolo svolto da alcune strutture ecclesia-
continue guerre. La torre, posta al centro del stiche operanti, nel corso del X secolo, in tutto
recinto, era piuttosto alta e stretta ed aveva il territorio. In molte località, come Chiusano
l’ingresso molto rialzato da terra per evitare e Vipera, è probabile che le popolazioni rurali
sfondamenti con arieti; al suo interno erano preferirono trovare riparo anche presso mo-
ubicati i soli ambienti indispensabili alla vita nasteri o chiese, capaci di offrire loro una pro-
militare, tra cui i magazzini delle guardie, la tezione più efficace di quella dei signori laici.
sala comune ad uso di refettorio o corte di giu- In seguito alle continue incursioni saracene,
stizia e l’abitazione del signore. Con l’aumen- questi centri religiosi assursero a ruolo di poli
tare delle esigenze organizzative ed abitative, di aggregazione: le chiese rurali, come quelle
intorno alla torre, furono aggiunti altri corpi di poste fuori le mura, divennero gli elementi pri-
fabbrica che resero possibile ospitare un nu- mari intorno ai quali si formarono agglomerati
mero sempre crescente di vassalli, ed offrire di case. I monasteri benedettini incentivarono
una maggiore difesa. All’esterno del recinto, il formarsi di comunità monacali i cui compi-
la tipologia insediativa e l’habitat risentirono ti e i cui scopi furono apertamente sociali. Le
fortemente delle misere condizioni sociali del- varie “celle benedettine” divennero ben pre-

46 47
A sinistra:
Località “Toppo della Vipera” nei pressi
di Gambatesa (foto: G. Lembo)

In questa pagina, dall’alto:


Pianta della Chiesa di S. Maria di Chiusanella,
Platea Orsini, 1714 (Archivio parrocchiale di Gambatesa);
Pianta del Bosco di Chiusano, rilevata dall’agri-
mensore A. De Crescentiis nel 1812
(Archivio comunale di Gambatesa)

La stessa località è citata nel Registrum di


Pietro Diacono allorquando Nebulone, indica-
to quale Comes de Castro Vipera, nel settembre
del 1070 e con successivo diploma dell’otto-
bre del 1072, dona il monastero intitolato a S.
Eustasio (o Eustachio) di Toppo della Vipera,
all’abate Desiderio del Monastero di Monte-
cassino.
Nel Chronicon Vulturnense, la cui stesura è
collocata tra il 1119 e il 1124 ad opera del mona-
co Giovanni di S. Vincenzo al Volturno, viene
più volte citata la “cellam Sancti Petri de Vipera
sto il fulcro di numerosi ambiti territoriali nei bulone fu con tutta probabilità primo feudata- cum ipso casale quod dicitur Leoni”. In questo
quali si raccolse un numero vario di curtis e di rio di Ponte, di Castel Vipera e di Cercemag- contesto la parola “cella” indicherebbe una
casali, e al tempo stesso, punti di attrazione e giore, non essendo altro nome citato negli atti residenza isolata di un gruppo di monaci o di
coesione per molte comunità rurali. Ecco per- dai discendenti del ceppo d’origine”. monache, dipendente da un’abbazia.
ché sempre più spesso le badie, specialmente Di Nebulone I si conoscono diversi atti fra Nel Catalogus Baronum, registro fatto com-
quelle poste sui grandi assi di comunicazione cui il primo redatto nel settembre dell’anno pilare dai sovrani normanni tra il 1150 e il 1168,
regionale, i tratturi, in questo caso il tratturo 1051 dal notaio Quiberto di Castelmagno in cui per effettuare una leva straordinaria dell’eser-
Castel di Sangro – Lucera, furono fondate da egli, con licenza e mandato da Roma, fonda e cito regio, si legge testualmente che “Bruna-
sovrani longobardi, in quanto, trovandosi “sul- dota di terre e beni il nuovo monastero di S. mons tenet Clusanum quod est feudum unius
le grandi strade del regno, giovavano, allora Maria in loco dicto Decorata alla presenza di militis et cum augmento obtulit milites duos
che le comunicazioni erano difficili e malsicu- diversi nobili e consanguinei normanni. Fra et servientes duos”. Questi era feudatario del
re, a mantenere l’unità e l’integrità di quello, o questi compaiono il Vescovo di Bojano, Ro- conte Filippo di Civitate di Clusanum ed obbli-
sorgevano ai confini di esso e servivano come bertum Buianensem Episcopus che riconosce, gato alla fornitura di un milite armato per ogni
sentinelle di difesa ed offesa nella guerra”. come consanguinem nostrum, il figlio Riccardo venti once d’oro di reddito. Inoltre, sempre nel
L’esistenza di Chiusano e di Vipera è attesta- signore di Riccia e Vipera, detto appunto “fi- Catalogus Baronum, è riportato: ”Robbertus de
ta da diverse fonti documentarie. lius meus qui erat dominus Laritiae, et Vipera, Ponte tenet Cericzam (Cercemaggiore), et Gui-
In una bolla dell’anno 818, il Papa Pasquale Rodolfo di Castelvetere…”. peram (Toppo della Vipera)…et predicta Ceric-
I conferma a Giosuè, abate del monastero di Nel 1059, Papa Nicola II, su richiesta za et Guiperanum sunt feuda quorum militum
San Vincenzo al Volturno, la proprietà di alcu- dell’abate Giovanni V, conferma al monastero et cum aumento obtulit milites quatuor, quibus
ni monasteri, celle e chiese, tra cui “S. Pietro in di San Vincenzo numerose chiese e monasteri predictis augmentum milites sex et servientes
Trite, in Vipera”. tra cui la “cella di San Pietro de Vipera con Ca- sex…”; ed ancora, “Benedictus de Vipera tenet
Per il periodo normanno si attesta che “Ne- sale Leoni”. Viperam a domino Nebulone de Ponte quod est

48 49
A destra:
“Carta generale per la parte in Molise del tratturo
di Motta che dalla fittola di Castel di Sangro
conduce a Palmori grande di Lucera”, in Tratturi,
tratturelli e riposi reintegrati in forza del Real
Decreto del 9 ottobre 1826
(Archivio comunale di Gambatesa)

pheudum unius militis...”. Anche il Ciarlanti af-


ferma che, nel 1211, Roberto De Ponte “posse-
dea li castelli della Vipera e di Chiosano”.
Alla fine del XII secolo Nebulone II conce-
de Castel Vipera ad un certo Benedetto, così
ricordato nel Catalogus Baronum: “Benedictus
de Vipera tenet Viperam a dominio Nebulone
De Ponte quod est pheudum unius militis”.
Il Catalogus Baronum documenta che i ca-
stelli erano i centri di altrettanti feudi tenuti,
nella maggior parte dei casi, da milites di ori-
gine normanna. Costoro traevano dai possessi
feudali non solo le risorse necessarie per for-
nire all’esercito del re un adeguato servizio
militare, ma anche quei mezzi che consenti-
vano loro di svolgere un regolare servizio di
guardia ai castelli di propria competenza. Se
in un primo tempo i castra determinarono una incendi, rimpiazzò ben presto le esili strutture Aprucii” nel 1248, per conto di Federico II, era na si interessò al rifacimento di tutte le fortifi-
forma urbana di tipo accentrato a scopi difen- lignee, ma richiese allo stesso tempo maggio- in possesso di alcune baronie che dovevano cazioni dei piccoli e grandi centri urbani ade-
sivi, successivamente consolidarono e incre- ri risorse in termini economici ed umani. Il contribuire alla riparazione del castello fede- guandole alle nuove esigenze militari. Le cinte
mentarono le loro primordiali forme urbane in “dongione normanno”, o mastio in pietra, è un riciano di Lesina: “Castrum Alesine potest re- murarie, i castelli preesistenti e quelli di nuova
quanto, trovandosi in corrispondenza di gran- manufatto militare costruito con planimetria parari per homines ipsius terre, item per homi- fondazione furono muniti di torri circolari co-
di assi di attraversamento cominciarono a pra- generalmente quadrata o rettangolare a tre nes Civitatis S. Leucii, baronie S.Helene, Cleuti, struite ad una distanza ravvicinata ed attrez-
ticare il commercio. In epoca normanna pos- piani e altezza variabile (15-20m) e con spes- Collis Torti, Macle, Ricie, Clusani, Vipere, Ce- zate per il tiro radente e piombante. Le torri
siamo distinguere le strutture castellari in due sore dei muri che diminuisce gradatamente lencie, Montis Rotani et baronie domini Riccar- furono dotate anche di una muratura a scarpa
differenti tipologie architettoniche, le “motte” verso l’alto. I solai in pietra erano spesso vol- di de Busso”. volta a rinforzare il muro alla base e capace di
e i “dongioni” legate a momenti storici diversi. tati (a crociera o a botte) e l’accesso al castello Inoltre nei Registri di Alessandro IV si legge far rimbalzare i sassi pesanti lanciati verso gli
La “motta” costituisce la prima forma di abi- avveniva al primo piano mediante un ponte le- che nel 1255 Rogerio de Parisio “dominio Ec- assalitori. In epoca angioina l’abitato di Vipera
tato fortificato, composto da una collinetta ar- vatoio per ovvie ragioni di sicurezza, mentre la clesiae redeunti et se submittenti, castra Castel- era ancora esistente; le Rationes Decimarum
tificiale in terra (motta), sovrastato da palizza- sommità dei muri presentava un coronamento lutii de Sclavis, s. Juliani, Petrae Montis Corvi- Italiae dei secoli XIII e XIV riportano il pa-
te lignee e circondato da un fossato culminan- merlato. ni, Clusanum,…concessionem de Dragonaria, a gamento di 3 tarì, corrispondenti all’imposta
te con una costruzione anch’essa lignea e forti- Nell’età sveva, Federico II ridusse le pro- Federico imperatore, Conrado et Manfredo aut straordinaria sulle rendite ecclesiastiche, “de-
ficata. Man mano che la conquista procedeva e prietà ecclesiastiche ordinanando al contem- aiis obtenta, confirmat et insuper castrum Ri- cima”, che il papato prelevava, con cadenza
prendeva corpo, i signori normanni iniziarono po l’abbattimento di tutte le fortificazioni che ziae concedit ei tanquam Ecclesiae infeudato…”. quasi regolare tra il XIII e XIV secolo, per il
a sostituire tali tipi di fortificazioni con altre rappresentavano un ostacolo al suo dominio Nel 1266 Carlo I d’Angiò, dopo gli esiti della finanziamento delle crociate o per altri parti-
più sicure e più stabili. La costruzione dei ca- conservando le sole proprietà demaniali. battaglia di Benevento, estromise definitiva- colari bisogni della Chiesa. Altre notizie che
stelli in pietra, più resistenti agli assalti e agli Riccardo di Busso, “provisor castrorum mente gli Svevi dal Regno. La dinastia angioi- attestano l’esistenza di Chiusano e Vipera ri-

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A sinistra: Chiusano denominata S. Maria di Chiusanella
A Localizzazione su Carta I.G.M. 1:25.000 dei proba- e dell’abitato ormai scomparso: “…La chiesa,
bili siti su cui sorgevano gli antichi abitati di Vipera sotto il titolo di S. Maria, sta posta nelle perti-
(A) e Chiusano (B);
nenze di Gambatesa e proprio dentro la terra
Nell’altra pagina: diruta di Chiusanella, distante dalla medesima
Particolare di una struttura muraria dell’antico circa passi 1500 verso la parte occidentale ed
abitato di Chiusano (foto: B. Muttillo) è tutta diruta che appena si conoscono le pa-
vimenta. È lunga palmi 28 e larga palmi 20 e
ché inesistenti. Fonti seicentesche riferiscono confina col Bosco Baronale…”. L’abbandono
di numerose carestie e catastrofi; la peste del dei due centri deve probabilmente additarsi
1656 flagellò il territorio fino al 1658, mieten- non solo alla diminuzione demografica, ma
do innumerevoli vittime e segnando la fine di anche alle mutate esigenze politiche, di difesa
molti centri abitati. L’epidemia colpì quasi tut- ed economico-produttive di tutto il territorio.
ti i paesi, interrompendo l’incremento demo- Questi primi dati, quindi, sono utili per inizia-
grafico che aveva caratterizzato i primi decen- re a ricostruire in modo comprensibile la fre-
ni del secolo e aggravando, di conseguenza, le quentazione di un territorio che, in quanto in-
condizioni economiche delle popolazioni mo- teressato da case contadine, fattorie o piccoli
lisane. A tal proposito il Venditti afferma: “… villaggi, è stato per molto tempo ritenuto non
Venne la peste del 1656-57 che distrusse quasi interessante.
tutti gli abitanti di Salandra e Vipera...”. Si ri- Da questi primi dati emerge un quadro sto-
corda, altresì, che, nel 1688, un forte terremoto rico-territoriale piuttosto ricco e variegato an-
scosse quasi tutta la regione, contribuendo a che se, ad oggi, ritenuto scarsamente interes- Bibliografia
rendere ancora più tragica la situazione di al- sante e dunque poco studiato. Sede fin dall’an- Carocci S. (1998): Signori, castelli, feudi. In:
cuni centri molisani, tra cui Chiusano e Vipe- tichità di insediamenti sparsi, l’area è da ri- Storia medievale, Donzelli, Roma.
ra. La conferma dell’abbandono di Chiusano e tenere espressione di uno sviluppo culturale Ciarlanti G. V. (1644): Memorie historiche del
Vipera si può dedurre anche da un importante ben inserito nelle direttive commerciali più Sannio chiamato oggi Principato Ultra, Contado
B di Molisi, e parte di Terra di Lavoro, Provincie
documento, conservato nell’archivio parroc- valide. La romanizzazione, con la conseguente del Regno di Napoli, divise in cinque libri, C.
chiale di Gambatesa, la Platea del cardinale centuriazione del territorio e lo sviluppo delle Cavallo, Isernia.
salgono al periodo in cui Margherita, figlia di Orsini del 1714. vie di comunicazione e dei mercati, portò alla Duby G. (1987): Il Medioevo. Hachette, Milano
Riccardo di Gambatesa, andata sposa a Riccar- Si tratta di un insieme di documenti che of- caratterizzazione dell’area su cui in epoca me- Federici V. (1925 e 1940): Chronicon Volturnen-
do Caracciolo, nel 1330 era in possesso di al- fre la possibilità d’individuare l’amministra- dievale le fondazioni monastiche e gli insedia- se del Monaco Giovanni, Roma.
cuni feudi tra cui il “castrum Vipere”. Nel 1478 zione e la storia di alcuni luoghi pii, chiese e menti difensivi trovarono ampie possibilità di Jamison E. (1972): Catalogus Baronum, Roma.
il primogenito Angelo, figlio del conte Nicola monasteri soppressi, bilanci, rendite, affitti dei sviluppo, formando un paesaggio agrario e una Toubert P. (1995): Dalla terra ai castelli: pae-
II dei Monforte-Gambatesa, ereditò la terra fondi rustici ed urbani, lasciti e donazioni di architettura del territorio da tenere in attenta saggio, agricoltura e poteri nell’Italia medievale.
di Gambatesa e i casali di Chiusano, Vipera e monti frumentari, case e congreghe di carità, considerazione. Einaudi, Torino.
Valdisace, tutti posti nel Contado di Molise, ospedali ed altre istituzioni laiche o religiose. Lo studio approfondito, basato sulle fonti Trotta L. A. (1878): Sommario di una monografia
confinanti con le terre di Celenza Valfortore, La pianta del feudo prediale di S. Maria della scritte e sulla cultura materiale di questi in- della provincia del Molise, Napoli.
Pietracatella ed altre. Inoltre nel 1484 re Fer- Vittoria descrive un’ampia distesa di terra ri- sediamenti, potrà apportare apprezzabili ri- Valente F. (2003): Il Castello di Gambatesa. Sto-
ria Arte Architettura. Edizioni Enne, Ferrazzano.
rante I d’Aragona vendette il feudo di Gamba- cadente nel territorio di Gambatesa e di pro- sultati e costituire una reazione alle pressanti
tesa con Chiusano, Vipera e Valdisace, ad An- prietà del monastero di S. Aniello di Napoli urgenze di salvaguardia di tanti resti architet- Venditti D. (1957): La parrocchia di S. Bartolo-
meo in Gambatesa. Edizioni Cantagalli, Siena.
drea Di Capua, primo duca di Termoli, della in cui sono raffigurate alcune abitazioni sulla tonici di grande valore per la loro qualità edili-
Wickham C. (2000): Il Feudalesimo nell’Alto
casa dei conti d’Altavilla. Da questo momento cosiddetta “Ripa della Vipera”; mentre per zia, per la loro posizione strategica nel paesag-
Medioevo. Centro Italiano di Studi sull’Alto
in poi le testimonianze e le fonti storiche, circa quanto riguarda Chiusano la Platea riporta gio e per il loro significato nella ricomposizio- Medioevo, Spoleto.
l’esistenza dei due insediamenti, sono presso- l’esistenza di una chiesa situata nel bosco di ne di una identità storica del territorio.

52 53
Il Mája di Acquaviva Collecroce

il Mája
(web)

di Acquaviva Collecroce
Personificazioni del Maggio in Molise
di Emilia De Simoni
Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia, Ministero per i Beni e le Attività Culturali

L
e tradizioni festive del Molise si caratterizzano per un intenso
rapporto con il territorio, con una dimensione agro-pastorale che,
nonostante le trasformazioni economiche e sociali, costituisce ancora
un percorso di riferimento per l’espressione creativa di pratiche condivise,
uno spazio di memoria nel quale si riattualizzano eredità comuni.

Eredità che sono il risultato complesso di pre più deterritorializzato e privo di orizzonti
vicissitudini storiche e di influssi diversi, ri- di senso. Così, attraverso le feste, si ritrovano
elaborate con una particolare attenzione alle la corporeità dell’essere e la manualità del fare,
tracce originarie e alla trasmissione intergene- l’azione collettiva che consente di ridefinire i
razionale. La persistenza e la riemergenza del- luoghi e, nei luoghi, l’appartenenza. In questa
le tradizioni non costituiscono le derive di un prospettiva si propone come esempio la festa
passato che torna nel presente, ma le manife- del Mája di Acquaviva Collecroce, osservata
stazioni di un tentativo di opposizione all’omo- nel corso della ricerca di etnografia visiva sul
logazione culturale, attuato dalle comunità lo- patrimonio immateriale del Molise promossa
cali con la partecipazione e l’impegno per un dall’Istituto Centrale per la Demoetnoantro-
fine condiviso. La riacquisizione della propria pologia con la Direzione Regionale per i Beni
identità di gruppo localizzato consente di evi- Culturali e Paesaggistici del Molise, ricerca
tare il rischio dell’indifferenziazione, riaffer- che ha documentato, da maggio 2005 a genna-
mando la propria presenza in un mondo sem- io 2010, 68 tradizioni festive in 48 località.

54
situazioni economiche e sociali strettamente Nell’altra pagina:
ancorate al mondo naturale come fonte pri- Acquaviva Collecroce, 30-4-2007:
maria di sopravvivenza, soprattutto presso preparazione del Mája.
comunità agricole e pastorali. Questi compor- In basso:
tamenti rientrano in una “ecolatria”, intesa Acquaviva Collecroce, 1-5-2007:
sosta del Mája in piazza.
nel senso di un’ideologia non tanto “pagana”
quanto arcaica e radicata presso tutte le cul- che molti del rozzo popolo con pazza credu-
ture. La profonda avversione della chiesa si lità veneravano certi alberi, da lor chiamati
manifesterà nel tempo con strategie di sosti- Sanctivi, come se fossero cose sacre. Gran sa-
tuzione delle entità venerate, con la sovrap- crilegio avrebbero creduto il tagliarli; sembra
posizione e l’adattamento dei propri simboli. ancora che prestassero ad essi qualche segno
L’appartenenza al cristianesimo non esclude di adorazione” (Lodovico Antonio Murato-
la persistenza di atteggiamenti precristiani: ri, “Dissertazioni sopra le antichità italiane”,
“Sotto i Re Longobardi, che pure professavano 1837: LIX).
la legge Cristiana colla lor nazione, apparisce I rituali primaverili sembrano essere i per-

Dalla venerazione della riconoscendosi in una rigogliosa fioritura un


natura alle feste primaverili promettente raccolto” (Salvatore Moffa, “Ca-
lendimaggio Molisano”, 1938).
Attingendo alle suggestioni dell’antichità ri- Le pratiche popolari collegate alle feste pri-
cordiamo la dea Flora citata da Ovidio (Fasti: maverili rimanderebbero dunque a forme re-
V) e le feste denominate Floralia, tenute tra la ligiose preesistenti. Al pari di altre, tali prati-
fine di aprile e gli inizi di maggio: “itaque ii- che divengono oggetto di numerose condanne
dem Floralia IIII kal. easdem instituerunt ur- lanciate dalla chiesa, nella sua incessante lotta
bis anno DXVI ex oraculis Sibyllae, ut omnia per l’evangelizzazione del “volgo”. La venera-
bene deflorescerent” (Plinio, Historia Natura- zione della natura resiste tenacemente e vie-
lis: XVIII). La via delle antiche reminiscenze ne considerata tra le più esecrabili, in quanto
è densa di tracce, che sopravvivono non tanto contraria al concetto stesso della creazione
nelle “sopravvivenze”, più o meno consapevo- come opera divina: “Alii adorabant solem, alii
li, delle tradizioni, ma soprattutto nella con- lunam vel stellas, alii ignem, alii aquam profun-
siderazione su di esse. Eppure tale via, nella dam vel fontes aquarum, credentes haec omnia
sua impossibilità di spiegazione del presente, non a deo esse facta ad usum hominum, sed ipsa
ha una grande carica evocativa: “La festosa ex se orta deos esse” (Martinus Bracarensis [VI
costumanza molisana di cantar maggio è assai sec. d.C.], “De correctione rustico rum”: 6). Par-
antica e trova precedenti celebri nell’era pa- ticolari rituali vengono celebrati nei confronti
gana. Presso gli italici si venerava Flora, dea di alberi, pietre, acque e, nonostante il cristia-
dei fiori e della primavera. Sotto la sua egida nesimo, permane un’ideologia di contrapposi-
era l’agricoltura e il primo maggio le era sacro, zione alla religione ufficiale, determinata da

56 57
corsi privilegiati per l’espressione delle valen- processions the spirit of vegetation is often rep- Nell’altra pagina:
ze propiziatorie degli elementi vegetali che, resented both by the May-tree and in addition Acquaviva Collecroce, 1-5-2007: corteo del Mája.
oltre a caratterizzare la festa o il canto, diven- by a man dressed in green leaves or flowers or (foto: D. D’Alessandro)

tano, in alcuni casi, strumenti di immedesima- by a girl similarly adorned’ ”. A sinistra:


zione tra uomo e natura, attraverso la loro per- In Italia sono tuttora presenti molti esempi Fossalto, 1-5-2006: getto augurale dell’acqua
sulla Pagliara.
sonificazione. James G. Frazer ha ampiamente di feste arboree connesse con la celebrazio- (foto: D. D’Alessandro)
trattato questi temi nella sua opera “The gol- ne del “Maggio”. In Lucania si può ricordare
den bough” (1922), in particolare nel capitolo il “Matrimonio degli alberi” di Accettura, nel vone, che indica un contatto con gli slavi. È
“Relics of Tree Worship in Modern Europe”. materano, un complesso rito arboreo collega- interessante notare la dismissione dell’usan-
Gli stessi temi sono affrontati da Mircea Eliade to alla processione del patrono San Giuliano. za, all’epoca dello scritto, proprio da parte di
nel “Traité d’histoire des religions” (1949), con Possiamo segnalare in proposito come alcune chi, in origine, si suppone l’abbia introdotta:
l’analisi dei rapporti tra vegetazione, simboli e di queste feste siano divenute oggetto, negli “Il fatto singolare è che gli eredi dei portatori
riti di rinnovamento. Frazer interviene sulla ultimi anni, di una pressante operazione di ri- originari, e cioè gli abitanti dei paesi slavo-mo-
personificazione dello spirito della vegetazi- visitazione: la strategia di controllo non è più lisani di Acquaviva, San Felice e Montemitro,
one citando, a scopo esemplificativo, Wilhelm nelle mani della chiesa ma viene esercitata abbiano dismesso il costume, e lo abbiano in-
Mannhardt: “[...] we may sum up the results of oggi dal potere di un consumismo mistificato- vece conservato i paesi molisani di origine non
the preceding pages in the words of Mannhardt: rio, che confina le tradizioni locali nel recinto slava”.
‘The customs quoted suffice to establish with della spettacolarizzazione turistica, prospet- Le riproposizioni della tradizione e della
certainty the conclusion that in these spring tando illusori vantaggi. lingua per tensioni che, sommariamente, si de-
finiscono identitarie, hanno un ruolo centrale
nel tentativo di superare la discontinuità con
il passato. Oltre la categoria discriminatoria di
“invenzione”, che presuppone una classifica
Il Mája come riproposizione di identità di legittimità o purezza riferita a variabili sto-
riche e demologiche, queste espressioni delle
Tra le feste primaverili caratterizzate dalla comunità si possono considerare elaborazioni
personificazione del Maggio, notiamo attual- collettive di elementi culturali, pensati come
mente in Molise: la Pagliara di Fossalto, la De- propri e distintivi. Attraverso queste riattua-
fensa di Lucito, il Pagliaro di Colle d’Anchise lizzazioni si tenta di ridefinire una “localizza-
e il Mája di Acquaviva Collecroce. Nel 1955 zione” sociale, che può espandersi oltre i con-
Alberto M. Cirese scrive che alcuni documenti fini territoriali, se condivisa con le comunità
attestano questo tipo di personificazioni nei all’estero, e anche oltre i confini della memoria
tre paesi d’origine slava (Acquaviva Collecro- documentabile. È infatti il vissuto nel presen-
ce, Montemitro e San Felice del Molise), con te a dare un senso all’azione collettiva, trala-
caratteri nettamente antropomorfi, e in altre sciando ogni interrogativo sulla defunziona-
luoghi, con differenti modalità: “… oltre che lizzazione.
a Fossalto, dove vive ancora […] una perso- Acquaviva Collecroce (provincia di Campo-
nificazione di tipo pagliara ci è testimoniata basso; 740 abitanti ca.; 425 m.s.l.m) è un comu-
anche per Castelmauro, Bagnoli del Trigno, ne molisano popolato da un’ondata migratoria
Lucito, Casacalenda, Bonefro e Riccia” (“La slava dalla prima metà del XVI secolo, come
pagliara maie maie”). Cirese sottolinea inoltre afferma Milan Rešetar: “Tutte le informazio-
che questi paesi non sono distanti dalla zona ni affidabili che possediamo sopra quegli slavi
d’immigrazione slava, ad eccezione di Riccia, del Molise, di cui gli ultimi residui sono rima-
dove tuttavia è presente un borgo, detto Schia- sti nelle tre note località, concordano infatti

58 59
A sinistra: tuato per propiziare la pioggia e la fertilità del- della tradizione attraverso le feste, non soltan-
Colle d’Anchise, 6-5-2007: il Pagliaro in chiesa la terra. Sulla base delle informazioni raccolte, to con il coinvolgimento e l’osservazione, ma
(foto: D. D’Alessandro)
che attestano la vitalità della festa fino al 1940 anche secondo a modalità “guidate” da asso-
Nell’altra pagina: e la sua interruzione causata dalla guerra, Al- ciazioni locali, culturali o scolastiche. Mentre
Acquaviva Collecroce: particolare della targa
berto M. Cirese cita la presenza di una croce di il corteo prosegue il suo percorso nel paese,
commemorativa di Nicola Neri posta sulla facciata
del Municipio spighe di grano, posta sulla sommità del cono, le danze e la distribuzione del cibo sciolgono
la benedizione religiosa e la distruzione finale l’iniziale compostezza e sollecitano i parteci-
primaverili propiziatorie e ha un intento di del Mája, presso i ruderi di una chiesa, eseguita panti a esprimersi più gioiosamente, cantando
rafforzamento della fraternità tra la popola- da ragazzi (“La pagliara del primo maggio nei e ballando attorno al Mája.
zione, che mantiene ancora vivo il ricordo del- paesi slavo-molisani”). La festa del Mája è do-
le proprie origini. Come avviene in manifesta- cumentata fotograficamente, dal 2001 al 2007, Questo articolo costituisce, in alcune sue parti, una rie-
zioni analoghe che hanno alla base la figura del in un sito internet dedicato ad Acquaviva Col- laborazione del testo  “Mája, Acquaviva Collecroce”, pub-
pagliaio, per realizzare il Mája si riveste un te- lecroce. Dalle immagini si nota come il ciuffo blicato in Feste e Riti d’Italia. Sud 1, a cura di S. Massari, De
laio conico con elementi vegetali. La struttura, sia differente, di anno in anno, cosa che indica Luca, Roma, 2009: pp. 326-337.
alta più di tre metri, è composta da rami fles- come le feste possano, nel tempo, presentare
sibili, canne e paglia e si differenzia dalle altre alcune diversità, pur mantenendo tratti distin-
Bibliografia
composizioni per il suo aspetto antropomorfo tivi di base sui quali i protagonisti procedono Cirese A. M. (1955): La “pagliara maie maie”. La
(presenta infatti anche la testa e le braccia). La con andamenti variabili e in base alla propria Lapa, a. III, n. 1-2: 33-36.
preparazione inizia il giorno precedente la fe- creatività. Al termine della composizione, la Cirese A. M. (1955): La “pagliara” del primo
sta, con la raccolta di fiori e primizie, protratta veste vegetale viene indossata da un giovane e maggio nei paesi slavo-molisani. Slovenski Etno-
graf, 8: 207-224.
nell’affermazione che essi furono insediati fin quando è possibile per evitarne l’appassi- inizia il corteo, dapprima verso piazza Nicola
nelle località in questione nel corso della prima mento. L’addobbo viene eseguito da un gruppo Neri, poi lungo le vie del paese. Lo “spirito del- Cirese A. M. (1995-1996): Milovan Gavazzi e la
“pagliara” slavo-molisana. Studia Ethnologica
metà del XVI secolo e parlano di loro proprio di giovani e da alcuni adulti: via via che il Mája la vegetazione” continua la sua processione,
Croatica, 7-8: 47-52.
come di gente che era venuta dalla Dalmazia in prende forma, ognuno contribuisce al miglio- tra esibizioni coreutiche e musicali di gruppi
De Simoni E. (2009): Patrimonio immateriale
Italia non molto tempo prima […]” (“Le colo- ramento della composizione con proposte e in costume provenienti anche da altre località del Molise. Conoscenze, numero monografico,
nie serbocroate nell’Italia meridionale”, 1911). suggerimenti. La mattina del giorno successi- del Molise. Il primo maggio è un giorno parti- IV (1), Betagamma, Viterbo.
In questo paese ha avuto luogo una importante vo si compiono gli ultimi ritocchi; quando la fi- colare ad Acquaviva Collecroce, un giorno di Eliade M. (1949), Traité d’histoire des religions.
attività di ricerca sulla lingua “slavisana”, se- gura è completata, nel rivestimento e nelle fat- festa ma soprattutto di memoria: vi è un senti- Payot, Paris.
condo il neologismo proposto da Walter Breu tezze quasi umane accentuate nei grandi occhi mento di intensa partecipazione, specialmen- Frazer J. G. (1922): The Golden Bough. A study in
e Giovanni Piccoli, autori del locale dizionario del volto, il Mája è pronto per essere animato. te nei bambini, che si impegnano a cantare con Magic and Religion. Macmillan, New York.
croato molisano. La valorizzazione della lin- Questa personificazione presenta un aspetto l’aiuto di testi scritti nella loro “bella lingua”, Mascia G. (2006): Maggio nella tradizione
gua, che prevede anche scambi culturali con piuttosto femminile: ha una corona sulla testa, come sollecitava Nicola Neri. Tutto ciò testi- popolare molisana. Utriculus, X (38), Associa-
zione Culturale Circolo della Zampogna, Scapoli:
la Croazia, si accompagna alla rivitalizzazio- una lunga capigliatura e la parte sottostante monia quanto sia importante l’apprendimento
32-33.
ne delle tradizioni. Oltre la Smercka natalizia appare come un’ampia gonna.
Moffa S. (1938): Calendimaggio Molisano. Luci
(la notte della vigilia di Natale viene accesa, Nella rappresentazione osservata nel 2007, il
Sannite, fascicolo 3-4 (IV), maggio-luglio.
sul sagrato della chiesa, una grande torcia, Mája non porta sul capo una croce ma un ciuf-
Patavino M. (a cura di) (2006): Passaggi Sonori.
costituita da pezzi di legno e collocata su un fo vistoso, a differenza delle analoghe figure di I canti, le musiche e gli strumenti della tradizione
tronco di albero rovesciato), la festa del primo Fossalto (2005, 2006) e Colle d’Anchise (2007), orale del Medio Molise Fortore. Finis Terrae,
maggio ripresa - come ci ricorda Matteo Pata- dove inoltre il Pagliaro entra in chiesa. Ricor- Santa Croce di Magliano.
vino nel capitolo “Archetipi e trasformazioni” diamo che nella descrizione di Milan Rešetar Rešetar M. (1911): Die Serbokroatischen Kolo-
del volume “Passaggi Sonori” - dalla metà del del 1911 il Mája viene benedetto e, come la Pa- nien Süditaliens, Wien (traduzione italiana a
cura di W. Breu e M. Gardenghi (1997): Le colo-
1980, rappresenta un’occasione di condivisio- gliara di Fossalto, è innaffiato con getti d’ac-
nie serbocroate nell’Italia meridionale ,Ammini-
ne collettiva di una tradizione particolarmente qua augurali, elemento che Rešetar ricollega al strazione Provinciale di Campobasso).
sentita. Il corteo del Mája rientra nelle feste corteo delle dòdole presso i serbocroati, effet-

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SPECIALE TESI

Il popolamento antico della

Breve contributo sulle testimonianze


archeologiche dei centri costieri
di Lidia Di Giandomenico, Scuola di Specializzazione – Università degli Studi di Bari

L a costa molisana è caratterizzata, dal punto di vista morfologico, da


calette e insenature, frutto dell’erosione marina, delle frane costiere
e dei fiumi, e da stratificazioni di sabbie litoranee, conglomerati e
ghiaie, depositi alluvionali recenti, argille, marne e arenarie.

Termoli, borgo vecchio


(web)
SPECIALE TESI

Il profilo di costa ha subito un sensibile ar- te dall’equipe dell’Università di Sheffield.


retramento nel corso del tempo a causa di fe- Le testimonianze più antiche, risalenti a un
nomeni di eustatismo, dovuti a movimenti tet- arco cronologico che va dall’Età del Bronzo
tonici che hanno abbassato e sollevato la costa finale al VII secolo a.C., provengono da Cam-
dando vita a terrazzi alluvionali. Quelli che pomarino, località Arcora: in questo sito la So-
oggi sono chiamati costoni o coste, non sono printendenza Archeologica del Molise ha con-
altro che il risultato dell’erosione della roccia e dotto una serie di campagne di scavo che han-
degli innalzamenti e abbassamenti della costa. no portato alla luce un villaggio di capanne.
Attualmente i centri abitati costieri sono Pe- L’abitato è posto su una piattaforma naturale,
tacciato, Termoli e Campomarino. Dal punto a quota 37 m. s.l.m., che si affaccia attualmente
di vista del popolamento antico, sono meglio su di una piana alluvionale, ma che, stando a
rappresentate le necropoli che non gli insedia- recenti studi topografici e aereofotogramme-
menti, tuttavia non si esclude la presenza di trici, doveva sorgere su di un pianoro a picco
villaggi costieri, ampiamente documentati per sul mare, dal momento che il suo limite orien-
la Puglia e l’Abruzzo. tale corrisponde all’antica linea di costa. La
Allo stato attuale delle ricerche, ed in parti- sua posizione appare strategica, poiché il lato
colare per l’arco cronologico che abbraccia la del costone che dà sul mare è naturalmente di- state individuate le buche per palo rinforzate In alto:
protostoria e l’età del ferro, la maggior parte feso dall’accentuato dislivello, assicurando sia da pietre. Fondo di una capanna di Arcora,
in fase di scavo
dei dati proviene sia dagli scavi effettuati dalla il controllo sul mare che sulla foce del Biferno. I dati acquisiti dallo scavo testimoniano la
Soprintendenza ai Beni Archeologici del Moli- L’altro lato è difeso da un fossato ampio e poco presenza di una comunità socialmente arti- la frequenza di forme e tipi ceramici presenti,
se, che dalle ricognizioni di superficie condot- profondo e da una palizzata lignea, di cui sono colata e organizzata, dedita all’allevamento e ma anche per il rituale cultuale e per la scelta
all’agricoltura. dei siti adibiti a necropoli.
In generale la morfologia del nostro territo- La necropoli in località Contrada Porticone,
Pianta di una delle capanne rinvenute ad Arcora
(da S. Capini, A. Di Niro, 1991) rio costiero appare favorevole all’insediamen- situata a sud-ovest rispetto al centro storico di
to grazie alla presenza di pianori e terrazzi ed Termoli, è stata indagata tra il 1978 e il 1983
alla vicinanza con il mare e le vie di comuni- dalla Soprintendenza Archeologica del Moli-
cazione. Un esempio analogo è costituito dal se, riportando alla luce 149 sepolture. La ne-
centro storico di Termoli, un promontorio cropoli è situata su di un costone a circa 50-60
roccioso a picco sul mare, anch’esso difeso m s.l.m., degradante verso nord, lungo la piana
naturalmente. In questo caso le maggiori evi- alluvionale formata dal torrente Sinarca, men-
denze archeologiche, ancora oggi visibili, sono tre ad est si affaccia sul mare.
quelle relative al periodo medievale, tuttavia Si tratta di tombe a fossa terragna ricavate
non mancano livelli del Bronzo Finale rinve- nello strato sabbioso con il defunto deposto in
nuti durante i saggi archeologici condotti nella posizione supina e le braccia distese lungo il
Cattedrale e a Torre Tornola. corpo o, talvolta, con gli arti inferiori e supe-
Per quanto riguarda le necropoli, la presenza riori incrociati. Il corredo è generalmente de-
di una comunità attiva durante l’età del ferro e posto ai piedi, più raramente all’altezza della
l’età arcaica è testimoniata dalla presenza di testa. La copertura della fossa è nella maggior
due sepolcreti, un primo rinvenuto in Contra- parte dei casi costituita da lastroni, ciottoli flu-
da Porticone, l’altro in località Difesa Grande, viali o conglomerati. Si documenta una scar-
entrambe nel Comune di Termoli. Lo studio sa coerenza nell’orientamento delle tombe e
dei materiali provenienti dai corredi funerari mancano indizi che facciano pensare a una
mostra una omogeneità culturale, non solo per organizzazione interna alla necropoli. Tutta-

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SPECIALE TESI

A sinistra:
Corredo vascolare a decorazione di “tipo daunio”, della tomba 56 di Contrada Porticone Armilla in bronzo dalla tomba 1 di Contrada Porti-
(da A. Di Niro, 1980) cone (da S. Capini, A. Di Niro, 1991)

collana, tipologie diffuse largamente anche


sulla costa abruzzese. L’ambra è una materia
prima d’importazione proveniente soprattutto
dai Balcani e molto apprezzata nel mondo an-
tico, non solo per la sua bellezza, ma anche per
le sue proprietà terapeutiche e apotropaiche.
La sua presenza a Termoli, come nei centri li-
spada a lingua di presa (t. 29), di tipo piceno, mitrofi, illustra come la comunità fosse inseri-
risalente alla metà del VI e inizi del V secolo ta nei traffici commerciali e culturali di ampio
a.C. Anche il cinturone di bronzo, cosiddetto raggio. Numerosi sono anche gli anelloni da
sannitico, è documentato in un solo caso. Il co- sospensione in bronzo nella maggior parte dei
stume femminile, invece, comprende fibule di casi rinvenuti sul bacino dell’inumata e varia-
bronzo e di ferro, armille, pendenti d’ambra, in mente documentati nelle necropoli abruzzesi
ferro del tipo a “batacchio”, vaghi di pasta vi- e daunie, in ambito laziale e falisco-capenate.
trea e raramente fuseruole. Notevolmente do- Non mancano sepolture di infanti accom-
cumentata la presenza di ambra, con pendenti pagnate da corredo costituito da un minor
a forma di mascherine o in semplici vaghi di numero di fibule dello stesso tipo, mentre per

Rilievo della tomba 1, di Contrada Porticone


(da A. Di Niro, 1980)

via è possibile individuare una disposizione sparso, come ipotizzato negli studi di Graeme
topografica ad anello al cui interno è stata sup- Barker. Secondo lo schema individuato dall’ar-
posta la divisione in vari nuclei o gruppi fami- cheologo inglese, la popolazione dell’area si
liari, modello ampiamente diffuso anche nelle sarebbe costituita in un insediamento di tipo
coeve necropoli abruzzesi. Le principali fasi di paganico-vicano con numerosi abitati anche
vita di questa necropoli, riconosciute cronolo- relativamente vicini tra loro, ed ognuno con
gicamente in base agli oggetti del corredo, sono una propria necropoli di riferimento come
datate in un periodo compreso tra il VII e il III già documentato per l’Abruzzo settentrionale.
secolo a.C. con un picco massimo di utilizzo at- I corredi maschili rispecchiano il mondo dei
testato durante il VI a.C. Dai dati archeologici guerrieri e sono ampiamente confrontabili
disponibili non è possibile stabilire il rappor- con le comunità coeve dell’Abruzzo e del Moli-
to che intercorreva tra necropoli e abitato, né se interno. Si caratterizzano per la presenza di
l’esatta ubicazione di quest’ultimo. Tuttavia la oggetti come rasoi di bronzo, coltelli a codolo,
presenza di una seconda necropoli coeva in lo- spiedi in ferro ed armi come cuspidi di lancia,
calità Difesa Grande, posta a poca distanza e in giavellotti in bronzo e ferro del tipo comune a
condizioni geomorfologiche similari, può sug- lama foliata a sezione romboidale, con innesto
gerire la presenza di un insediamento di tipo a cannone. Si è rinvenuto un solo esempio di

66 67
SPECIALE TESI

In basso: metrica di tipo daunio, che, per l’età arcaica indica per la nostra zona una società in cui il di età romana. Un’altra rappresenta un cer-
Petacciato, particolare della torre campanaria di trova confronti con la ceramica catalogata da potere ereditario non si è ancora affermato, e vo in fuga con testa reclinata inseguito da un
S. Rocco, con la lastra decorata, nel lato est
E. M. De Juliis come “subgeometrico daunio I il ruolo sociale non è stabilito alla nascita ma cane, motivo ben conosciuto e diffuso soprat-
gli adolescenti è frequente la fibula ad arco ri- e II”. È interessante notare come nonostante i viene conquistato durante la vita. tutto nel tardo impero. La terza lastra, dispo-
vestita d’ambra od osso. I contatti e gli scambi prodotti vascolari rinvenuti nella necropoli di I corredi qui rinvenuti sono tipologicamente sta accanto a quest’ultima, reca anch’essa una
con le comunità vicine favoriscono un proces- Contrada Porticone dichiarino apertamente affini alla necropoli di Contrada Porticone, ma raffigurazione a rilievo che risulta illeggibile
so di acculturazione reciproco reso evidente l’imitazione di prodotti dauni, essa è di pro- cronologicamente successivi. Allo stato attua- perché la superficie è molto erosa. Recenti
dalle testimonianze archeologiche. Nel caso duzione locale, espressione forse di botteghe le degli studi non è possibile ricostruire even- studi topografici confermano la presenza a Pe-
della costa molisana, e di Termoli in partico- con maestranze allogene o opera di ceramisti tuali rapporti tra le due aree o stabilire a quali tacciato di siti archeologici di età romana, in
lare, i richiami vanno alla Daunia e all’Abruz- locali che hanno mutuato la tecnica grazie a siti abitativi esse facciano riferimento. particolare provengono da località Demanio e
zo. Si possono riscontrare affinità non solo possibili scambi culturali e commerciali. An- Nelle due necropoli è assente il carro, con- Spugne numerosi frammenti fittili, tra cui an-
nella cultura materiale, ma anche nei rituali. che in Contrada Difesa Grande, località a sud trariamente a quanto accade in ambiente tefisse ed ex voto attribuiti a un deposito voti-
Ad esempio, il rinvenimento di due defunti ovest dell’attuale abitato di Termoli, la Soprin- abruzzese e marchigiano, tuttavia, si teorizza vo datato tra IV e II a.C.
in posizione rannicchiata, fa pensare alla pre- tendenza Archeologica del Molise ha indivi- anche qui la presenza di gruppi armati a ca-
senza di immigrati all’interno della società. duato e scavato una necropoli situata su un vallo. Con tutta probabilità anche la tomba 139
Bibliografia
Inoltre trova diffusione anche nella necropoli terrazzo che affaccia sulla piana alluvionale di Contrada Porticone apparteneva a un cava- Barker G. (2001): La valle del Biferno. Archeo-
adriatica la presenza dell’olla con vaso-attin- del Biferno. In tutto si documentano 43 tombe liere dal momento che nel corredo sono stati logia del territorio e storia annalistica, Edizione
gitoio che richiama al rituale del banchetto e a fossa terragna, con inumato disteso supino, rinvenuti una cuspide di giavellotto di ferro e Italiana Premio “E. T. Salmon” traduzione italiana
a cura di G. De Benedittis, Campobasso.
in particolare del consumo di vino, il cui uso e riempimento costituito da terra, ciottoli e relativo sauroter, posti sul lato destro dell’inu-
Ceglia V. 1994: Termoli, in Studi Etruschi, vol. LIX
è ampiamente documentato anche nelle re- lastre di arenaria come copertura. Le tombe mato, e due gruppi di lamine di bronzo, di cui – MCMXCIII (Serie III), Bertschneider, Firenze,
gioni vicine. Tuttavia l’evidenza maggiore di infantili presenti in questa necropoli sono pri- uno all’altezza dei piedi e l’altro vicino alla te- pp. 427 – 429.
questi scambi è testimoniata dalla produzio- ve di oggetti di corredo. La scarsità di oggetti sta, considerati come elementi di calzari, ma De Juliis E. M. (1977): La ceramica geometrica
ne di ceramica depurata a decorazione geo- o la completa assenza nelle tombe di bambini che si possono leggere verosimilmente anche della Daunia, Firenze.
come parti di bardature di falere equine. D’Ercole M.C. (2002): Importuosa Italiae Litora.
Proseguendo verso nord s’incontra il mo- Paysage et échanges dans Adriatique Méridio-
nale Archaique, Études IV, Centre Jean Bérard,
derno centro abitato di Petacciato a quota
Naples.
222 m. s.l.m. e distante circa 3 km dalla costa
Di Niro A. (1980): La necropoli di Termoli, in
attuale. Dalle ricognizioni effettuate è stato Sannio: Pentri e Frentani dal VI al I sec. a.C. ,
possibile recuperare frammenti di ceramica Catalogo della mostra, Campobasso, pp. 53 – 71.
d’impasto, oltre che ceramica di tipo medieva- Faustoferri A. (1988): Nota su un gruppo di
le e moderna. La presenza di tracce antiche si lamine rinvenute nella necropoli di Termoli, in
riscontra sulla torre campanaria della chiesa Conoscenze 3, Campobasso, pp. 29 –41.
medievale di S. Rocco, costruita con materiale Morelli A., Marino L. (2000): La città sottoterra.
Nuove ricerche nel “paese vecchio” di Termoli,
di reimpiego consistente in grandi blocchi di
Verona.
arenaria di forma poligonale disposti nelle file
Sardella B. (2008): Il tempio di Petacciato (CB) –
inferiori del tessuto murario e in grandi lastre Valle San Giovanni e il deposito votivo di Dema-
di arenaria con figure a rilievo, forse pertinenti nio e Spugne, in Considerazioni di archeologia, 1,
a monumenti funerari romani. Campobasso, pp.7 – 28.
Una lastra raffigura un soldato o gladiatore Tagliamonte G. (1996): I Sanniti. Caudini, Irpini,
con elmo e scudo nella mano sinistra e forse Pentri, Carricini, Frentani, Milano.

una spada (gladio?) nella destra. L’immagine Capini S., Di Niro A. (1991): Samnium. Archeolo-
gia del Molise, catalogo della mostra, Roma.
ricorda le scene di combattimenti gladiatori
ampiamente attestati nelle rappresentazioni

68 69
AGENDA
I n apertura straordinaria un
pennello elettronico restituisce
all’Ara Pacis i suoi colori originali.
U na straordinaria mostra mette a
confronto due dei più importanti
Imperi della storia mondiale, l’Impero
P ompei e il Vesuvio, Pompei e i suoi
scavi tra scienza e mito: la storia
e le suggestioni di un sito unico al
Anche se gli oltre mille anni di Romano e le Dinastie cinesi Qin e mondo raccolte in una mostra labora-
permanenza nel sottosuolo del Han nel periodo che va dal II sec. torio che si propone come la  miglior
Campo Marzio hanno cancellato a.C. al II sec. d.C. Un confronto che, introduzione alla scoperta di un sito
dal monumento ogni traccia visibi- seppur mai avvenuto concretamente archeologico visitato ogni anno, da
Aprile Settembre le di colore, non sussistono dubbi nella storia, risulta estremamente oltre due milioni di persone. La mo-
sul fatto che in origine l’altare interessante nella sua apparente stra è stata concepita con un duplice
22 20 fosse variopinto. La scelta delle
singole tinte risulta da confronti
impossibilità: in condizioni storiche
e geografiche del tutto distinte, due
intento, e in futuro si trasformerà
infatti in un punto informativo stabile.
Lungo le rotte dei con la pittura romana, da studi
condotti su monumenti più tardi
grandi culture hanno sviluppato esiti
ora del tutto diversi, ora simili, diffe-
Da un lato, attraverso una pluralità
di supporti visivi, exibit scientifici,
micenei. ma influenzati dall’Ara Pacis e da renti nelle forme esterne, ma affini manufatti e reperti archeologici,
L’insediamento ricerche cromatiche sulle architet- nella struttura funzionale. I celeber- presentare e approfondire tematiche
ture e sulla scultura greco-roma- rimi guerrieri di terracotta, drappi in connesse con la storia di Pompei
dell’età del Bronzo di na. La tecnica di proiezione è stata Febbraio Giugno seta, affreschi di epoca Han, modelli Marzo Settembre e l’evoluzione degli scavi; dall’altro
Monteroduni (Is) aggiornata e rinnovata grazie a
proiettori digitali che consentono
21 20 di case, pregiati utensili in bronzo ed
oro, testimoni di un florido impero 5 5 lato sensibilizzare e diffondere,
attraverso moderne tecnologie, una
Isernia di modificare e modulare i profili e cinese, sono solo alcuni esempi cultura della prevenzione del rischio
Museo di Santa Maria i colori in tempo reale. Egitto mai visto. dell’alto livello espositivo e saranno I Giorni di Roma: vulcanico, un rischio la cui incidenza
delle Monache Le dimore eterne di affiancati da altrettanto maestosi L’età della in tutto il territorio del Golfo di Napoli
Apertura straordinaria Assiut e Gebelein gruppi statuari in marmo, affreschi,
Conquista, Roma e il
è elevatissima.

G li scavi condotti in anni recenti


nell’insediamento dell’età del
Bronzo di Monteroduni – località
ore 20- 23: 26, 27, 28 febbraio;
26, 27, 28 marzo; 21, 23, 24, 25 aprile
Info: 060608
Reggio Calabria
mosaici, utensili in argento, altari
funebri, appartenenti alla tradizione
artistica dell’Impero Romano.
mondo greco Orari: tutti i giorni dalle 8.30 alle
19.30;
Villa Genoese Zerbi
Paradiso (Isernia) - forniscono arapacis.it Roma Info: 0818575347
nuovi dati circa i traffici egei nell’Italia Info: 02 804062 Musei Capitolini ingresso libero
centro-meridionale. Per la prima volta
T ra il 1908 e il 1920, la missione
archeologica italiana diretta da
beniculturali.it pompeiisites.org
elementi micenei sono stati indivi-
duati in un sito interno del Molise,
presumibilmente giunti attraverso la
Ernesto Schiaparelli, porta alla luce,
nelle necropoli di Assiut e Gebelein, A ttraverso capolavori prove-
nienti dall’intero bacino del
Mediterraneo, tra cui imponenti
sepolture straordinarie e ricche di
mediazione dei centri costieri dell’Ita- statue in marmo, raffinate opere
testimonianze relative al contesto
lia meridionale. Tra i reperti risalenti in bronzo e terracotta, interi cicli
culturale di una provincia dell’Antico
al XII sec. a.C., di particolare interesse scultorei, fregi ed elementi di
Egitto fra il 2100-1900 a.C. A di-
sono un frammento di ceramica arredo domestico in bronzo e
stanza di quasi 100 anni, una grande
tornita dipinta con motivo a spirale di argento, del più alto valore stilisti-
mostra espone al pubblico circa
tipo miceneo e grandi contenitori in co, la mostra descrive il periodo
400 reperti rimasti per molti anni
impasto (dolia), per la conservazione successivo alle campagne di
chiusi nei depositi del Museo Egizio
e lo stoccaggio di derrate alimentari, conquista in Grecia, tra la fine del
di Torino. Sarcofagi a cassa in legno
che ugualmente rinviano a modelli III sec a.C. e la metà del I sec a..C.,
stuccato e dipinto, che conservano un
di origine egea. Altri rinvenimenti in cui l’influenza ellenica diviene
ricchissimo corredo, stele che svela- Marzo Agosto
sono stati effettuati nelle immediate preponderante fino a coinvolgere
30 1
no i segreti della scrittura geroglifica, Aprile Settembre
vicinanze e nei livelli archeologici interamente il mondo culturale
e alcune statue in legno, custodisco-
inferiori (riferibili alle precedenti fasi
dell’età del Bronzo: XX-XIII sec. a.C.),
Febbraio Aprile no i segreti della vita quotidiana e 1 5 romano. Un’epoca di profondi
cambiamenti nei canoni stilistici e Pompei e il Vesuvio.
privi tuttavia di elementi strutturali.
Successivamente la mostra sarà ospi-
26 25 della vita nell’aldilà.
I due Imperi.
sul gusto estetico della Roma an-
Scienza conoscenza
Chiusura: lunedì tica, uno dei periodi più innovativi
tata nel castello di Monteroduni. I colori dell’Ara Pacis Orari: 9-13, 16-20 (febbraio-aprile); L’aquila e il dragone ed originali per l’intero sviluppo ed esperienza
9-13, 17-21 (maggio-giugno); dell’arte occidentale.
Info: 0874 427313 Roma Info: 0965 331360 Milano Pompei
sba-mol@beniculturali.it Museo dell’Ara Pacis beniculturali.it Palazzo Reale museicapitolini.org Scavi di Pompei

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AGENDA EVENTI LIBRI
concerti che renderanno Il pranzo della festa. Una riescono a ricostruire gli ambienti sofferenza. Lombardi Satriani ci
ancora più speciale storia dell’alimentazione in del passato profondo e i primi svela il senso e il fascino del lin-
l’esperienza di tutti i visitatori. undici banchetti esseri umani che li abitavano. “I guaggio del sangue, la sua densità
Un’occasione imperdibile per Martin Jones lettori di ossa” esamina i fatti e i di significati e di valori simbolici
avvicinarsi alla più grande miti sull’arrivo dei primi uomini attraverso l’analisi di antichi ritua-
ricchezza del nostro Paese: il La prossima in Australia, spiega come il DNA li, formule e credenze; lo studio
Giornate di archeologia nostro patrimonio artistico e volta che ti degli attuali Aborigeni australiani degli ex-voto e degli appassionati
sperimentale culturale. siedi a tavola getti luce sulle loro origini, guida discorsi di alcune grandi mistiche;
con i tuoi alla scoperta dei misteriosi hobbit il racconto dell’opera di veggenti,
16 aprile 2010, ore 9: beniculturali.it famigliari indonesiani e indaga su chi o cosa maghi, guaritori.
Museo Sannitico di o con degli ha sterminato i marsupiali giganti Meltemi edizioni,
Campobasso, Palazzo amici, prova dell’Australia. Dalle scoperte della 2005, pp. 192, € 14
Mazzarotta, Via Chiarizia 10 a domandarti paleoantropologia australiana
il motivo il panorama si amplia quindi ai
28 aprile 2010, ore 9: I salone dell’editoria per cui gli dibattiti sulla misteriosa fine dei Rito e religione dei Romani
Museo Archeologico archeologica umani celebrano questo rito che Neanderthal, sull’evoluzione e John Scheid
di Isernia, Complesso Museo Pigorini, Roma per molte altre specie è un vero sulla diffusione della specie uma-
monumentale di Santa Maria 20 - 23 maggio 2010 anatema. La tendenza a condi- na nei diversi continenti. Come In una pro-
delle Monache, C.so Marcelli videre pacificamente il cibo è un spesso accade, su molti di questi spettiva sto-
48 Una fiera espositiva e fenomeno straordinario. È anche temi gli scienziati sono divisi: “I rico-antropo-
XII Convegno Nazionale manifestazione culturale quello che ha avuto le maggiori lettori di ossa” presenta un mon- logica, questo
5 maggio 2010, ore 9: Colloqui di Egittologia e avente come protagonista conseguenze sull’ambiente e do di coloriti personaggi, impe- breve ed
Area archeologica di Altilia Papirologia principale il libro di l’evoluzione sodale degli uomini. gnati in discussioni appassionate, utile manuale
“Egitto terra di papiri” archeologia intorno al quale Ma come questo strano e potente che comprendono anche ipotesi concepito
12 maggio, ore 9: Siracusa, 17 - 20 giugno è prevista l’organizzazione comportamento è divenuto parte veramente bizzarre. Questo libro per studenti
Area archeologica di Larino, 2010 di una serie di eventi legati del modo di vivere degli uomi- chiarisce le idee a chi è incuriosito universitari,
V. Dante Alighieri 1 all’editoria archeologica. ni? Martin Jones ricostruisce lo dalle ipotesi, spesso in contrasto sperimenta
Un ciclo di incontri aperto sviluppo del rito del pasto utiliz- tra loro, sul passato profondo un nuovo approccio alla divulga-
Prenotazione obbligatoria a tutti per discutere sulle 20 maggio: zando le più moderne tecnologie della preistoria e spiega in modo zione della religione dei Romani,
I laboratori sono gratuiti novità più rilevanti in campo Archeologia e le donne: archeologiche: dagli scimpanzè ai accessibile le basi scientifiche secondo un’impostazione che
Info: 3276886400 archeologico in Egitto, sugli da Marianna Dionigi a banchetti regali, dai romani alla delle più recenti metodologie di l’autore definisce “più strutturale
archeosperimentale@gmail.com studi e ricerche in corso e sul Margherita Guarducci cena consumata davanti alla tv. indagine e di datazione. che cronologica”. Non si tratta,
restauro e la conservazione Garzanti edizioni Springer Verlag edizioni, infatti, del consueto susseguirsi di
dei papiri. 21 maggio: 2009, pp.456, € 22 2009, pp. 284, € 24 capitoli su questo o quel secolo o
Dalla nascita alla morte: su determinati personaggi o fatti
archaeogate.org antropologia e archeologia a storici, bensì una presentazione
confronto. Incontro di studi in I lettori di ossa De sanguine in ordine tematico dei principali
onore di Claude Lévi-Strauss Claudio Tuniz , Cheryl Jones, Luigi Lombardi Satriani elementi che caratterizzarono la
XII Settimana della Richard Gillespie religione di Roma nei secoli della
Cultura 22 Maggio: Raccogliendo Repubblica e dell’Impero. Il testo
16 aprile - 25 aprile 2010 Nuova editoria archeologica. Chi possiede i risultati di è corredato da numerose schede
L’apporto dei moderni il passato? un lavoro riepilogative e strumenti didattici.
Il MiBAC apre gratuitamente, sistemi comunicativi nella Come si di ricerca L’autore, John Scheid, è professo-
per dieci giorni, tutti i luoghi divulgazione scientifica leggono le condotto re al Collège de France ed antro-
statali dell’arte: monumenti, ossa antiche? lungo l’arco pologo delle religioni del mondo
musei, aree archeologiche, 23 Maggio E cosa ci di trent’an- classico tra i più importanti del
archivi, biblioteche con dei Incontri di Archeologia Divulgare l’archeologia: dicono sulle ni, questo nostro tempo.
grandi eventi diffusi su tutto il Museo Archeologico, il ruolo dell’editoria nostre origini volume rap- Sestante edizioni,
territorio. Napoli specializzata. Didattica, i manufatti, presenta un 2009, pp. 208, € 24
Migliaia di appuntamenti: integrazione, comunicazione  il polline e il contributo
mostre, convegni, aperture sba-na.campaniabeniculturali.it DNA dell’era per comprendere le modalità
straordinarie, laboratori pompeiisites.org ediarche.it glaciale? Usando tecniche sem- attraverso cui gli esseri umani
didattici, visite guidate e pre più raffinate, gli scienziati hanno tentato di trascendere la

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LIBRI
L’immagine scartata delle tematiche dell’archeologia informazioni e di piacevole let-
Clive Staples Lewis contemporanea, organizzato per tura, nonostante qualche lacuna
voci e aggiornato che tiene conto bibliografica riguardante la re-
I temi cen- dell’evoluzione e dei profondi cente storia degli studi. L’ipotesi
trali del libro cambiamenti strutturali che l’ar- di fondo del volume – e cioè che
comprendono cheologia storica ha conosciuto Silla volle farla finita una volta per
la struttura negli ultimi decenni. tutte con i Sanniti, ad ogni costo
dell’universo Laterza editore, ed esemplarmente – non è né
medievale, 2003, pp. 366, € 38 nuova né di difficile intelligenza
la natura dei per chi sia avvezzo a Livio ed alle
suoi abitanti, fonti romane, ma ciò che in ultima
la nozione di Critica e arti figurative dal po- analisi dovrebbe convincere ed
un universo sitivismo alla semiologia appassionare il lettore è, più che
finito, ordi- Raffaele Mormone l’originalità delle ipotesi, il modo
nato e gestito da una gerarchia di presentare i dati da parte di un
celeste. Allo stesso tempo, Lewis Seppur da- autore palesemente mosso da
prende il lettore in un tour di alcu- tato questo spirito di partecipazione al dram-
ni dei pinnacoli del pensiero me- libro rimane ma del fiero popolo sannita.
dievale (alcuni dei quali ereditati ancora oggi Aquilonia edizioni,
dalla cultura classica del pagane- un volume 2008, pp. 343, € 30,00
simo), che sono sopravvissuti nel prezioso e
paesaggio moderno culturale e insostituibile
teologico. ai fini di un Quando i cavalli avevano le
Marietti edizioni, approccio alle dita. Misteri e stranezze
1990, pp. 198, € 15 problemati- della natura
che relative alla critica d’arte. Stephan Jay Gould
Società editrice napoletana,
Dizionario di archeologia. 1975, pp. 368 La zebra
Temi, concetti e metodi è bianca a
Riccardo Francovich, strisce nere o
Daniele Manacorda Samnites Pentri. Quadro nera a strisce
geostorico di un genocidio bianche?
Mai come in Paolo Nuvoli Perché le
quest’ultimo imperfezioni
ventennio Il volume di presenti negli
l’archeolo- Nuvoli si con- organismi
gia storica centra sulla sono prova
ha subito ricostruzione dell’evolu-
evoluzioni e dei rapporti – zione? Domande a volte bizzarre,
cambiamenti principalmen- aneddoti, mostri e meraviglie
strutturali te di natura della natura diventano occasioni
tanto profon- bellica – tra di approfondite e brillanti indagini
di. Nel corso Roma e San- nel campo della paleontologia,
dell’Ottocento e del Novecento si nio pentro. In della biologia, della storia na-
è andata consolidando, soprattut- particolare, turale, contribuendo con la loro
to nell’Europa centro-settentrio- sono accuratamente indagati i varietà a suggerire la complessità
nale, una simmetrica tradizionale presupposti e gli sviluppi della e il fascino delle problematiche
che ha allargato al Medioevo il c.d. Guerra Sociale, l’ultima vio- connesse all’evoluzionismo.
raggio di interesse. Il volume, che lenta guerra tra Italici e Romani. Feltrinelli editore,
non si presenta come manuale L’attento uso delle fonti, la strut- 2000, pp. 415, €12,50
ma con una sua organica e or- tura narrativa ed il crescendo
dinata articolazione, vuole dare drammatico che caratterizza
un’immagine della complessità il testo rendono il libro ricco di

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