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Con

saremmo

ci noi

a capo, in secondo

ed

Rm,

prossime,

Mf

( )

sono concordi nel

di

Ca

Cap x

forma

mente) deve essere opera di

comune con

Ma

lui.

vide,

negli

onde

essere opera di Dino.

nuova pi genuina

mende

La

Nel

come

altre,

io abbiamo tre

v.

cui

si

commento

il

poteva

che

Cd, Ln, Rb,

Ca

Me

per

Ma

portano

Cap 1

l'

Se

staccasse per

12

v.

il

fonde

li

io

v.

il

semplice

riunisce le-

cdd.

nome

il

contaminazione venga

la

ha riscontro, come

si

Mart non pu

in

insieme

tutti

o sbagliata, che

etc.

il

),

ma

v.

il

le

prima forma, su
la ove

si

v.

19 muta un poco

in

ai

questi

di

con

suoi

le

relazioni

unendo

lieve, facilmente corretta

da a ed

24 per l'uso caratteristico

a Mart, Rb, M'e.

unisca veramente

una variante ben

unendosi

Ba

una base comune,

Mart, Garb,

tendenza

la

posa

correzioni

fanno pi nette

Ci dimostra

mutamento da

riduce al semplice

si

Mart ed M'e

spiegano

si
si

la

originale

Mf, Rf, Le, Rm, Par, 2

sia .

Garb
(

lezione

divisioni

le

1 1

qual

rappresentano una contaminazione

mentre Ce rappresenta

qual

come

Garb, M'e, a Mf, Le, Rf,

zioni fra

in

tale vera-

che non danno per risultati de-

ultimi ad avvicinarsi ad altri gruppi e come, da


si

che

divisa

altre,

(se

partecipa di esse e ne rivela le

facilmente

iato,

nel v.

danno

Mm,

Rh

Lh,

Ammettendo una

essere evitata
.

lezioni generali,

svolse.

si

dove l dove si

gruppi

le

contaminazione o questa tradizione

di

quella che

gi dimostrato che

Garb, rappresentato meglio da

di

inter-

Ba, a cui
che sembrano conta-

primo strato

di

4
sa-

risposta verr da l'esame completo delle varianti.

perch

finitivi,

veramente

tratta

si

delle

malamente

fu

trovare tra questi

commenti non

onde quello che appare

codici,

altri

un copista

il

far dubitare

primo verso dei

variante del

la

v.

undio al di

contaminazione

la

perch mai

sua copia

un commentatore, Dino del Garbo, pu

da

1'

alcuni codici. Questi,

differenza e

eruditi,

zioni di diversa origine nella

ed al del

una squadra vera separata da

gradi diversi di uguaglianza e di

di

che sta in Mart,

a.

origine

rivela

vengono a formare cos

minati,

et dal dei discendenti di Ca, ossia

1'

ond al dato da

s'arriv a traverso l'

Questa unione dimostra che

ha origine diversa da

qual

la

M'e, Le, Rf,


Garb, Rb, Mart, M'e, Le, Rf,
darci un
proz'are per cui si uni-

fonti di

le

cio Mart sarebbe


Cd ed in fine, con
Rm, Par2 Al v. 9 Ba
:

fonte di Ln,

la

mostrare mentre

rebbe una corruzione di quel ond


petrato

con

Cd

gruppi

ai

Garb,

in

Ln,

Par-,

scono

Rb

verrebbe

gruppo danno

suo

il

venuti a fissare qualche discendenza

posto

meno

relazioni pi o

53

a.

Stringe

ambedue

di

le

rela-

posanza

per possanza. Cos unendosi e dividendosi questi codici continuano per tutta la

canzone
tutti

onde sintetizzando noi possiamo

questi mss. con

(1) Il verso
(2) la

manca

dove posa

la dove nasce
la ove si

posa

la ove posa
(3)

Ba

in

Mf.

Ba

una prima uguaglianza

(v.

66) di

gruppi di
-

stabilire

poi altre uguaglianze pi ristrette, che raggruppano in-

Ca

e Cap^

e seguaci.

Mart,

Ce.

L'esenza e poi ciascun.

Mm.

rj, Mf, Rb, M'e, Cd, Le, Ln,

Rm, Rh, Lh,

Par*.

sieme

gruppi gi formati

Cd, Ln,
gruppi.
il

in

Ed M'e

Le, Rf,

Mart

Garb,

s'avvicina anche

(*),

a quella di Le,

porremo uno

Mf,

quest'ultimo,

ora

generale

specchio

c
(

Per l'unione dei w.

38

39

52 -

66

Pi che altro per

(3)

Vedi

il

altri

molti

in

altri

lezione evidentemente pi

primi risultati con

ogni

dei cdd., in cui

guai sia sua virtute.


non che opposito naturai
da ben perfetto.

codice

questi

ultimi,

pi che tutto

sia.

destandosi ella.

non si mova perdi' ali ni.

perche

lo

meno chi

dallei, etc.

v. 52 -

60 -

gli

sembra segnare

Cd: destando sita


Rb: destando sitto.
Mart: selvaggio le belt sun
M'e: selvaggio la belt

(2)

v.

54 - e

s
(

attestando una fonte pi pura anche se vicina

(')

Rm, Par2 Riunendo

Rf,

di

comune con

capo anche

con Rb,

Cd, Ln,

Mf, Rf, Rm, Par2 mentre

Le,

rappresentante di una tendenza particolare nelle lezioni

(i)

Par"1

pure unito fortemente a Aart, anzi talvolta

luoghi gi visti concorda con Mart.

primitiva

Mf (*), Rm,

attesterebbe una lontana origine oscurissima

costante relazione con Mart, al quale fanno

da

passaggio

Garb

Rb

M'e, Mari. Dei quali

54

sito

gli altri:

selvaggia la belt suo,


(4) Si

vegga pi innanzi

(5) Si osservino

vv. 51

53
(6)

Manca Cb

il

il

ai criteri

Mart con

codici primitivi e la guida al testo critico.

Marti noi

fin

lotti

che noi

Mj :

noi p chonch noi.

quale io credo aver dimostrato copia pedissequa della edizione Giuntina e

che non ha alcuna importanza


modificata

confronto di

en nnu fermato.

di

critica,

essendo opera del Cittadini su

una et gi tarda.

la lezione di

una stampa gi

(3

>**

OH

o
O
9)

-J

c
o
N

C
(3

(3

c
4-

i sae

c
o
o

-i

>
(3

Abbiamo
tradizioni

cos fissati

remote del

quattro codici che pi schiettamente rappresentano quattro

XIV

sec.

individuale

arbitrio

criticamente accettabili quelle


questi codici

pur anche da

risultanza critica fra

Osservando

Ad
si

Ca,

Cap

1 1

19

24

simile a

Mart

Ba, Cap 1

simile a

Ba

Mart, Cap 1

28

Ca
Ca

37

Ca,

Cap

53

v.

il

66

nel

di

casi

pesanza

sec.

Ba

(1) Si

vv.

(*)

che non p

la

Abbiamo

la gire

si

che non puote largir amiglianza

perch non pot

la ire

possanza.

possanza

tanto

vede

simiglianza

la ricerca di

una maggiore chiarezza,

Canzon mia tu puoi gir sicuramente.

io

la ove nassce.

38

non che opposito naturai sia.


ma quanto che da ben perfetto torto .
e voi chom miri in un /ormato luoco.

simiglianza

di voler mostrare.

differenza

che non puote largir semelianza

si

la

di influenze correttive.

39

forma pesanza*, onde pu

Per Cap 1
versi
44 - fuor di natura di misura torna.
59 - non pu coverto star quand' sorgiunto.
66 - dunquelli meno che da lei procede.

51

si

gli altri tre codici.

24

correzione

la

71

Ba

si

Cap 1

v.

il

Ba, Cap 1

decadere

Ba

riscontrano in quei luoghi, in cui

lezioni opposte

e per

posanza

XIV
in

relazioni

24 e 28. Per

vv.

la cosa pi grave.

Ca
Mart
Cap

di

Ca uguale Cap 1 Mart uguale a Ba,

uguaglianza,
nei

Mart

occasionalmente

28

stretta

Mar, Ba

pi che essi presentano larghe traccie

Per

tre

una pi

Ba

Mart,

Cominciava gi
essere venuta

Saranno

almeno

hanno queste

si

una regola generale

profonda mutazione,

di pi

oppongono che due

Ca

potrebbe venire ad

si

hanno

non

nell' ortografia.

loro garanzia

v.

non

varie lezioni

le

costume

essi

parte che o arbitrio

quattro cdd. maggiori.

versi

significato,

che abbiano a

lezioni

ma

tutta quella

purificati di

nel

canzone

della

nella lettura

un valore assoluto dovendo essere


o costume

56

la

quale

Mari, Cap 1 sono concordi

Ca,

Fatta

1'

un

ipotesi che

questo verso a Ca, salvo

menante

Ba

di

mutazione

la

non

si che

di

perch

la

perch

il

Ba

in pttote, pot,

ma

era

Ca

d' interpetrazione fra

desunto da Alari, essendo uguale per altre

gruppo avverso

tutti

gli

Cap 1

il

quale, risolto

v. 28,

il

modalit individuali
retta.

Ba

gendo

le

pi

non presenta alcun

dividersi

nei

(})

che

sue modificazioni.

Ca

di

sia Alari,

ma

da
il

soltanto

pi serviranno a rifiutare la discendenza di-

tutt' al

Ca.

versi citati

profondo mutamento,

altro

un codice simile a Atart, aggiun-

invece mostra di essere disceso da

poderosamente intatto

quindi

Ba

come appare

la propria lezione

dobbiamo crederlo maggiormente inquinato che non

altri,

il

quale non pu averlo

varianti profonde a

sei

abbia"mo veduto

poich

e,

naturale che

Ba. Questo stesso verso

Nei due gruppi apparir pi puro quello che avr garantita


dal

Ba,

di

quale veniva a spie-

largir facile sostituzione di la gir

uguale in

fosse

consideranza,

questa sostituzione compiuta anche in

l'essersi

contro

diletto,

una variante

veniva racconciato con un

da

generatore di A/art e

trovasse pi giusta la lezione

gare l'asserto del verso precedente

esiste cio gi

nel

unico

codice

57

sta a

fronte ad

Cap 1 come Alart


un

fratello

sta

Ba

pi degenere.

anzi

3
(

Si

Ca

avr

*
:

aut.

Ca
Cap

(1) Tali

(2)

Vv.

io

la ove si posa.

1 1

sua posenca.

23

loco e ditnostranza.

46

color riposo e pianto.

52

la qual

mena foco.

59

quando

se gionto.

68

asciso ntozo et scuro.

72

la vi te piace.

A/art:

ond a

Ha: ond' io al

qual e
da lume

dal lume

ita

cita a la

a la
non perch oposto

non che oposito

caggia

eh abbia

1/

37

38

40

51

en non fermato

54

ne mova gi per ka
perch li mena che da lui

6
(3)

11

Ba

vv.

Mari

Vedi

vv. gi citati e la ricostruzione del testo.

e quale e

un formato (contro tutti gli


non se mova pereh' a
perche l mena de chi da lui.
in

altri)

io credo

si

debba

una lezione quanto

tener conto anche dei

il

tradizioni avverse

sia

di Mari, Ca e
Noi dovremmo anche

importante

poter dubitare di tutto ci, che

non accettando interamente

le

considerata di altissimo valore,


ci attesta

una mano

Ba, Cap 1

com2 ben

prof.

Raina

del Sec.

XIII

disse

met

il

Ba, come

stabilire in

e tonica in ie,

mentre Ca

tonica in no

("'),

che dimostra chiaramente

(i)

Op.

(2)
(3)

la quale,

deve

),

come quella che

meno puro
altri (')

di

Ba.

u
(

tale la

eloquentia testo

Terremo a guida costante

il

simili uscite.

critico.

Edito da

la Societ

Dantesca Italiana.

lavoro bellissimo del compianto prof. N. Caix su le origini

fiero,

nega
vene

ven

mantene
gente
segue
e per la stessa tendenza

trage

mezo
resplende
selvage

Mart, Cap 1 , Ca:

Ba:

cor, for,

traggie.
possia.
meggio.
respiende.
selvaggie.
move, trova, nova, loco, foco, prova.

cuor, fuor, muove, truova, nuova, luoco, fuoco, pruova.

conserva Vii originale qualche volta

Mart: ond
e per uguaglianza

(6)

soa, so, toa

N. Caix:

Ba

un.l

Ca, Cip*,
ci

possa

mentre

Il

).

Ba priega.

altiero,
niega.
Ba, Cap viene,
Ba, Mart: vien.
mantiene,
gienti.
sieguc.

Mart, Cap 1 , Ca: prega


altero

Ba

ten-

a sciogliere

cit.

De vulgati

fero

(5)

pur

essere

).

completamente estraneo a

quasi

J
(

( ),
(

dugento che

del

della lingua italiana.


(4)

Si

in quello che pi chiaramente le

tendenza molto rara negli

minore originalrt

la

altri.

questi codici per

di

Salvador!

dimostra, alcune specialit glottologiche che lo rendono

denza a sciogliere

gli

confronto pi

ben servire

ardite conclosioni del

colta della seconda

Fin d'ora possiamo

tutti

nel

di ciucila ortografia della fine

trascrizione del trattato di

concilia

dimostra uso puramente ortografico ed indivi-

si

massimamente

Vat. 3793 usa nell

A/ari con un

n potendosi ammet-

ni

specialit ortografica

la

Ca

fra

varie lezioni

le

Ba

non credo invece

due codici maggiormente

nel confronto secondario di


stabilire

puro da imporsi a

dovranno piuttosto discutere a mano a mano

il

inferiori per ottenere

Mari, mentre Cap 1 e

dominante

il

cio quale dei

tere che alcun codice sia cos assolutamente

duale, tenendo conto

verrebbe ad un risultato forzato,

si

Ca

purezza delle origini.

la

pi oltre quale

ricercare

metodo sperimentale, cercando


le

due codici

pura, appoggiandola su

pi

servono di ragguaglio a completare

opportuno

58

op.

cit.

pei

Mart:

coverto

sua, suo, tua

Ba :

cuverto

e por simigliali/a

perprtoalr, aoiie.

Nella seconda canzone

ma

prima,

Ca

ma

nuovo codice

Me

rimane fedele

Cap

Rb

x
.

J/Y sembra abbandonare

J/Y

una

sempre

del tutto

Rb presentano

quindi ed

Mart

varianti fra

le

origini

meno

Mart per

fedele di

Di questo
3

porta una

troveremo

non

( ),

conserva anche

unione con

la

evidenti con

UBa, che per

novella

vede come

si

la lezione

qualche

altre

della

maggiore

nelle

massima

autorit. Esiste

tima, che

che Ca

un

si

4
)

per

purezza

la

resta,

si

Libro Reale

Ca

quale ordine non in


origine di

i,

2,

3,

ma

ci

quale ha relazioni

che e per

Va,

UBa

completano

si

Fresca rosa

Va, essendo

la giusta attri-

una

acquista

lezione

della

ne

Ca che

di

una relazione

in-

deve tosto notare

Va, testimone di una tradizione

per tutte le rime contenute da

confronta con

tavola del libro Reale, dataci dal Colocci

1'

il

la ballata

manifesta in una tendenza riammodernatrice. Si

po' diversa da questo, onde spesso

ritenere

x5

Da

Va.

per fra questi due codici

ballate un ordine notevole se lo

il

gruppo

possa provenire direttamente da

Lk, che

ballate.

molto dal

tranne con

rime unito a

Guido

ballata

).

Rimangono
Ca appare meno anziano

in qualche luogo pi fedele a Pe, codice antichissimo,

buzione

2
(

Ca

unirsi a

contaminazione.

di

per essa

suoi gruppi

UBa non

Il

quale con

e per l'ortografia.

prova

allontana n pur

si

il

Ca non sono assolutamente

primari ancora Ca e Mart, dovendosi per notare che


e

prima.

la

M'b
sempre meno puro, ma

gruppo per

suo

il

Mq

due origini

dopo

carte

AVa,

da

Mart

unito a

la

di

accompagnato da

molte

diretta

da

gruppo

dati

Il

proveniente da

essere

ballata

Me.

perch com'esso manca di un verso

non ha grande valore, dato che


profonde.

Lk che non

discendenza

Cap x

relazione con

ancora classificato

unisce

si

con

una

mostra

non

dimostra di

canzone trovasi

perch questa

in

esso

ad

prima canzone,

nella

anche

anche abbiamo un codice

mantiene intatto

si

come

abbiamo ancora alcuni gruppi ch'erano

l
(

59

1'

Ca ha

vicenda.

hanno

ordine che esse

nelle

nella

4,

5,

6,

Canz. Canz.

7,

8,

9.

6,

4,

5,

Canz. Canz.

7,

8,

9,

2,

Va, mancante di varie di queste ballate, onde

Ca anche remotamente

diversa da quella di

3,

si

deve

Va.

Ca, La, Lo, Le, Ma, Pa, M'f, P, C, Ci, Capi, Capa, M'a, M'b, Lk,
(1) Data dai edd,
Seconda nell'edizione dell' Ercole, da cui traggo la numeratura d'ordine.
Mart, Me, Kb, M'e.
la canzone Io non sperava che lo cor giamai.
:

(2) Il verso 52.


(3) Ballata:
(4) Il

Poi che di doglia cor conven ch'io porti

Caix (op.

prov che nella generalit Ca proviene

in

parte

da fonte comune a

una tradizione lucchese, che Va discende pure in parte da Pe, il copista


del quale sembrerebbe pistoiese. A questi si dovrebbero quindi riportare alcune specialit come
presto, aitsell. Sembranza forma pi letteraria su sembianza popolare per avversione a bl
Pe, che

Pe

cit.)

risente di

per:

biasmato per blasmato

Pe, Va, UBa.

in

Ca.

Mirabol

di

Ca

forma

pi

tarda

di

mirabil

di

Fra

Era

In

una grande importanza

ballate acquista

le

essa

questa strofa

60

critica la ball.

pensier d'amor quando trovai

in

Cap 1 Mari portano la strofa che terza


manca in Rb, ed osservando il contenuto ed

si

deve ritenere primitivo l'ordine

il

prof.

di

Mari

Ca come quinta

in

il

senso della ballata,

Cap 1 contrariamente

a quanto fece

Ercole.

Nella seconda strofa detto

infatti

(*)

l'una che

disse

rise

guarda come conquise

d'amor

forza

Perch nella strofa seguente

il

costui.

Poeta avrebbe

scritto

Molto cortesemente mi rispose


quella che di

che rispondeva

No, perch

me prima aveva

la forestta ?

forse

avevano soltanto

qi;

riso.

se

era quella precisamente

l'altra,

che

poi che essa detta

che

me prima aveva

aveva

allora

prime parole della prima strofa

le

fatto

e Putta dicesse le prime parole. D'altra parte perch

quella che di

finito

il

le

foresette

riso

di

parlare?

piena di mercede.

fatta di gioco in figura d'amore,

parole che

hanno una perfetta corrispondenza con

l'una cantava

e'

piove

gioco d'amore in noi.

(i) Si osservi

il

testo dell'intera ballata.

il

volgessero

poeta l'avrebbe precisata:

l'altra pietosa,

si

principio

N pu

essere

Bene invece
di gioco in

erirono

cui

il

strofa viene riportata

la

d'amore ha chiesto

figura

61

come quinta: perch


poeta se

al

innamor

gi l'altra fatta

ricorda gli occhi che lo

egli

Mandetta

poeta risponde che

si

prima aveva

consiglia di raccomandarsi ad

di

Tolosa. Allora

in

Amore,

l'urta,

che di

poeta

fa

Mari

quindi, che per la prima canzone s' mostrato pi integro di

lui

nel commiato,

riso, lo

una notevole importanza, sebbene


di

Cap

la

sua lezione, precisamente

dimostri malamente trattata dal

si

Un

codice non ancora esaminato, Pc,

come secondario

che

il

il

che a questa strofa viene cos a seguire immediatamente.

Mb. Per

e simile ad

Cap 1

per

il

prende

confronto

copista.
in

questa

la ballata

ballata sta fra

Ca

Cap 1

Perch' io no spero di tornar giamai

le

Va,

autorit notevoli di

Cap 1

Ca,

si

schierano ciascuna per s per lievi

Fra

renze, modificazioni della lezione pi arcaica che in Mari.

con

sta

essi si

poter, con

relazioni fissate con la guida della

le

altri codici

non caddero ancora


una

presenta

solo sonetto e

breve

materia,

solo sonetto in relazione a

Cap 1

troppo diversa

lezione

assegnargli
:

Mr

prima canzone.

Fra questi

in esame.

da

un posto preciso

gli

altri

due

s'

pur

avvicina e

Md

che contiene

tutti

gli

Mi

pure

altri

per

con

un

codice che acquista una certa autorit per

sua indipendenza, perch, contenendo tre sonetti, per uno

per

UBa

gruppo M'f, Pb, C, come appare anche da l'ordine delle ballate, e con
schiera in una delle discendenze di Ca. Le ballate del resto non servono

Alcuni

la

diffe-

secondari

il

che a confermare

un

si

stacca da

si

uguaglia

Va dimostrandosi

esso

a.

Ca

pure di

lezione notevolmente originale. Codice pure di grande importanza per gli undici
sonetti che contiene

Ms

che, pur presentando lezioni diverse e chiaramente in-

quinate quando in relazione con A, rimanendone per sempre pi puro,


volta

si

altra

dimostra di una purezza incontestabile. Per esempio nel sonetto:

Belt di donne di piagente core

mantiene unico una variante


deve essere
nel sonetto

ritenuto

data

da Li, quel codice Laurenziano-Rediano che

come guida unica a

Perch non furo a

con

pura

la

ricostruzione del sonetto; e

me

li

occhi dispenti

d nell'ultimo verso l'unica lezione sensata

O
sta contro tutti

donna mia non vedestu

secondari con

mss. autorevoli

e nel sonetto

colui

Mr,

Va,

Cap

1
,

Ms. Esso quindi non

codice secondario e, spogliato delle varianti individuali arbitrarie, testimonianza

Abbiam

notevole di lezioni primitive.

anche

con Cap 1
cattiva

ma A

lettura

esemplare. Certo che A, per

di alcune

che

rime

le

contenute anche in

codice simile a questo, se non

come

rime dello stesso Afs: a ci s'opporrebbe per

gi parlato trattando del sonetto:

si

Morte

secondo

si

remedio dei

gentil

cattivi.

unisce al gruppo gi fissato di

fonde con

si

Mg:

raggruppano

Pg, Ph sono codici contenenti ciascuno un solo sonetto.

Del primo

di

ms.

il

si

due codici contenenza diversa.

Pf,

Il

quali

presenta varianti stranissime dovute pi che tutto ad una evidente


dell'

una cattiva copia diretta

terzo

Ma, M'b

nodo

il

Ms, devesi riconoscere discendente da un

l'avere

con questo

visto in relazione

relazione per vari sonetti con

in

62

Mh

gruppo Mg,

il

,Pf che

M'f

nesso di

al

fuor che per

sonetto

il

Mh, che

Anche Re

quindi pur esso di autorit molto scarsa.

ralmente

gruppo secondario

unisce pi ad

si

si

il

meno puro

raggruppa gene-

L' anima mia vilmente sbigotita

ove ha relazione con quel gruppo M'a, M'b, che

Cap 1

sempre

pur essendo

Rd

UBa
le

varia origine cos partecipa

di

posteriore al

1479

fonde

si

che abbiam visto in relazione con Ce,

discendenze di Ca

due

ne' suoi
i

costante discendenza da

in

di lezioni derivate.

con

sonetti

quella

parte

di

quali insieme sono dipendenti

da

(**).

Ai gruppi secondari di Ca si unisce pure Lf nel


tiene e Vb per un frammento di ballata e tre sonetti

solo sonetto eh' esso cone

Bb

per

un

suo

unico

sonetto.

Re, che

pure ha un solo sonetto, appartenendo

al

XIV

sec.

acquista una

notevole importanza rappresentando una tradizione diversa da l'autorevolissimo Va.

UBc
facile

non

invece

ragguaglio

UBc
M*f

e l'esame delle varianti


sta quindi

Non
tradizione

con

ha

che codice secondario che

quest' ordine

M'f

fra

restano cos
Bartoliniana,

non
i

fa

1,

2,

3,

4,

5,

6.

5,

6,

1,

2,

3,

4.

2,

1,

3,

4,

5,

6.

Bembo. Cb

rime

di

che confermare

la

relazione

contenenza

della

seguaci secondari di Ca.

che

due

questioni

rappresentata

da

quella

del

diviso in

due

parti.

cod.

Cb. e quella della

UBb, M'c, Berg, Nap,

quale non pu essere estraneo Ra, che com' essa ricorda


del

di

La prima

il

nome

Cors,
del

Brevio

la

parte corrisponde a l'ed. Ginn-

tina del

1527 e ne una copia:

Ca meno

discendenti di
degli

seconda

la

suo colto

del

quindi con l'appoggio di Cb

Ca

s'unisce pure in molti dei sonetti;

sta

con

JPa,

tradizioni di

per

Cittadini

il

origini,

UBb

ed

codice Rezzi ed

Da

cod. Alessandri sono

il

la raccolta Bartolini

uno

risultati

simili a

le

il

mi
fece

non sono

lui

stesso codice oggi smarrito

deriva per la massima parte anche

aggiunte che

ne

ms. Bartolini,

il

2
(

).

cod. Ash. 479, che

il

nulla contiene di Guido, e da questo, ed in parte direttamente dal

quasi tutte

essa

primi sette sonetti

dei

copie complete della raccolta Bartoliniana di rime antiche e che


il

che

gruppi secondari a

e a questi

gruppo

il

frutto

ricostruendo

trova

si

squisita del prof. Michele Barbi ( l ) che

pot provare che

Egli

profondo.

ma

con

totale

devon ritenere che

si

JPb. Della questione Bartoliniana

sono comunicati dalla cortesia


studio

sue

nelle

una fonte simile ad Le

ballate dipende da

le

uno

relazione quasi

in

compilatore,

Giuntina

la

per

le

correzioni parziali, che non

comparativi

studi

63

Bartoliniano,

Borghini aveva fatto ad un esemplare dell'edizione

Giuntina, esemplare smarrito da cui per derivarono V Ash. 763 ed Ra. Per noi

quindi non avrebbe valore critico che quel primo codice smarrito,

non

quale

il

contiene una sola delle rime stampate nella prima Giuntina e serba traccia di uno

Sappiamo per testimonianza

l'autorit di codici primari.

antiche) che

codice

il

da

rime inedite quelle sole che sono confermate

spirito critico, che scegle fra le

Alessandri

del Fiacchi (Scelta di rime

conteneva venticinque componimenti

Guido,

di

tra cui quel sonetto

Una

figura della

donna mia

che non dato che da Va ed UBa. Se noi per uniamo insieme

Ra e Ubb, discendenti parziali, non


Bembo (3 conobbe due codici Va
di

pletare

una

il

numero, secondo l'unione

La

ballata.

cinque sonetti

una

Va,

(1)

di

Cap 1

si

il

componimenti

questi due codici,

mancano cinque
:

sonetti ed

sarebbero quindi quei

completamento del codice Alessandri. Io non getto con

Ms,

Li,

le

varie

rime

il

completano a vicenda ed a com-

ballata fu esclusa perch di attribuzione incerta

Restano quindi per


Ca,

Ca che

non avendo bastanti ragioni

ipotesi,

ne abbiamo che un numero di venti. Si sa che

ci

che

critiche per affermarlo definitivamente ( 4 ).

manoscritti

di

autorit

primaria

Mari,

Re, Pe, Pf.

Vedi l'opera recentemente pubblicata

in proposito:

I codici lartoliniaiii

Bologna

Zanichelli.
(2)

Oggi da poco scoperto. Vedi: A. F. Massera - Di un importante ms.


- Rivista delle Biblioteche e degli Archh'i, XI, 4-6.

di

rime antiche

volgari
(3)

Cian

op.

cit.

Pur troppo sono nella


questa mia opera,
perch condannato dal Ministeri dell'Istruzione gratuitamente all'esilio da ogni centro di studi
e di erudizione. Sono per convinto che questo codice non deve avere per le rime di Guido
importanza originale. Ad ogni modo sar pronto a publicare un supplemento a questa mia opera
quando lo trovi necessario per la retta lezione delle rime. (Lovere - Febbraio, 1902).
(4)

Tutta questa questione risoluta da

impossibilit di esaminare questo

la

nuovo codice,

scoperta del Mas-sera.

alla vigilia della publicazione di

Delle stampe

Ercole

onde

un buon

posteriori a la Giuntina compil

mi limiter a parlare

io

64

di quelle sole,

specchietto

credo

in cui

prof.

il

precedente

il

editore abbia lasciato qualche lacuna di osservazione e che contengono rime inedite.

La Bella mano di

Giusto de' Conti

Romano Senatore

Patisson, Parigi 1515,

appendice contiene rime antiche di diversi raccolte dal Corbinelli.

nell'

Vi sono

stampati

prima

sonetti

sei

l'ordine di quell'ultima parte di

per credette che

Corbinelli

il

ammise

raccolta Aragonese: ed

che Ce scritto da varie

UBa

ma non

che abbiamo

anzi che da

mani

del

sec.

Pa

onde esso sarebbe miscellaneo.

vari fascicoli,

Rd

pi che tutto fedele a

gruppo UBa,

Ce

che abbiamo visto

onde

Ma

dovrebbe

si

trasse in errore l'Ercole

Casini

(*)

composto

di

il

per le varianti questa edizione

che

una

delle origini del

Corbinelli

il

UBa

da una fonte pi originale che non sieno

sonetti

infatti

rappresentare

credere

L'Ercole

Ce.

Ce. Sostenne

codice

Il

unirsi

anche

copia, com'egli disse, della

traesse

li

XVI.

accorsero che

s'

visto

Par 1

togliesse da

li

Bene osservarono PArnone

inediti.

l'Ercole che essi sono nell'ordine dato da Ce,

traesse

suoi

L' uguaglianza

Ce.

che

gruppo non lontano da

sta soltanto nell'essere questo

la

tradizione medicea nella discendenza da Ca.

Quale fu dunque
afferm che

UBa

codice da cui

il

un

stabilirebbe l'origine da

Dato
il

ci e poi che

Corbinelli

si

UBa

sonetti.

bens

riferirsi

ma

le

riferisce

si

stabil le

esemplare

antico

fascicoli di varie

parallele a

Ce appartengono

publicazione delle

sue

rime

copia mista di tre

l'altro dal Brevio,

il

terzo da Carlo di

la

4
(

Trissino

Il

in parte

ed

traesse

dell'Amadei

data

precis

al

600

averle

di

posseduti uno dal

preziosi

Strozzi.

Sarebbe quindi

probabilmente quello stesso codice Bartolini o Alessandri o Rezzi perch


corrispondono in parte ad UB,

2
( )

XVII.

sec.

Tommaso

il

e la nota

assegna
al

antiche

codici

fra

Corbinelli

il

mani

Lamina

una nota che ne

Gian Giorgio Trissino.

continue

relazioni

fascicoletto che la porta e ne

al

UBa

da un codice eh' era

Bembo,

3
(

consiste di vari

nella

lui

libro antichissimo appartenente a

Raina

il

che

rime di

Serassi

Il

tratte

Corbinelli trasse le rime? Ernesto

pu credere che da quelP

non pu
pure

il

appartenne a l'Amadei e che a

le

varianti

ad Ra.

Cicciaporci ricorda un codice Lucchesini da cui trasse

il

sonetto

Belt di donna di piagente core

che doveva essere un estratto del Laurenziano-Rediano

Questo per non

si

trova certo fra

9.

appare da l'edizione del Cicciaporci, portava in quel sonetto

Op.

Giorn. Stor.,

(3)

Op.

(4)

Poesie di alcuni antichi toscani

data di:

come

variante piagente

XX,

154

Vedi anche: Giorn.

Stor.,

XXIV.

200-1.

cit.

d notizie del codice, da cui trae


in

la

Le rime Bolognesi.

(1)
(2)

cit.

(Li).

codici esaminati da me, perch esso,

Roma

16 giugno 1774.

le

Roma, Benedetto

Francesi, 1774.

rime, nella lettera dedicatoria

ali 'ab.

Il

raccoglitore

Baldassare de' Martini

65

per saccente che unicamente data da lo stesso Li. Avrebbe per noi poca im-

portanza perch copia di un codice che ha di Guido un solo sonetto. Giustamente


afferm l'Ercole che l'Allacci trasse da

O
ma

Ba

il

donna mia non vedestu

quale pure fu

tratto

da

Ba

che

la

vi

lezione

colui

err nel dire che lo stesso editore trasse invece

Veder poteste quando

il

sonetto

da Va

si

verifica

perennemente

pure nel primo sonetto come

fuzendo per fiigiendo

e quindi per la

sonetto

scontrai

alcune correzioni di forme ortografiche specialissime del


imperfetta, che

il

uguale, tranne

codice e qualche

lettura

arzieri per arcieri

rima: plazendo

LE RIME

DI

GUIDO CAVALCANTI

TRATTATO D'AMORE

IL

I.

Se 'n questo dir presente si colitene


alcuna cosa che sia contra onore,
la qual per vizio sia del dicitore

over de
i'

sentenza

la

com

s'avene,

prego quei, nel cui cospetto vene,


che ciascheduni proveggia per amore
corno seguito i' aggio a ciascun core
lo su' voler, dicendo gioia e pene

vertude e vizio come m' mostrato,


per sadisfar ciascun nel su' disio

mantenendo maniera
E, se in ci
in verit,

di servire.

mespreso aggio nel dire,


secondo il parer mio,

cortese fallimento ci istato.

* Mesprendere

ingannarsi

provenzale ed antico francese

mesprendre.

70

II.

Se iniqua

fu neun, che di servire


acconcio fosse ben lo suo volere
a ciaschedun secondo su' podere,
s

un

son' io

di quei

che v'

'1

desire

e ch'amerei innanzi di

che di n

morire
faciendone spiacere

dir,

mantenere

di cosa, in ch'io potesse

me

l'amico a
s

senza farlo partire:

mi convene

ch'ubbidii' talora

per di dir che non m' bene in grato


ma '1 fo per la ragion davanti detta.

Onde

se non l'opera perfetta,

non mi

tutto ch'i'

ricordo
* Forma toscana per

sia per scusato,

fallo ch'i'

'1

conosco

in

mene.

me.

III.

Perfetto onore, quanto al mi' parere,

chi non soffrente,


acconcio capere
vi si vuol possente

non puote avere


n fra la gente
poi che tenere

n non neente

onde

'1

perch

piacere
'1

d'umilt savere,

saccente

di s tenere

vene a chi

la sente,

briga a suo podere

lungi a lui sovente

ed piacente
in ci la sua usanza,
che costumanza
non seria gi bona
lui di persona ch'ave per pietanza

noia e pesanza
quel cui dio
e per leanza
* Somonare

derno

semondre.

chiamare,

ina voglia e

dona

invitare,

somona

onor e baldanza

del sofrir corona.


prescegliere.

Ant.

francese

semoner

francese

mo-

71

IV.

Amico mio, per

dio, prendi conforto


questa tenebrosa vai mondana,

in

mentre che ci dimori, e vieni a porto


qual maniera far lo puoi pi sana

in

n non ti lamentar gi d'alcun torto


che ci ricevi, n ti paia istrana
cosa ch'avvenir veggi, ma accorto

dimora de

la ria farti lontana.

Che questo mondo


da

fue cos chiamato

la scrittura che* santi trovaro,

che non

ci

vien neun,

ch'assai lo stallo no

onde se

ci

in pace

il

ti
ti

li

sia beato,

sembri amaro:

senti tu gravato

comporta

mparo.

ch'i lo'

V.
I'

vivo di speranza

ciascun ch'ai
e,

di

e cosi face

mondo

vene,

al

mi' parere;

mi veggio compagnia avere


tanta buona gente, dmmi pace.

poi

Tuttor aspetto e l'aspettar mi piace,


credendomi avanzar lo mi' podere

cos segue ciascun questo volere


e 'n s fatto disio

Ma

tutta volta ci

dimora

men

e giace.

tormentato

quei che si sape acconcio comportare


ci che ne lo sperare altrui avene.

Non

dich'io questo gi certo per mene,

che

'n

nessun tempo

e s'or l'apprendo,

l'

l'

saputo

fare,

car comperato.

nVI.

Chi vuole aver gioiosa vita intera


fermisi bene in amar per amore,
ed aggia canoscenza dritta e vera
senza partir da ci su' cor null'ore

ma

solo guardi che sia la matera

che per fine non segua dolore,


non pera
che d'esso non sia nato bon savore
tal,

e che partendo e stando gi

Non tegno amor

gi quel che fina


volont villana ed innoiosa **

ma

per sol seguire

male,

vizio mortale.

al

Ma

tegno amor che vai sovr'ogni cosa


ch'ama il corpo e l'alma per iguale,
ricchezza e povert, qual venir osa.
quel,

* Provenzale fina}- - ant. francese finer. Nel significato di


** Innoiare dal latino basso inodiare.
:

finire.

VII.

Molto m' viso che sia da blasinare

non tener vuol buona via


un falso lusingare
ch'un dolce amaestrar di cortesia.

chi puote e

e chi pi crede

anche pi chi non sape acquistare


sua follia,
lascia
e
quel che doveria pigliare,
e prende ci ch'onn'altr'om lasceria.

e l'acquistato perde a

i' blasmo forte ancra


per su' ngiegno, di leale amico
fa che nemico sempre li dimora.

sovre tutto

chi,

Ormai 'ntenda

chi voi ci ch'i' dico

mpari senno chi bisogno fora.


Se no li piace indarno mi fatico.

e'

* Provenzale

6/asmar

ant. francese

blasmer.

w Vili.

Ai buona fede, a me forte nemica


Neente non mi vai ch'i voglia avere
tua compagnia, che tuttor a podere
mi struggi col penser che mi notrica,
!

che rimaso son quasi nemica,


essendo umile e con merz cherere,
in quella via che tu mi fai tenere,
fede, ispietata

mia guerriera

Che guerra posso ben

la

antica.

tua chiamare

poi che m'offendi essendoti fedele

u non mi lasci aver punto di bene

Tom

buona f ci vive in pene,


donar tosco per mele,
n pi non da te che lo sperare.

che

di

e vedesi

IX.

Omo

non

in esto

fu

ch'amasse lealmente

mondo mai senza

dolore

dimorasse con dolzore


un'ora, che non fosse un d dolente.
n che

ci

Che par ch'amore

vigiti sovente
guisa il suo fin amadore,
e che ciascuna donna, ch'ave amore,
cagioni il suo amante ispessamente.

di cotal

Perch'io non maraviglio, donna mia,


se vi piace di porre a

che

amo

me

cagione

tanto vostra segnoria

n gi non partir, ch'i' non vi sia


leale ed ubidente onne stagione,
merz cherendo a vostra cortesia.

74

X.

D'amore vene ad om tutto piacere,


da gelosia is piacer grave e pesai] za
d'amore Tom cortese a suo podere,
da gelosia villan con mal' usanza
:

d'amore ch'om si fa largo tenere,


da gelosia iscarso d'Eguaglianza:
d'amore Tomo ardito e sa valere.
da gelosia codardo esser n'avanza:

d'amor ven
quanto se

tutto ben

amo

perch'io

comunemente

pu pensare od anche

n'

dire,

di lui esser servente:

da gelosia ven poi similemente


male e dolore, affanno con martire,
perch'io l'odio a podere e m' spiacente.

XI.

Avegna che d'amore aggia

sentito,

alcuna volta nel merz chiamare,


cosa gravosa e soverchio pensare,

me

non or
che

si

il

blasvno d'aveiTubidito

perfettamente

di vita dolce nel

il

m' merito

piet trovare,

che ora laudo lo bon aspettare,


e la speranza donde son nodrito.

Essendo ardito di donar consiglio


a tutti amanti che sono 'n disio
che non lor gravi lo dolce soffrire

ch'om non puote lui servire


tempo e questo provat' io
un giorno: perch'a lui m'appiglio.

c'ainor, pi
in tutto

rende
* Prov. e francese

'n
:

nitrir.

75
XII.

Bench'i' ne sia alquanto intralasciato

non ubliato d'amor

lo

mistero,

mio penser
accomandato

ch' tutta volta ne lo


e lui voi esser tutto

tal conosco m' per servo dato,


che ave in s saver compiuto e 'utero

ch'a

u di bielt pi bella non richero,


che esser non poria a lo mio grato.
E, se istato ne son quasi muto,

non deve
che

ad amor dispiacere,

ci

lo disio

del riccor

coperto da laudare:

ch'uom sape acconcio usare,

**,

tuttor se n' vede gloria e

e lo contraro chi l'


* Oblgato con fedelt - latino
** Per ricchezza - frane, ant.
:

bene avere,

mal perduto.

commendatus.

richor, ricaur.

XIII.

Ne l'amoroso
ed

affanno son tornato

mmi miso amore

a sostenere:

la pi dolce fatica, al mi'

parere,

che sostenesse mai null'omo nato.

Che 'n quello loco, ove m' servo dato,


dimoro s con tutto il mi' volere,
che segnoria non n nul piacere
ch'i' pi volesse n mi fosse 'n grato.

Che giovane

bieltade e cortesia,

saver compiuto con perfetto onore


tuttor si trova in quella, cui disio.

Pi non ne dico

che teme '1 cor mio,


se pi contasse di su' gran valore,
ciascun saprebbe quegli in tal disia.
:

76

XIV.
F sono alcuna volta domandato,
risponder mi convene che amore,
che dolcemente move e di bon lato
tengo colui, che voi conoscidore
;

esser di quel segnor, per cui guidato


tutta volta ciascun gentil core

d'altro non mette cura, ch' finato


n pu sentir null'or di su' dolzore.

Amore

un

solicito

penser

continuato sovr'alcun piacere,


che l'occhio rimirato volontero

che. invaginando quel vedere,

nasc'indi amor, ched segnore altero

nel cor, ch' detto ch' gientil volere.

XV.
Otto

comandamenti

face

amore

a ciascun gientil core innamorato:


lo primo che cortese in ciascun lato
sia, e

'1

secondo largo a

Non amar donna

'Itrui

'1

tutte l'ore.

terzo onore,

rilegion guardar dal quarto lato,

ben proveder di porres'in su' grato


'1 quinto, che de' l'omo avere in core.

Or

lo

sesto cortese, al mi' parere,

che d'esser credenzier fermo comanda:


col sette a presso onoranza tenere
a l'amorose donne con piacere :
donandoci poi l'otto per vivanda,
che ardimento ci dobiamo avere.

77

XVI.
Nobil pulzella dolce ed amorosa,

sovra ciascuna doglia M mio dolore,


poi veggio impallidito' lo colore
di voi, cui amo pi di nulla cosa.
Ch'esser solea vostra cera gioiosa
pi dolce a rimirar ch'altro bellore,

perch poco
s'a voi e'

ch'i'

dona

tal

o di neente grava

il

non blasmo amore


pena gravosa
vostro viso:

che piangiere mi facie e lagrimare


lo greve mal che n' levato il riso,
s

pensar me n' conquiso


onde, per Deo, vi piaccia confortare
per torre via lo mal ch' tra. noi miso.
che solo

'1

XVII.

Com'io mi lamentai per lo dolore


di voi, mia gioia, e pena ne portava,
degi' or cantar di gioia e di dolzore,

poi torno e veggio quel ch'i' disiava.

Tornato v' l'angielico colore


che tanto dolcemente e ben
poi

si

vi

stava,

part lo mal, ch'a tutte l'ore

piangiere mi faceva e lagrima va


in ricordando lo greve peccato

che mi parea che voi foste gravata


di guisa che '1 color n'era cangiato.

Ma
la

or

ch'i'

veggio allegra ritornata

dolze ciera e

'1

viso dilicato

sovr'onne gioia la mia tengo doblata.


* Raddoppiata

Prov.

doblar

frane, ant.

doubler.

78

XVIII.

da pi cherere

Partitevi, messer,

quello 'nde

diparte lo

si

mio

core,

n non s'acconci lo vostro volere


orma' inver ine di cos fatto amore,

che

tutto dico che

'n

no m'

'n

piacere.

Cos non fosse stato mai nul l'ore


ma giovanezza tene in su' podere

manti

Ed

*,

**

cui spesso face far follore.

vano amor giovan' essuta ***


mi' tempo o fatto cosa vana,

se 'n

io,

son nel

dicovi ch'i' ne son forte pentuta.

E panni

or dimorare in vita sana

essendomi
e d'ogni

ben riconosciuta

vanit fatta lontana.

* Molti - Prov. maius, matta - ant. frane


** Follia - prov. e frane, ant folor.
*** Participio di essere per stata.
:

maints.

XIX.
Gientil

mia donna,

ci che voi tenere

me

ed dolzore,
per ched acconcio il mio savere
in far tuttor che sia di vostr'onore
volete, piace a

ma

dir ched

i'

potesse forza avere

di dipartir, ch'i'

di voi. cui

amo

non fosse amadore


tanto, al mi' parere

son cierto non poria partirne

E quanto
lo fin

in

me

pi

ci

n'

fiore

*.

penso, pi m'aiuta

pensier, e allor pi ingrana

ramo]', che 'n voi, dite, s'attuta.

Perch'io spero ancor, donna sovrana,


trovar merz in voi tutta compiuta

per l'umilt ch'


* Vale

nulla.

'n

voi

dolce e piana.

79

XX.
Messer, l'umilit donde parlate
e quel che vo' appellate cortesia,

mi vieta duramente e
e danne penitenza in

toglie

'1

frate,

fede mia.

Perch'a me par che mal mi consigliate


dicendo ch'i' ritorni tuttavia

a quella mala via di vanitate,

ched

e'

mi

dicie ch' s forte e ria.

Tuttoch'anche

la

sua

forte assai

ed mmi duramente ispa ventata;


ma pur non credo ricader gi mai.

Non

so ben l dov'io

mi sono

intrata

l'un m'iinpromette gioia e l'altro guai

se

'1

me'

non prendo assai sar malnata.

Meglio.

XXI.
Madonna,

lo

parlar ch'ora mostrate

che '1 mi' cor ublia


penser,
e lo fermate
vano
onne
ne la speranza dolce, in che disia.

al tutto face

Che

'n

nulla guisa la vostr'amistate

non chero aver, se non ch'onor vi


e se 'n cotal maniera me la date
cos son ricco com'esser cheria.

sia.

Ch'unqua, mia donna, tanto non amai


cosa neuna, quant'io agi' amata
vostra onoranza ed amo ed amerai.
Altro disio

al

mio cor non agrata

perch dovete voi amar colai,


dove d'onor vedetevi onorata.

80

XXII.

I'

si mi posso, lassa, lamentare


d'amore innanti e poi de lo meo sire :
che data sono ad amendue servire
s, ch'altra cosa no m' 'n grato fare.

E amore

amare

m'incalcia e face

con fermo core e con dolce desire


lui, che pecca 'nver me, poi ch'agradire
no li voi punto, ma pur cagionare.

mi lamentare

S che

ched

io

col cor leal l 've

'1

di ragione,

dimoro, amore, al
tu

l'ai

mi' buon sire ist 'nver

l 'ride

piacere

tu'

locato.

me

spietato

peccato face, al mi parere:

poi tanto l'amo senza falligione.

XXIII.
Tutto

ch'i'

dolce

mi lamenti
sire, non

nel mi' dire,

meo

lo

mio core

punto turbato inver di voi null'ore


ma in fra s istesso vuol morire
di ci, ch'or
s

non

corno gi

e che vi

'1

v' 'n

grato

e voi

vedete
e

mi' servire

il

facea esser amore,

sembia ch'io mancato

aggia 'nver voi, dov' fermo

Ma, ben ch'a

me non

pur piace

me

n'

'1

fiore
disire.

paia aver fallato

di cos

mostrare,

venire a la merzede

umilmente lo mi' cor la chiede,


ch'unqua non si part di voi amare
per che trovare dovre' vi umiliato.

81

XXIV.
I'

son congiunto s a voi di fede,


gientil mia donna, che manofestare
son cierto ch'i' vi posso mio affare

corno convenmi andare a la merzede

dimoro inclino al pede


umiliando me e voi pregare
vo' dolcemente, che a lei parlare

di quella, cui

deggiate,
s

com'amor

le

mi concede,

che lo sguardo dolce ed amoroso,


che si congiugne co' lo mi' vedere
alcuna volta quand'io la rimiro,

agia

l'effetto

dov'io 'ntorno giro

e voi di cierto dovete sapere

ben quella ch'amo

ma nomar

no

l'oso.

XXV.
Non oso nominare apertamente
m'ave dato a servidore
amore,
che voi ch'i' tema e non falli neente

quella, cui

quei, ch' 'n tutto podere, ci

ma

voi sapete

ben veracemente

qual la donna cui son amadore


per voi raccomando il mi' fin core,
:

che voi ben conoscete ad ubidente,

che 'n vostro ragionar per voi aitato


essere puote pi ch'i' non so dire
perch'io ve 'n prego, dolce donna mia:
:

e per la vostra nobil cortesia

non vi dispiaccia questo mio ardire,


ch'amore in ci mi sforza e.'l m' 'nsegnato.
* Latino basso

ad

oboedientiam.

82

XXVI.
Nobile pulzel letta ed amorosa,

compiuta
per

di piacere e di bellore

amo

ringrazio ed

te

che mi

ti

face

*,

pi amore,

amar sovr'onne

cosa.

Che tanto sembra me


la vita dolce,

sia graziosa
che ave lo core
mira, che neun dolzore

che in te si
mi par iguale di

tal

via disiosa,

la qual vivo in un dolce pensiero


che spero ne la tua sembianza umile

ne

trovar di cierto bona pietate.

Cosi dimoro intorno a

la

**

bieltate

ch'io 'n te veggio e a Tatto gientile

pietosamente e pur merzede chero.


* Bellezza - prov. belor - ant. frane.
** Ant. frane.
bealt, biaut,
:

belour.

XXVII.

Da

poi ch' cierto che la tua bieltate,

mi

gientil pulzella,
e ch'io altro
i'

Che

ti

amare

face

non posso, bench

lo volesse, de'

fare

ne aver pietate.

chi colpa de* tutte

fiate,

secondo la ragion, pena portare


di ci che indi nasce
ed i' appellare
:

posso
di

te,

'1

bellore e Fatto e l'umiltate

che m'nno

di poter far di

sia

'1

tolta la balia

me

pi che

tu' gientil cor,

Perch' io

ti

cu

piacere

'n

serv'i'

chero ed addomando

ch'a umilt s'acconci

il

ver me, o tal bielt di

tu'
te

sono.
in

volere
to'

via.

dono,

83

XXVIII.
Quand'io mi

ragione
grande intendimento,
n non pur seguitar lo van talento,
che tutte cose mena a perdizione,
vo' ridurre a la

e rafrenar lo

'

trovo l'animo

mio d'oppenione

che meglio posso a me donare abento,


e riconoscer via di salvamento,
che quand'i' penso aver cuor di leone.

Che

la

ragion

core appaga

lo dritto

tollendoli la cura delle cose,

che non son n non debono esser sue;

ma
le

e
* Riposo

vano penser, che s'usa piue,


n'apresenta tuttor amorose,
la pi vii ne mostra che sia vaga.

lo

Siciliano: abbentu.

XXIX.
Per questo, amico, ch'io t'agio mostrato,
lo qual mi sembla che sia dirittura,
ti vo' pregar co' la mia mente pura
ched e' ti piaccia ricever in grato
in

questa vita quanto ch'aportato


*
fia o di sollazzo o di rancura,
e di te metter tutto a la ventura,
ben operando tuttor dal tu' lato.
ti

sovra tutte ancor pregar ti voglio


che ti riducili a quell'intendimenti,
l

dove credi

di legier venire.

Quegli altri grandi, per Dio, lascia gire:


che sempre vedi li maggio talenti

muovere da soperbia
*

Dispiacere

prov.

rancura

frane, ant.

e
:

da

rigoglio.

rancune.

84

XXX.
Noi semo in un cammino, e dovem gire
in uno loco, amico, di ragione,
ci al ben, che que' che ne l'ormone,
se no '1 perdem per lo nostro fallire,
,

n'ave promesso

ma

non pu

soperbia n rigoglio in

ma

'1

magione;

core umiliato ogne stagione,

ch'uom

e la vert per

Similemente dico
che vizio tengo
ch'

tal

salire

quando

si

vi

pu

salire.

questa vita
badar s alto,
conosce che n'abbi' onta;
in

lo

ma

quegli saggio, che nel grado monta


mezzanamente, n mai non fa salto,

che disinor

gli torni

a la

finita.

XXXI.
Grazie

de

la

ti

rendo, amico, a mio podere

tua saggia e dritta conoscenza,

dove ti fa venire il buon volere,


che anno quei cui dirittura agenza
che no

*
;

n cadere
**
in quello loco ove non guirenza
ma gli dirizza s che con piacere
vengnon tuttor gioiosi a la sentenza,
gli lascia iscorrer

non temendo neun, checch si dica,


per che anno di quella vertute
la

compagnia, ched senza

fatica.

poi la prendi, amico, avrai salute


la dritta via,

e tutte cose
* Ingentilire.
** Guarigione.

che gientil cor notrica


fa compiute.

manche

85

XXXII.
Se in me avesse punto di savere,
veggiendo ch'ad amor neente cale
di quel gravoso e periglioso male,
ch'a tutte l'or' mi vede sostenere,

mi saprei

i'

partir del su' volere,

dove m'ave condotto, lasso, a tale


che quasi or mai soccorso non mi vale,
s consumato son nel male avere.

Ed aggio

il bon
sentor quasi perduto,
ched 'n soffrire ispento e consumato,
n punto non mi sento di vertute.

me da

Per non parto

corno folle che

ma

le

ferute,

sono usato
brevemente ispero aver compiuto.
vi

XXXIII.
Alcuna
si

giorno pensoso,

lo

traggie invr lo loco ov'

dicendo che mal

mi dimoro

giente, part' io

me medesmo

fra

De!

be'

segnori

tb

i'

mi poso,

che mi divoro.
dich' io allor con loro

credete voi che lo star doloroso


mi piaccia ? Non ma ne lo core inchioso
mi sento il male, ond'io languendo moro.
;

ci

mi

face

amor

e voi vedete

il

su' servidore,

merito

ch'i'

n'aggio.

Cosi dicendo fo mutar coraggio


-a

de

l'amo

sol perch'io

sempre son

e stato

ciaschedun ched riprenditore


lo

peuser,

ch'i'

fo co' stato

gramo.

**

* Vale core - prov. coratge - ant. frane. corage - spagnuolo: corazoii.


** Doloroso - prov, gratin - ant. frane. gratin - dall'antico
teutonico gratti,
:

86

XXXIV.
Sed io vivo pensoso ed dolore
neun gi si ne de' maravigliare,
per ch'i' posso ben la scusa fare
a chi esser ne vuol riprenditore.

Che

stato

i'

me

son servente e son d'amore


dipartir n sceverare,

senza
ed or mi veggio senza colpa dare
villan commiato a mi' gran disinore.

Che

falsator potrebbe dire alcuno

fosse istato, lasso doloroso,

ch'i'

al
s

mio amor,

ch'i'

sempre aggio

servito

che mia buona f m'ave schernito,


n mi' diritto dimostrar non oso
ma pur ch'i' fallo m' fatto comuno.
;

XXXV.
Morte gientil, rimedio de' cattivi,
merz merz a man giunte ti cheggio

vietimi a vedere e prendimi, che peggio


mi face amor che mie' spiriti vivi
:

son consumati e spenti s, che quivi,


dov' i' stava gioioso, ora mi veggio
in parte, lasso, l dov' io posseggio
pena e dolor con pianto e vuol ch'arrivi
:

ancra in pi di mal s'esser pi puote


perch tu, morte, ora valer mi puoi
di trarmi de le man di tal nemico.

Aime

lasso quante volte dico

amor, perch
come quel de

fai

mal pur

lo 'nferno

sol

che

a'
i

tuoi

percuote

87

XXXVI.
Tristo e dolente e faticato molto

son nel penser, amor, che tanto acierbo


mi vi mostrate, secondo lo verbo
eh' i' parlar v'odo e l'atto de lo volto,
dal qual solea gioioso esser accolto.

Ed

ora, lasso,

l 'nde

contraro riserbo

'1

mi

dolor

cierca ciascun nerbo

c'onne buon valor

si

'1

me

n'ave

tolto.

si mi grava pi cotal fatica,


perch pensando non mi sento in colpa,

che, s'io

mi

non farebbe.

vi sentisse,

Per, amore, valer ci mi dovrebbe


che chi non pecca, panni, assai si svolpa,
u non dovra portar pena nemica.
;

Nel senso

di scusarsi, sciogliersi

frane, ant

desvoleper, desvoloper

XXXVII.
si trov gi mai in vita povra
o fu neun ch'avesse gran disagio
o discacciato di contrada e d'agio,

S'on

son

io que' ch'

Oime, lasso dolente,


or

peggio chi gl'anovra.


i'

fui di sovra,

poco, di gio' nel palagio,

ed or mi trovo in loco, che malvagio


mi tegno ch'a la giente mi discovra.

Che

star

mi dovere'

in loco rinchiuso

e piangier lo mi'

ch'

No

'1

ned

danno tutto tempo


pericoloso in un momento.

faccio sol che 'n ci trovrei abento,

io trovar no
tenza non torno,

'1

vo' n l'amo, se 'n

Vi' era

uso.

88

XXXVIII.
De

che ho detto di tornare in possa

Non

come

so

ci adivenir potrebbe.

Altro che Cristo ci far non saprebbe,

m' da ogne parte

Ai

tristo

la gioi' scossa.

me, come fu mala mossa

quella che

'1

danno ebbe;
non tornerebbe

mi' disir per mi'

poi che fermo in s

verso di me, se

pria la buccia e l'ossa

'n

non fossen una cosa sanza carne


ben consumate con asciutti nerbi.

Ed
Oi

io,

me

lasso, di ci tuttor

dolente,

s'i'

mi peno.

desino o cieno,

puot'uom pensar son li miei cibi acerbi


e contr'a me, pur ch'io saccia trovarne.

XXXIX.
Nessuna cosa tengo
in verit,

come

n di

t'attender,

pi forte che nel

quanto,

al

mi

sia

grave,

gran molesta
che lo cor tempesta

si

mar

turbato nave.

parer, s

mal non ave

chi ismarruto truovasi 'n foresta,

bench veggia venir la notte presta


e senta Here cose onde tem'ave,
che chi attende. Cierfco maraviglia
come non si smarrisce nel penser
o come non percuote il capo al muro.
Quei, ch' 'n

mare

o 'n foresta, ist sicuro

di tosto esserne 'n

ma

capo o campar vero

qua' ch'aspetta morendo- sbadiglia.

89

\L.
1'

mi

tengo, lasso, a

mala posta

fermo
a tal, che non mi vai neuno schermo,
e assalito son da ogne costa.

(or ecco

il

fatto) e

sonvi per

lo

E non mi danno

i miei nemici sosta


perch fedito veggianmi ed infermo
ned io medesmo non mando a Palermo
:

per

tal

dolor sanar, che tanto costa.

mi sforzo pur de li contrari


quanto posso tuttor traggo a essi
ed e' cos mi pagan de la via.

Ch'anzi

Trovar non posso

in alcun cortesia,

miei spiriti messi


tutto tempo aggio in far d'amor suo gradi.

ed

io

dolente

XLI.
I'

ragionai

l'altr'ier

qual mi disse:

con uno antico

amico frate, guarti


n amore non seguir n le sue arti,
che lui seguendo rimarrai mendico.
lo

'ntendi,

disse que'

del cuore e de l'aver, se

del loco, ove se'

miso

di ch'io

non

ti

ti

dico,

parti

e vuogli starti

cos soletto servo al tuo nemico.

udendo lui ci dire, intesi


non vi puosi lo coraggio guari
coin 'om che la testa assai leggiere.

S ch'io,

ma

Ma

tutto

no

'1

tanto

il

senno, m'abbia ben mestiere,

voglio n acquisto di danari,

com'amo

e vo' l'amor ch'i' presi.

90

xui.
r credo, amor, che
s

voi

non

che

l'

Ma

eh'

fin

'n

i'

non dimagro

che quasi divegna come secco,


direte

tenuto e

'1

di costui

i'

pecco,

tengo tanto ad agro.

saramento sagro
posso far senza mentir del becco,
ch'ai dolor mio non nessun parecco *
s forte '1 sento, 'nd'io gi no m'a pagro
tutta volta

vi

Hn che compiuto avr

il

vostro grado,

o che piet voi averete incontra


la

gran durezza, che mia vita spegna.

Qual d'esti due che brevemente avegna


dar riposo a lo mi' cor e montra
ch'a valle tanto, pi non trova grado.
* Uguale

Latina

paricidus.

XLIII.
fai mal che ti sconforti
lamenti s di starmi servo,
dicendo ch'i' ti son crudo ed acervo,
volendoti per gittar tra i morti.

Amico, tu
e

ti

pare a me che 'n quella guisa porti


tua sofferenza, che quel eh' i' conservo
ti sia donato. Se, corno lo cervo,

Non

non

ti

rinnuovi

'n saccienti

ed accorti

piaceri, e 'n soferir con be'

costumi
quanto che piacer a me di darti,
anch'io conoscer lo tuo cor dentro.

Che

'n

onde

dar

gioi'

pena

ti

a villan gi non mi pentro


di cortese farti

acci eh' io brevemente


*

RtsUtuire la vitta

ant.

frane.,:

ralumer

ti

rallumi.

91

XLIV.
Amore,

i'

aggio vostro dire inteso,

me medesmo

del quale io conforto a

che non mi par


n

ora

lo stato

male

lo servir, ch' fatto,

pesmo,

si

ispeso,

di che son da voi ripreso


**
che ciertamente nel mi' core i' esmo
***
che 'n ci mi troverete s acesmo
eh' i' non ne servir di stare in peso,

udendo

ma

d'esser corno dite tosto e breve

dover merito averne,


maniera mi dovete darlo.

in parte di

se 'n

tal

Perdo n richero a voi s'oltraggio parlo,


che volont in me qui
non p-ur dicendo ma
;

si

la

dicierne

metto in breve.

* Cattivo - ant frane. pesme.


** Stimare - prov. estnar - antico frane. esnier,
*** Adornare - prov. acesniar - frane. acesmer
:

XLV.
Talor credete voi, amor, eh' i' dorma,
che co' lo core i' penso a voi e veglio,
mirandomi tuttora ne lo speglio
che 'nnanzi mi tenete e ne la forma.

'n ci s

fermo son che

fatto

l'orma

e divenuto ne

lo'

n taglio veglio.

Ver

che ci

mi

piace e pare

cos

'1

'1

meglio;

vostro disire, amor, lo corma.

suo podere e ci forte m'agrada,


i'
posso dir, quand'a voi penso,
ched io non abandono nul tesoro.

nel

per eh'

Aggia chi voi riccor d'argento e


che

s'io voi sol

d'oro,

aquisto e tegno, ben so

c'onn'altro ricco inver di

me

digrada.

92

XLVI.
Sed

comincio dir che paia 'lpestro


e sia noioso e non si possa 'ntendre,
in verit ch'uom non me n' de' riprendre,
per che '1 tatto mio va a sinestro.

io

credea maestro

di quell'arte, ond'io

mi convien aprendre,
come d'amore, che or mi vuol car vondre

esser, tuttora

lo

ben passato con crudel capestro.

Ond'i' sperava, lasso, esser sicuro,

perch ben mi parea servire e starmi,


ne mai no me n' sarei guardato indietro.

Non

sacci'

ormai chi

da poi che posto


che
*

li

Andare al metro

li

s'

vada al mietro,
ad ingannarmi,
si

so' stato s fedele e puro.


-

piacere.

XLVII.
amor, che tu richiedi
ove tu ami
e, come tu mi conti, gioi' ne brami,
sa' tu ch'i' sono a te tuttor a' piedi.

In quella guisa,

merzede

in quella parte

S che tu stesso di tua

man

ti

fiedi

quando di ci pietade altrove chiami,


donde tu se' spietato e noia fa' mi
dandomi peggior colpi che di spiedi.
Perch'io prego colei, onde tu attendi
d'aver piacer, ch'ella cos

come

'1

ti

doni

tu te acconci di servirmi.

Di ci non puoi ch'i' ti diserva dirmi,


ina puoi pensare, al termine che poni
di farmi ben, che te medesmo ofendi.

-93XLVIII.

Un

poco esser mi pare isviatetto

in verit e di ragion partito,

veggiomene ben mostrare a dito


volta, e s m' anche detto.

alcuna

Ma

chi

Ma

tuttavia

me

ne riprende co' lui metto,


vedr
il viso colorito
che se
ch'i' spesso veggio, che ne fa schernito
s non sar sacciente fancelletto.
i'

vorrei ben potere

non punto pensarvi,


che ben conosco mi sarebbe onore

da

ci partire e

ma

chi quei che pu far contr'amore ?


Mai non udi' medicina trovarvi,
ned io non son per gir contr'a podere.

XLIX.

Como ch'amor mi meni

tuttavolta

sono issuto e sou di sua masnada,


n altra vita tener non m'agrada,
ben ched e' m'aggia la speranza tolta.

i'

Che quand'om acconcio in fede molta


non leggiermente su' voler digrada
ma si pena seguir tutta fiada
;

com'io

fo,

lasso, ch' 'n ci fede istolta.

gi per non lascio mia follia,


che si fermato sono in ci per uso
che sagiamente parmi dimenare; *

mi pare
altro che dritto, onde per mi scuso,
che in seguendo amor fo cortesia.

n 'nganno chi conosca non

* Esprimere

prov.

demenar

ant. frane.

demener.

94

L.

La

pena, che sent Cato di

Roma

Barberia
k>r ch'ai re Giuba pur andar volia
vegiendo la sua giente istanca e doma,
in quelle

secche de

la

non sembl'a me che fosse s gran soma


d'assai, mia donna, com'or la mia:
che, se serpente e sete mal facia
lui ed a' suoi come Lucan li noma,

son punto e navrato * da colui


che tutte cose mena a su' piacere

i'

e face a qual si vuole adoperare.

Dunque
che

pi crudelmente pu

amor che me
'''Ferire

prov.

mal

fare

podere,
conquide pi ch'altrui.

l'altre cose, cui e' d

nafrar

ant. fran.

navrer, nafrer

LI.

Diciendo i' vero altrui fallar non curo,


ch'alcuna volta il dritto si ritrova:
n non conven gi, che colui si mova
che fa '1 ver su' timon ma stea sicuro
;

che, sanz' irlo ciercando, vedr puro,

a chi l'avr conteso, perder prova


che non or la mia sentenza nova
che '1 menzonier rimane in loco iscuro
;

a lungo andar con tutta sua menzogna;

ma
e

ben veden che sempre avenuto


similmente adiverr ancra.

E, quanto pi di

tempo

il

ver dimora

ad apparir, tant' colui tenuto,


che l' nascosto, con maggior vergogna.

95
LII.

Due malvagie maniere

di

mentire

mi par che sien, secondo quel ch'intendo.


Che tristi vada Iddio tutti facciendo
color,

che vivono

L'una si
lo ben

'n

cotal disire!

che vuol covrire

di que',

andandolo spegnendo,
e far parer che ci mal sia, mentendo
ched ben cosa da dover morire.
altrui,

L'altra si di que', che

e 'n se
e'

con

com

non sa nulla

male,
villania
alcuna
trova

che possi dir di

colui, cu' vuol

be' motti fa creder

che sia

un ver chiarito a ciascun comunale,


e da poi se ne ride e se n' trastulla.

lui.

Non posso rafrenar


c'ognor mi pingie
lo core allegro la
fa

lietamente per

lo

mi' talento,

in gioia

dimostrare;

lingua parlare
lo ben, eh'

i'

sento.

Ciascun de' senni miei si sta contento


quand' i' m'acordo 'n gioia dimenare,
e 'n questa guisa or posso confortare
e di tutto penar donarmi abento.

'nd' io

ne rendo a voi grazie e merzede,

donn'amorosa pi d'altra gientile,


compiuta di savere e canoscenza

che tutto ci da voi nasce e comenza


perseverando, ond'io co '1 cor umile
dimoro 'ngnora 'nclino al vostro pede.

96

LIV.

Quando l'amore

il su' servo partito


trova null'ora del su' pensamento,

volete udir

ched

e'

un

bel

vendicamento

ne fa? - S pr' ed ardito

che mantenente l' s assalito


di dolor grave e soverchio tormento,
che 'nfin ched e' non torna a pentimento
non pu di tal penar esser guarito.
Perch'io consiglio ciascun amadore
che non si parta ma fermi '1 disire
;

in

quanto che amor vuol aportare.

Ch'onor n nullo ben vien sanz'amare,


ma lo contraro, perch mal finire
de' quei, che n' vuol gi mai partir su' core.

r.v

Vita mi piace d'om che si mantene


cortesemente ne la via d'amore,
e che acconcia

il

su'

amoroso core

in ci che vole onore e tutto bene.

Che

indi nasce tutta fiata e vene

quanto ch'om face che sia di valore,


che mi sembia che vivendo more
quei, che si parte da s dolce spene.

Che

la vita

d'amore

graziosa,

e 'n tutte cose si sape


lo

'nnamorato me' che

avanzare
l'altra

giente

che chi non d'amor n non ne sente


non puote, al mi' parer, di s mostrare
necnte, ch'apartenga a nobil cosa.

97

LVI.
P son ben
che mio

mio amore,

cierto, dolce

follor vi fa talor volere

cosa, ch' molto incontro a lo piacere


di voi, che

mi

ci

avete dolce core.

fate sol per vostro onore,

non gi per

ch'i'

degno de l'avere,
merz cherere,

sia

n'

per ve n' vo'


che mi perdoni ci vostro dolzore
l 'nd'io

sappiendo che l'amore in ci mi sforza,


che segnoreggia s corno li piace
e deve far de' suoi fin amadori.
1

Non

so

ma

'1

i'

non

ben che fa de

mio ver

gli altri cori

voi fatt' fino e verace

che

l'altro disio

voi s'amorza.

'n

LVI!.

De

lo

piacere che or presente presi

di voi,

amor,

dicovi la

corno ben sapete,

merz che

di ci avete

che 'n verit pertanto


stesso co' le

ch'i'

mi

difesi,

mie man non mi

offesi

in

guisa maggio, che voi non credete -

or

ch'i' vi

mando

nel qual ringrazio

lo dir
i

che vedete,

vostr'atti cortesi

che m'nno tratto de lo rio penser,


nel quale i' dimorava in tale guisa
ch'era di viver tutto risaziato.

'ndio vi rendo, amor, merz, ch'aitato

m'avete s che '1 cor mio non divisa


for che di starvi allegro servo intero.

98

LVIII.
L'attender, ched

mi tene

ma

i'

faccio con paura,

pensamento tuttavia

in

speranza, in che '1 mi' cor disia,


alcun pochetto in ci mi rassicura.
la

Che sanza

fallo pena tanto dura


corno l'attender non credo che sia,
n dolce medicina, in fede mia,

come per

isperar fae

om

sicura

sua ne lo dolce penser,


che a ciascuno amante dona amore,
senza lo qual seria morte la vita.

la vita

Similemente in me aggio partita


la dimoranza, ch'i' faccio mant'ore,
fuggiendo la paura e sperar chero.

UX.
I'

s vorrei cosi aver d'amore


ben ed onor, com' io li son leale,
e, s' io son lo contraro, averne male
in simil guisa e greve pentigione.

N non sarebbe

ci contr'a ragione,

secondo il mi' parer, ma cosa iguale


ma non vo' dir di voi, amor, cotale
che vivere mi fate in pensagione.

Perch dovete aver pi segnoria,


la qual mi piace ben che voi agiate,
a ci che

Che

la

seguiate con onore.

'n tutte cose, dolce mio amore,


conven che gientil core aggia pietate
ch'umili stanno e amai) cortesia.

99

LX.

Ne

dove amor mi tene,


cor vado pensando
la vita che m' *n grato, e ricordando
quella dolcezza donde mi sovene.
lo disio,

sovente

co' lo

Che, quando in mio penser rimiro bene


l'alto piagiente dove m'accomando,
tutte tiate cosa

non domando

che in ci tener ferma mia spene.

for

Per che, dimorando in tal disio,


non m' aviso ch'i potesse avere
cosa, che fosse a lo mi' cor contraro;

perch cotal voler m' dolce e caro,


che seguitando '1 n'acquisto piacere,
vivendo com' 'n grato a lo cor mio.

LXI.

Per

ch'i'

temenza di fallare

s'andasse pi innanzi maggiormente,


mi voglio sofferire e porre mente
a

ci, ch'i'

gi udito aggio contare:

che dolce cauto puote altru' innoiare


per tropp' usare e venir ispiacente
perch'i' vi dico ched i' son temente
pur d' esto tanto innanzi a vo' inviare.
;

voglio umil pregar la cortesia

che m'abbia in ci per iscusato,


pur mostrare vo' di mio savere

di voi,
ch'i'

lo qua],

se fosse ancor me' da vedere,

avrei con pi ardire a voi


e

mander quand'a piacer

mandato
vi ta.

LE RIME ANTERIORI AL

1290

AD UN AMICO.

Certe mie rime a

te

mandar volendo

del greve stato che lo

amor m'apparve
e disse

meo

in figura

non mandar

cor porta,

morta

ch'i'

ti

riprendo

per che, se l'amico quel ch'intendo,


e' non avr gi s la mente accorta,
ch'udendo la 'ngiuliosa cosa e torta
che i' ti fo tuttor soffrire ardendo,

gran smarrimento,
ch'avanti ch'udit' aggia tua pesanza,
non si diparta da la vita '1 core.

temo non prenda

ch'i'

sono amore
mia sembianza
e portone ciascun tuo pensamento.
tu conosci

e ch'i'

ti

ben

lascio questa

* Origini vicine di Ca, Va,

Cap 1

Dante

ciascun'

104

ai Poeti.

alma presa

e gentil core

nel cui cospetto viene

a ci che

mi

riscrivali

il

salute in lor signor, cio

Gi

dir presente,

suo parvente,

Amore.

quasi ch'atterzate l'ore


del tempo ch'ogni stella n' lucente,
erari

quando m'apparve amor subitamente


cui essenza memorar mi d orrore.

mi sembrava amor, tenendo


mio core in mano e nelle braccia avea
Madonna, involta in un drappo, dormendo.

Allegro

svegliava e d'esto core ardendo


paventosa umilmente pascea;
appresso gir lo ne vedea piangendo.

Poi

lei

la

105

Guido a Dante.

Vedeste,

mio

al

parere, ogni valore

quanto ben oin sente,

e tatto gioco e

se foste 'n prova del signor valente,

che signoreggia

mondo de

'1

l'onore.

Poi vive in parte dove noia more


e tien ragion ne la pietosa mente;
s va soave per sonni a la gente,
che' cor ne porta senza far dolore.

Di voi lo core ne port, vegendo


che vostra donna la morte chedea
nodrilla d'esto cor di ci temendo.

Quando v'apparve che


fu

'1

che

Dato da

codici primari Ca,

Dante e Guido,

venia per

la

si

compiea,

su' contrario lo venia vincendo.

nella risposta in confronto del tu


fra

sen' gi dolendo,

dolce sonno ch'allor


'1

io r.tengo

venia di

Ms

Va, Ba, Ms. Quest'ultimo


e, poi

che

questo sonetto

il
il

pi originale, tanto pi perch

tutti gli

altri,

segnati da le differenze del suo simile

che

solo

che mette l'uso del voi

primo scambio
nell'

ultimo

di

verso

non d senso. Gli errori individuali

conoscenza
mette

lo

Ms

sono

di

ioti

a Dante.

Se vedi amore assai


in parte l 've

ti

Lapo

prego, Dante,
sia presente,

che non ti gravi di por s la mente,


che mi rescrivi s'el' il chiama amante
e se la

donna

li

sembla avenante,

che s le mostra vinto fortemente


che molte fiate cos fatta gente
sol, per gravezza, d'amor far sembiante.
;

Tu

sai che ne la corte l 've regna

e'

non

vi po' servir

a donna, che

om

che sia vile

entro sia renduta.

Se la soffrenza lo servente aiuta


pu di leggier conoscer nostro stile,
lo quale porta di merzede insegna.

Anche questo sonetto


per

se lo )

sono minime.

qualche

dato da

Ca

e seguaci e da Mi. Alcune forme pi arcaiche (

conservazione di iato

fanno propendere

per

s'elli

Ms. Le varianti del

resto

lo?

a Giovanna.

Avete

vo' li fiori e la verdura


che luce od bello a vedere
risplen'de pi che '1 sol vostra figura
chi vo' non vede ma' non po' valere.
'n

e ci

inondo non creatura


piena di bielt n di piacere
e chi d'amor si teme, l'assicura

In questo
si

vostro bel viso, e non po' pi temere.

Le donne che vi fanno compagnia


assa' mi piaccion per lo vostro onore
ed

i'

le

prego per lor cortesia

che qual pi pot pi vi faccia onore,


ed aggia cara vostra segnoria,
perch di tutte sete la migliore.

Ca

soltanto fra

primari con

seguaci suoi.

108

a Giovanna.

Chi questa che ven ch'ogn'om la mira


e fa tremar di chiaritale l'a're,
e mena seco amor s che parlare
null'omo pot, ma ciascun sospira
Deo. che sembra quando li occhi gira
Amor, ch'i' no '1 savria contare
cotanto d'umilt donna mi pare,
ch'ogn'altra ver di lei i' la chiam'ira.
dica'l

Non

poria contar la sua piagenza,

si

ch'a

lei

s'inchina ogni gentil virtute,

e la beltate per sua dea la mostra.

Non

fu s alta gi la mente nostra


non si pose in noi tanta salute,
che propriamente n'aviam canoscenza.
e

Originali sono

Va

dato dai suoi seguaci


savria in

con

equivoche

come

infatti

do

ha qualche verso contro misura

quindi

parrebbe

riferito al

confronto di poria che poi sarebbe quindi ripetuto

la versione di
simili.

molto discutibile

Va

Va come quella
Al v. 5 il de
Va. Al v. 6 Va d

e Ca. Io ritengo, a differenza dell' Ercole, la lezione di

che appare molto pi pura. Ca

la ripetizione della

rima vertute

che

deo

(v.

di

al v. 9.

in

14).

Ca

Cosi al

v. 13

salvata

Guido evitava

le

rime

Quanto al v. 4 Ca d una forma contro misura e l'Ercole si servi della correzione


criticj mente dei codici secondari. La forma invece del verso completa in Va e

l'espressione null'omo ha altrettanto

gimiglianza francese.

valore

per

testimonianze arcaiche quanto

il

ora di

109

a Giovanna.

Belt di

donna

e cavalieri

di piagente core,

armati che sian genti,

cantar d'augelli, e ragionar d'amore,

mar

adorni legni in

forte correnti,

aire sereno quand'appai' l'albore,


e bianca neve scender senza venti,

rivera d'acqua, e prato d'ogni fiore,


oro, argento, azzurro in ornamenti,

passa la gran beltate e la piagenza


de la mia donna e '1 suo gentil coraggio
s, che rassembi'a vile a chi ci sguarda.

tanto pi d'ogn'altra canoscenza

quanto

Li
il

che

come

antichissimo puro contro tutti gli

ci
il

de la terra maggio.

lo cielo

non

simil di natura ben

conferma nella
prof. Ercole,

fiducia mostrata

pur ritenendo

altri.

Oli

a questo

altri codici.

avvicina soltanto e quasi totalmente

codice

la lezione di TJ,

inquinandola con lezioni secondarie di

si

tarda.

per 'le altre rime.

non l'abbia data

in

Non

si

Ah ;

comprende

tutta la sua purezza,

110

A Giovanna.

Fresca rosa novella,


piacente primavera,

per prata e per rivera

gaiamente cantando,
vostro

Lo

fin

pregio

mando

a la verdura.

vostro pregio fino

in gio' si

da grandi

ri novelli

da

zitelli

per ciascuno cammino.


E cantine li augelli,

ciascuno in suo latino,


e da matino
su li verdi arbuscielli.
Tutto lo mondo canti,
po' che lo tempo vene,
si come si convene,

da sera

vostr'altezza pregiata;

che siete angelicata criatura.


Angelica sembianza
in voi, donna, riposa.

Dio

quanto aventurosa

tue la

mia disianza

Ili

Vostra cera gioiosa,


poi che passa ed avanza
natura e costumanza,
ben mirabil cosa.
Fra lor le donne dea
vi

chiaman come

siete

tanto adorna parete


ch'eo non saccio contare

pensare

e chi porla

Oltr'a natura

oltr'a

natura?

umana

vostra fina piagenza


fece Dio, per essenza
che voi foste sovrana.
Perch vostra parvenza

ver

me non

sia lontana,

or no mi sia villana
la dolce provedenza.
E, se vi pare oltraggio

ch'ad amarvi sia dato,

non

sia

da voi blasmato,

che solo amor mi sforza,


contr'a cui non vai forza n misura.

Ca

solo ha la giusta attribuzione:

dell'uso del

k disceso da Pe

lo scioglimento di e in te

in

Va:

come

pure

molto vicino nell'origine a

Pe :

c'

l'abbandono

pi alcune specialit ortografiche e glottologiche quali

arbnscielli.

eh gh e

U3

a Giovanna.

Io vidi

li

occhi,

dove

Amor

si

mise

quando mi fece di s pauroso,


che mi guardar com'io fosse noioso
allora dico che

E, se

'1

non fosse che

cor
la

si divise.

donna

rise,

io parlerei di tal guisa doglioso

ch'amor medesimo farla cruccioso,


che f lo inmaginar che mi conquise.
Dal ciel si mosse un spirito in quel punto,
che quella donna mi degn guardare,
e vennesi a posar nel mio penser.

mi conta

si

d'amore

il

vero,

che ogni sua virt veder mi pare


s, com'io fosse ne lo suo cor giunto.

Originali

Va ed Rs\

pi autorevole

Va

113

A Giovanna.

Li miei foll'occhi, che prima guardare


vostra figura piena di valore,
fuor quei che di voi, donna, m'acusaro
nel fero loco, ove ten corte

E mantenente

avanti

lui

amore.

mostraro

ch'io era fatto vostro servidore

perch sospiri e dolor mi pigliaro


vedendo che temenza avea lo core.

Menarmi
in una

tosto senza riposanza


parte, l

che ciascun

Quando mi
dissenni:

si

i'

doleva d'amor

vider, tutti

trovai gente
forte.

con pietanza

fatto se' di tal servente

che mai non dei sperare altro che morte.

Codici originali Va, Ba, con minime differenze e prevalente correzione in Va.

- 114

per Giovanna.

donne

Io vidi

co' la

donna mia

non che neuna mi sembrasse donna,

ma

sol che somigliavan la

Gi no
e

le lodo, se

non biasimo

ma

non perch'

lei

vero,

se m'intendete

tosto,

miei

Crude', veggendo se

spiriti,

me non

Che, stando nel penser,

li

a lagrime del cor, che no

Ca

'1

ragionando movesi un penser

a dir

Solo

sua ombria.

originale

morrete.

piangete

occhi fan via


la oblia.

avvicino la sua ortografia a quella del Vaticano 3793 e dei pi autorevoli

testimoni dell'antica grafia.

115 -*
do

ia

0'Jn.eT
nini;'!

'io'I

i!

Canzone.
ikuQ
'l

!!

Uni!

Io

oFri*)

non pensava che lo cor gi mai


avesse di sospir tormento tanto,
che de l'anima mia nascesse pianto,
mostrando per lo viso li occhi morte.
Non sent'i' pace n riposo alquanto,
poscia ch'amore e

madonna

trovai,

tu non camperai,
qual mi disse:
valor
di costei forte.
che troppo lo
lo

La mia

virt si partio sconsolata,

poi che lasci lo core

a la battaglia ove madonna stata


la qual de li occhi suoi venne a ferire
:

di tal guisa,

ruppe

tutt'i

ch'amore
miei spiriti a fuggire.

Di questa donna non si pu contare


che di tante bellezze adorna vene,

che mente di qua gi no

Originali

li

Ca

la

sostene

Mari. Quest'ultimo ha una lezione pi completa e chiara.


li occhi di Ca con molto maggior chiarezza.

occhi per a

Al verso

Mart

che

si,

la

veggia

116

lo 'ntelletto nostro.

Tant' gentil che, quand'io penso bene,

l'anima sento per lo cor tremare,


s come quella che non pu durare
davante al gran valore ch'io le mostro.
Per li occhi fere la sua claritate
s, che quale mi vede

non guardi tu? questue pietate,


ch' posta invece di persona morta
per dimandar mercede,
e non se n' madonna ancra accorta.

dice:

Quando

penser mi ven, ch'io voglia dire


a gentil core de la sua vertute,
i' trovo me di s poca salute
ch'io non ardisco di star nel penser.
'1

Ch'amor, ch'

le bellezze

sue vedute,

mi sbigottisce s, che sofferire


non pu lo cor, sentendola venire

che sospirando dice


io ti dispero
per che trasse del suo dolce riso
:

una

sai

saetta aguta,

ch' passato

Tu

**

'1

tuo core e

quando

'1

venisti ch'io

mio
ti

diviso.
***

dissi

poi che l'avei veduta,

per forza convenia che tu morissi.

Canzon, tu sai che

de'

libri

d'amore

quando madonna vidi


piaccia ch'i' di te mi fidi,

io t'asemplai

ora

ti

e vadi 'n guisa a lei ch'ella t'ascolti.

prego umilemente a

* Accetto questa versione

di

Mart

per

il

senso

che l'anima trema, poich essa non pu resistere


**

Ca manca

*** Essendo

sponde meglio

al

di

eh iniziale del verso

Mart mancante

lei tu

al

generale

guidi

Quando

grande valore ch'io

ommette

talvolta la

le

io

penso bene, sento

mostro con

il

pensiero .

prima sillaba come

al v. 46.

per misura devesi accettare la lezione di Ca, che anche corri-

senso dell'intera strofa.

li

117

mio

spiriti fuggiti del

per

core,

soverchio de lo suo valore

lo

non fosser

ch'erari distrutti, se

vanno

soli

volti

senza compagnia

e son pien di paura.

Per
e poi

li
li

mena
d

per fidata via

quando

li

se'

presente

Questi sono in figura


d'un che si more isbigottitamente.

118

Dante a Guido.

Guido, vorrei che tu e Lapo ed io


fossimo presi per incantamento

messi in un vascel ch'ad ogni vento


per mare andasse a voler vostro e mio,
e

che fortuna ed altro tempo rio


ci potesse dare impedimento
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse il disio.

non

E monna Vanna

e monna Bie poi


con quella ch' sul numero del trenta
con noi ponesse il buono incantatore

e quivi ragionar

sempre d'amore,

e ciascuna di lor fosse contenta


si

come

io

credo che sariamo noi.

119

a Dante.

che d'amor fu degno,


non trovo sol che rimembranza,
donna tenesse altra sembianza,

S'io fossi quelli


del qual
e la

assai

mi

piaceria

fatto segno.

tu che se' de l'amoroso regno,

onde di merz nascie speranza,


riguarda se '1 mio spirito pesanza,
ch'un prest'arcier di lui fatto segno.
l

tragge l'arco che


si

li

tese

amore

lietamente, che la sua persona

par che di gioco porti signoria.

Or

odi maraviglia che

lo spirito fedito

vedendo che

Va

pi originale dell'arbitrario

li

Md.

'1

disia

li perdona
strugge il suo valore.

120

Ballata.

Se m' del

tutto obliato

gi per fede

anzi ragiona
al dispietato

qual

ma

si

il

sente simil me' ci crede

chi tal vede

ch'amor mi dona

certo

more.

Che, quando

lo

piacer

lo

sospir

si

non persona

spirito 'n su' stato,

che figurato
che

merzede

cor non abandona


di servire a grato
core.

mi stringe tanto

mova,

par che nel cor mi piova

un dolce amor
ch'io dico

Ca

e vari gruppi di seguaci ed

la lezione dell'Ercole, lezione tarda

manca una
stificata.

sillaba,

ed Rb,

Totalmente

il

bono,

donna, tutto vostro sono.

Rb rappresentante
ed arbitraria

di

altre origini. Uniti nel verso 5 a smentire

Cb.

Il v.

9 esce dal confronto di Ca, cui

quale ultimo ha per qua e l qualche variante strana e poco giu-

le differenze

sono ben

lievi

121

a Dante.

Dante, un sospiro messagier del core

subitamente m'assali dormendo,


ed io mi risvegliai allor, temendo
ched elli fosse in compagnia d'amore.
Poi mi girai e vidi '1 servidore
di monna Lagia, che venia dicendo
s che piangendo
aiutami, piet
:

presi di

i'

merc tanto valore,

amore eh' afilava dardi.


domandai del suo tormento
mi rispose in questa guisa

ch'io giunsi

Allor lo

ed

elli

al

servente che la donna prisa

e tengola per far


e se no

'1

crede d ch'a

Codici di autorit Va, Afr, Ms.

purezza e perch concilia


codici.

la

suo piacimento

lezione

Preferibile

li

occhi guardi.

quest'ultimo,

perch altra volta se ne vide la

evidentemente non errata individualmente degli

altri

due

122 -

Sonetto dell' Orlandi


che diede origine a la canzone.

Onde

si

qual

'1

move

donde nasce amore?


e' dimora

su' propio loco ov'

sustanzia, accidente o

memora?

cagion d' occhi o voler di core

da che procede suo stato o furore?


come foco si sente che divora ?
di che si notrica domand'io ancora,
come e quando e di cui si fa segnore?
che cosa , dico, amor? ae figura?
per se forma o pur somiglia altrui?
vita questo amore o vero morte?

Chi '1 serve dee saver di sua natura:


io ne domando voi, Guido, di lui:
odo che molto usate in la sua corte.

123

Canzone.

Donna mi

prega perch'io ( x ) voglio


d'un accidente che sovente fero
ed s altero - eh' chiamato amore.
ver sentire.
S chi lo nega possa
3
canoscente
presente
chero,
Ed, a
( ),
perch'io no spero- eh' om di basso core
a tal ragione porti canoscenza:
che senza - naturai dimostramento
non talento - di voler provare
l ove (4) posa e chi lo fa creare 5),
e qual sua vertute e sua potenza,
( )

dire

'1

<

(i)

me, eo di Ca sembrano tendenze speciali

vulgata toscana (Caix)


dei copisti. In
(2) volita:

Eo

di questo codice e

son forme estranee a

la

forma antiquata de' tempi di Guittone, ristabilita pi tardi nell' uso

Vd e tonico o
Mari mentre

secondario esce quasi sempre

Ba :

in

in

i.

voglio. L'uso del cong. per

1'

ind. appare

come

facile

modi-

una uscita poco comune e che poteva sembrare sgrammaticata. L' uso del doppio /
grafia molto arcaica, prossima a la met del dugento, specie nel Pai. 418. Il non trovarla mai
in Vii porta ad escluderla, poich sembra anche una specialit di Mari, es dolila, baltalia etc.
- ed al - Cap 1 - ed a - Mari. - ond a ossia dall' unione
(3) Cos esce dal confronto di Ca
degli avversi Cap 1 Mart, in quella forma non comune a : escludendo Yond di Mart. che appare
ficazione di

correzione nel
(4)

Mart.

commento
-

ove. Cosi per evitare


et.

di frate

1'

iato

Ca

(Vedi Caix e Vd) e ben


(5)

Egidio (Pasqualigo, op.

Mart: criare.

balilla, dichi, diteggia,

la dove.

facile,

Le forme

cit.).

mancanza metrica:

la ove si: correzione per l'apparente

lo

prova

la ove, l ve sono le pi

una sostituzione

questa una tendenza speciale

di

dove per la

Ba

comuni

con la

in questa

ve.

esempio:
ricomando, troverite, onniora, dimandare, sbiguttiscie, ecc.
all'

iotazione in questo codice:

124

l'essenza, - poi ciascun suo


e

'1

s'

piacimento - che

omo

per veder

'1

movimento,

fa dire

lo po'

amare

mostrare.

In quella parte dove sta memora


prende suo stato, s formato come
diaffan da lume, - d' una scuritate
la qual da Marte vene e fa dimora.
Elli creato ed (J ) sensato nome,
d'alma costume ( 2 ) - e di cor volont te.
Ven da veduta forma che s'intende,
che prende - nel possibile intelletto

come

'n subietto - loco e dirnoranza.

mai non pesanza


perch da qualitate non descende:
resplende -in s perpetuale effetto;
non diletto, - ma consideranza;
s che non pot l gir ( 3 ) simiglianza.
In quella parte

Non

ma

da quella vene
pone tale
non razionale -, ma che sente dico.
For di salute giudicar mantene,
che la ritenzione per ragione vale.
Discerne male - in cui vizio amico.
Di sua potenza segue spesso morte
vertute,

eh' perfezione,

che

si

'

se forte - la vert fosse impedita,

quale aita (4) - la contraria via,


non perch oppost'a naturale sia ( 5)
ma quanto che da buon perfetto tort'
la

(i) Preferibile questa lezione di

zione al

commento

Ca a

del Colonna, di cui

(2)

L' unione di

(3)

Dal confronto

tutti
:

si

quella di

Mart

codici primari fa credere che

la gire

da, che non ha senso

vide alcuna influenza su

Ca, largir

Mart

ritenesse

si

Mart, Cap 1 la ire


,

per

il

v.

ed

in

rela-

5.

buona questa rima.

Ba, essendo

il

la gire in

Ca

una conseguenza metrica di p per pot e rivelando Ba la cattiva interpetrazione sua e di Mart
sopra un originale comune la gir o la gire contro misura.
ila a la contro misura, modificazione di un ita la dato da Ca che non ha
(4) Mari
:

senso.
(5)

Cosi io credo dover ricostruire questo verso, tanto martoriato dai copisti, sul confronto

non perch opposto naturale sia - Mart - non perch opposta naturai sia - Ca. Con questa
ola ricostruzione, che non mi sembra arbitrariamente congetturale, esce il significato.
di

125

per sorte - non po' dire om c'aggia vita


che stabilita - non segnoria:

a simel po' valer quand'

(*)

om

l'oblia.

L'esser quando lo voler tanto


misura di natura torna: ( 2 )
poi non s'adorna - di riposo mai.
Move cangiando color riso e pianto
e la figura con paura storna:
poco soggiorna: - ancor di lui vedrai
ch'oltra

che

'n

La

nova - qualit

gente di valor

pi

lo

move

si

trova.

sospiri

3
(

om

miri - in non fermato (4) loco


destandos'ira, la qual manda foco.
prova.
Imaginar non pot ( 5 ) om che no
N mova - gi per eh' a lui si tiri
e non si giri - per trovarvi gioco
n certamente gran saver n poco.
e voi eh'

'

De

simil trage complexione sguardo

che fa parere lo piacere certo:


non po' coverto - star quand'

Non

gi selvaggio

le

giunto

6
(

).

belt son dardo,

volere per temer sperto:


consegue merlo - spirito eh' punto.

che

(i)

(2)

tal

quanto di Mari nel commento del Colonna.


Dal confronto
:

misura d
Mari: olir misura di escludendo la leBa choltre misura di
zione di Cap 1 fuor di natura di misura che risente delle modificazioni dei commenti.
1' espres(3) a sospiri di Mart, Ba, appare una immissione non razionale, perch in tutta
sione dello stil nuovo i sospiri sono concepiti come viventi di vita propria, escludendo dal sog-

Ca

coltra

getto da cui movono.


(4)

La lezione di Ca formato non assicurata da Cap 1 nel comm. del CoMari, che pur ne risente, mantenne fermato vuol dire che cos portava la

Cos Mari.

lonna. Se quindi
origine sua.
(5)

noi p in

Ba

contro misura fu corretto da

esatto anche degli errori, qui regolare. Pot di

e trova largo riscontro in Vd.

Vedi

v.

Ne

in

Mari

Ca

con un Ioni per hom. Ca,

evita la cacofonia delle

Ca era consueta

la distensione della

due

ricopiatore

sillabe

forma

p om

in pot.

28.

Dal confronto delle lezioni quando se gionto - Mari, quand e si giunto - Ba con le
quali si completa, non po' choverto star si giunto - Ca
che ha la garanzia di Cap 1 : non po'
choverto star quand' .
(6)

E non

126

conoscer per lo viso:


bianco in tale obietto cade,
e' orn priso
e chi ben aude - forma non si vede.
si po'

Dunqu'

meno che da

elli

lui

procede

( ):

for di colore d'esser diviso,

assiso - mezzo scuro luce rade:


for d' onne ( 2 ) fraude - dice, degno in fede,

che solo di(3 ) costui nasce mercede.

Tu
ve

poi sicuramente gir, canzone,


4

t'
si adornata
eh' assai laudata
sar tua ragione
da le persone - ch'anno intendimento:

'

piace, eh' io

ti

di star con l'altre tu

(i) Il

perch

di

Ba

Mart

non

risente del solito

i talento.

commento.

Da

quel

meno

evidente errore

Ca, raddrizzato da Cap 1 : dunguelli meno: sono probabilmente varie letture di un originale
paleografico du queli meno. La forma elli comunissima in Vd.

di

Per

la

tendenza

ongne, data

la

tendenza a

(2)

(3)

stico,

Pi proprio del da

1'

(v.

anche Caix) propendo per onni

di

di

Mart

ma

Mart, ritengo la forma onne.


Ba Mart il di di Ca, Cap 1 , come quello che,

iotazione di

poich Ba,

Ca

nell'uso trecenti-

meglio esprimeva una derivazione o provenienza ideale.

(4) Il la

in

Vd

di

dove

ti,

vi

Ca

te di

Mart

una evidente

ove ti e Cap 1 : la ove

la che sembrava soverchio a la misura

nale lave.

li.

cattiva

trascrizione

Si deve quindi

mantenendo

1'

di la

ve ti che

ammettere che Ca abbia

ove e che

Ba

si

muta

in

Ba

tralasciato quel

abbia letto dove un origi-

La

bella donna,

137

Guido Orlandi,

dove amor

si

mostra

ch' tanto di valor pieno ed adorno,

tragge lo cor de la persona vostra

prende vita in far con

Perch'

che

'1

lei

soggiorno.

dolce guardia la sua chiostra

sente in India ciascun lunicorno

e la vert de l'arma fera giostra


vizio pos dir no

fa crudel ritorno.

gran valenza,
che gi non manca in lei cosa da bene,
ma' che natura la cre mortale. *

Ch'ell' per certo di s

Poi mostra che 'n ci mise provedenza


ch'ai vostro intendimento si convene
far perconoscer quel ch' lui sia tale.
Non intendo perch l'Ercole sia andato a ricercare un commento
Mi pare sia facile intenderlo. Mantenendo la forma intatta di
Ca, io leggo cos
versi 7 ed 8, mettendo arma per alma di Va con il comunissimo
scambio delle liquide da an'ma . Interpreto
la virt dell'anima nella vergine sostiene
Ca

Va

codd. autorevoli

tanto strano a questo sonetto.


i

fiero

combattimento,

* Cos

natura

Va

di

ha ogni cosa

non

il

ma

puoi o posso dire che

creatura

il

non

vizio

vi fa

crudel ritorno .

d. "senso pi scarso e pi facilmente

facile interpetrazione, piuttosto

che

il

perfetta, fuor che natura la cre mortale

appare correzione di

ma

contrario. Il senso ne acquista cos

che

Ella

pure anche in ci mise una provvidenza

128

Guido Orlandi rispose con

suon

di

vorria di

trombe anzi che


fin

amor

il

sonetto:

di corno,

una mostra
Pasqua un giorno,

far

d'armati cavalier di

e navicare sanza tiro d'ostra

ver la gioiosa garda, girle intorno

a sua difensa, non cherendo giostra,


a te, che se' di gentilezza adorno,
dicendo il ver perch'i' la donna nostra.

Jesu ne prego con gran riverenza


per quella di cui spesso mi sovene,
che a lo su' sire sempre stea leale,

servando in s l'onor come s'avene


viva con Deo, che ne sostene ed ale,
n mai da lui non faccia dipartenza.
;

129

Sonetto,

e monna Lagia e Guido ed io


possiamo ringraziare un ser costui
che 'nd' partiti... sapete da cui ?

Amore

No

'1

vo' contar per averlo in oblio.

Poi questi tre pi no v'nno disio,


ch'eran serventi di tal guisa in lui,
che veramente pi di lor non fui

imaginando

ch'elli fosse Iddio.

Sia ringraziato amor, che se n'accorse


primeramente, poi la donna saggia

che in quel punto


e

li

ritolse

il

core

Guido ancor che n' del tutto fore,


ed io ancor, che 'n sua virtute caggia
se poi mi piacque no '1 si crede forse.
:

Ca e discendenti ed Ah. Le differenze sono minime solo al v.


Ca un lui che non vale come soggetto ma che per dinota una
:

maschile,

E' facile quindi mutare in elli la versione di Ca,

Ms

d per

tradizione

elle di

favorevole al

130

Ballata,

Poi che di doglia cor conven ch'i' porti,


e senta di piacere ardente foco,
e di virt mi traggo a s vii loco,
dir com' perduto ogni valore.
E dico che i miei spiriti son morti
e '1 cor ch' tanta guerra e vita poco;
e se non fosse che '1 morir m' gioco
fare' ne di piet pianger amore.

Ma

per lo

folle

mi cangio
in altrui

di

tempo che m' giunto,


mia ferma oppinione

condizione

non mostro quanto sento affanno


l 'nd'io ricevo inganno
che dentro da lo cor mi passa amanza
s,

ch'io

che se ne porta tutta mia possanza.

Ca

Va.

con differenze mintine.

l'

131

Orlandi a Guido.

Per troppa sottiglianza il fil si rompe


e '1 grosso ferma l'arcone al tenero
e, se la sguarda non dirizza al vero,
in te forse t'avven, che se ripompe.
:

qual non pone ben dritto


traballa spesso

lo sompe,
non languendo intero

Ch'amor sincero non piange n

ride

conduce spesso uomo o f ma,


per segnoraggio prende e divide.
in ci

tu

'1

feristi

e nolli parla

Ovidio leggi; pi di

te

sema.

ne vide.

Dal mio balestro guarda ed aggi tema,

132

A Guido Orlandi,

Di

vii

matera mi conven parlare,

perdere rime sillabe e sonetto


s, ch'a me stesso giuro ed im prometto

tal

voler per

modo

legge dare.

Pei'ch sacciate balestra legare


e coglier

con isquadra archile in

tetto

e certe fiate aggiate Ovidio letto


e trai* quadrelli e false

non
l

di

rime usare,

po' venire per la vostra

dove insegna amor


sua manera dire e

mente,

sottile e piano,

di su' stato.

Gi non cosa che si porti in mano


qual che voi siate, egli d'un'altra gente
sol al parlar si vede chi v' stato.
:

Gi non

vi

amore

Unico Va-

tocc lo sonetto primo

fabbricato ci ch'io limo.

133

risposta dell'Orlandi a Guido,

Amico, i' saccio ben che


con punta lata maglia
di palo in frasca

limare

sa'

di coretto,

come

uccel volare,

con grande ingegno gir per loco


e

largamente prendere

stretto,

e donare,

salvar lo guadagnato (ci m' detto)


accoglier gente, terra guadagnare
ili

non trovo mai ch'uno

te

difetto,

che vai dicendo in tra la savia gente,


faresti Amore piangere in tuo stato.
Non credo: poi non vede: quest' piano.

E ben

di'

'1

ver che non

porta in

si

anzi per passi'on punge la

dell'omo ch'ama e non

si

Io per lung'uso disusai lo

amor

mano:

mente
trova amato.

primo

carnale: non tangio nel limo,

'

LE RIME

DI

EPOCA INCERTA

137

Sonetto.

Un amoroso sguardo

spiritale

m' rinovato amor tanto piacente,


ch'assai pi. che non sole ora m'assale
e stringemi a

pensare coralmente

ver la mia donna, verso cui non vale

merzede ne piet n star soffrente,


che sovent'ora mi d pena tale
che in poca parte il core vita sente.

Ma quando

s dolce sguardo
dentro da li occhi mi pass a lo core
e posevi uno spirito di gioia,

sento che

merz gi mai non tardo


d'amore
ch'un poco di piet no i fosse a noia.

di farne a lei

cos pregata foss'ella

Codici primari Ca,

Mr ;

giustezza metrica. Il v. 12
guasto.

Del

si

questo pi corretto d Ca,

ricompone con

la

ma

pur

mancante

in

qualche verso

guida di Ra, eh' molto vicino ad

resto criticamente giusta la lezione dell'Ercole.

Mr

d:

un po'

138

Sonetto.

Voi che per

mi passaste

core
che dormia,
guardate a l'angosciosa vita mia,
che sospirando la distrugge amore.
li

occhi

'1

e destaste la inente

veri

tagliando di

gran valore

che' deboletti spiriti van via

riman figura

sol'

en signoria

e voce alquanta che parla dolore.

Questa virt d'amor, che m'

disfatto,

da' vostr'occhi gentil presta

un dardo mi
S giunse ritto

gitt dentro

'1

colpo

al

da

si

mosse

primo

fianco.

'1

tratto,

che l'anima tremando si riscosse


veggendo morto '1 cor nel lato manco.

Colici primari

minime.

Ca, Va, Cap x ed Ms, che

non ne porta che

sei

versi.

Le

varianti

sono

139

Sonetto.

Perch non furo a me gli occhi dispenti


o tolti s, che da la lor veduta
non fosse ne la mente mia venuta
a dire:

Una paura

ascolta se nei cor

mi

sentii

di novi tormenti

nrfaparve allor

s crudele ed acuta
che l'anima chiam:
donna, or ci aiuta
che li occhi ed io non rimagliali dolenti.

Tu

gli i fasciati s, che venne amore


a pianger sovra lor pietosamente

tanto, che
la

'1

sente

una profonda

voce,

quale dice:
chi gran pena sente
guardi costui e vedr lo su' core
che morte '1 porta in man tagliato in croce.
;

Primari Va, Ca, Ms.


opposte a la rima. Per

il

Ms

ha

la lezione pi

pura per l'ultimo verso:

resto differenze minime.

gli altri

due hanno

lezioni

140

Sonetto.

Se merc fosse amica


e
di

a'

miei disiri

movimento suo fosse dal core


questa bella donna e
suo valore

'1

'1

mostrasse la virtute

a'

miei martiri,

d'angosciosi diletti miei sospiri,

che nascon de la mente ov' amore


e vanno sol ragionando dolore
e non trovan persona che li miri,
giriano a gli occhi con tanta vertute

che

'1

forte e

duro lagrimar che fanno

ritornerebbe in allegrezza e

Ma

'n

gioia.

al cor dolente tanta noia

e a l'anima trista tanto

che per disdegno

Solo Ca 6 seguaci.

danno

uom non d

lor salute.

141

Sonetto.

L'anima mia vilmente


de

sbigotita

la battaglia ch'ell'ave dal core,

un poco amore,
che non sole, la more.

che, s'ella sente pur

pi presso a lui

Sta come quella che non valore,


ch' per temenza da lo cor partita
e chi vedesse com'! l' fuggita
questi non vita.
diria per certo:
:

Per

gli

occhi venne la battaglia in

pria,

che ruppe ogni valore immantenente


s, che del colpo fu strutta la mente.

Qualunqu'

quei

se vedesse
di

li

che pi allegrezza sente,

spirti fuggir via,

grande sua pietate piangeria.

Codici autorevoli Va,

Cap 1 con

differenze minitiiei

142

Sonetto.

Tu

m'i s piena di dolor la mente


che l'anima si briga di partire,
e li sospir che manda il cor dolente
mostrano a li occhi che non poti soffrire.

Amor, che
dice

lo

tuo grande valor sente,

mi duol che

ti

convien morire

per questa fera donna, che neente


par che pietade di te voglia udire.
Io

vo come colui ch' fuor di vita,


che pare, a chi lo sguarda, c'orno sia

rame o

fatto di

di pietra o di legno,

che s conduca sol per maestria,


e porti ne lo core una ferita
che sia, com'egli morto, aperto segno.

Anche

in questo

all'evidente errore di

Va Cap 1 con piccole differenze. Al


Va fructo d rame .
:

v.

si

deve preferire

la lezione di

Cap 1

143

Sonetto.

S'io prego questa

non

sia

nemica

tu di' eh' io

donna che

pietate

suo cor gentile,


sono sconoscente e vile
del

e disperato e pien di vanitate.

nova crudeltate?
ti vede, umile
saggia ed adorna ed accorta e sottile

Onde

ti

vien

si

Gi risomigli, a chi
e fatta a

modo

di soavitate.

L'anima mia dolente

e paurosa
piange ne li sospir che nel cor trova
s, che bagnati di pianto escon fore.

Allora par che ne la mente piova

una figura di donna pensosa,


che vegna per veder morir lo

Va

core.

primario e la tradizione vicina di A, Afa, A/'. Differenze insignificanti.

144

Sonetto.

Io

temo che
non faccia

mia disaventura
i' mi dispero

la

ch'io dica:

per ch'i' sento nel cor un penser,


che fa tremar la mente di paura
e par che dica:

amor non

t'assicura

che tu possa di leggero


a la tua donna s contar il vero,
che morte non ti ponga in sua figura,
in guisa,

De

la

si

gran doglia che l'anima sente

parte da lo core

che va dicendo:

uno

sospiro,

spiriti,

fuggite.

Allor d'un uom, che sia pietoso, miro

che consolasse mia vita dolente


dicendo:
spiritei, non vi partite.

Ca ed Ms
ha appoggio
interpetro

di

cos'i:

primari e pressoch

agitali.

Evitando

al

v.

alcun manoscritto e mantenendo la lezione


Allora stupisco d'un

uomo che

12 lai

come

mutazione dell'Ercole, che non


data dai due mmss. principali,

sia pietoso e consolasse la

mia

vita

145

Sonetto.

Certo non de lo 'ntelletto accolto


quel che starnali
or come, gi

ti

men

fece. disonesto;

dico presto,

t'apparve rosso spirito nel volto?

Sarebbe forse che t'avesse sciolto


amor da quella ch' nel tondo sesto?
o che virazo t'avesse richesto
a por te lieto ov'i' son tristo molto?
Di

te

che

mi

me

me guata quanto
ne fiede mia donna a traverso,

dole, di

tagliando ci ch'amor porta soave.

Ancor dinanzi m'


del
s

Essendo questo sonetto dato da Ca


critico nullo e

che

il

rotta la chiave

suo disdegno nel mio core verso,


che n' l'ira ed allegrezza e pianto.

portano varianti arbitrarie,

dai suoi
io

seguaci soltanto,

mi limito a dare

quali

la trascrizione di

hanno un valore
Ca, constatando

sonetto ha allusioni oscure, k-^uaji forse furono causa della inquinata lezione.

146

Sonetto.

Veder

quando vai

poteste,

scontrai,

quel pauroso spirito d'amore,


lo

qual sol apparir quand'om si more,


non si vede mai.

e in altra guisa
Elli

mi

fu

ch'elli

Allor

presso

ch'i'

pensai

uccidesse lo dolente core.


si

mise

nel

morto colore

l'anima trista per voler trar guai.

Ma

poi sostenne,

quando vide uscire

de li occhi vostri un lume di mercede,


che porse dentr'al cor nova dolcezza.

quel sottile spirito che vede


soccorse li altri, che volean morire
gravati d'angosciosa debolezza.

Primari Va, Ca, Cafi 1 , Ha. Al


gli altri,

quali pure

hanno

v. 8

origini

Ca, che pur molto puro perii resto, sta solo contro

lontane

scelgo quindi la loro lezione.

tutti

147

Sonetto,

De

quando mi vedete
con tanta pena, come non mandate
for da la mente parole adornate
!

spinti miei,

di pianto, dolorose e sbigottite

De

voi vedete che

'1

core ferite

sguardo e di piacer e d'umiltate,


de! i' vi prego che vo' il consoliate,
che son da lui le sue vert partite.
di

1'

veggo a

lui spirito

apparire

alto e gentile e di tanto valore,

che

fa le

sue virt tutte fuggire.

De! i' vi prego che deggiate dire


a l'alma trista, che parl'in dolore,
com'ella fu e fia sempre d'amore.

Primari

Va e Ca con

differenze insignificanti,

148

Sonetto,

Pe' gli occhi fere un spirito sottile,


che fa in la mente spirito destare,
dal qual si

move

spirito d'amare,

e ogn'altro spiritel si fa gentile.

Sentir non po' di lui spirito

vile,

di cotanta virt spirito appare:

quest' lo spiritel, che fa tremare


lo spiritel, che fa la donna umile.

Poi da questo spirito

un

che segue un
lo

si

move

altro dolce spirito soave,


spiritello di

mercede,

quale spiritel spiriti piove;


che di ciascuno spirit' la chiave
per forza d'uno spirito che '1 vede.

Solo Ca e seguaci.

149

Sonetto.

A me

stesso di

me

pietate vene

per la dolente angoscia ch'i' mi veggio


di molta debolezza; quand'io seggio,
l'anima sento ricoprir di pene.

Tutto mi struggo, perch'i' sento bene


che d'ogni angoscia la mia vita peggio.

La nova donna,

cui mercede cheggio,


questa battaglia di dolor inalitene.

Per che, quand'i' guardo verso lei,


rizzami gli occhi de lo su' disdegno
s feramente, che distrugge '1 core.
Allor
e

parte ogni vert da' miei

si

'1

dove

cor
si

Solo Ca e seguaci.

si

ferma per veduto segno,

lancia crudelt d'amore.

150

Gianni Alfani a Guido.

Guido, quel Gianni ch'a te fu l'altr'ieri


salute quanto piace alle tue risa
da parte della giovane da Pisa
che fier d'amor me' che tu di trafieri.
Ella

mi domand come

tu eri

acconcio di servir chi l'ae uccisa,


s'ella con lui a te venisse in guisa
che noi sapesse altri ch'egli e Gualtieri:
si

ch'e' suo' parenti da far macco


non potesser giammai lor pi far danno
che dir meno di te da lunge iscacco.

che tu senza inganno


ta' saette un sacco
trarresti di briga e d'affanno.

Io le respuosi

portavi pien di

che

gli

151

Mottetto a

(Gianni Alfani.

Gianni, quel Guido salute.

Ne

la

tua bella e dolce salute

un sonetto

signifcastimi in

rimatetto
il

voler de la giovane donna,

che

ti

dice:

quel che

t'

per ecco

me

fa di

me

riposo.

apparecchiato,

sobarcolato,

ed Andrea co' l'arco in

mano

co' gli strali e co' moschetti.

Guarda dove

ti

metti:

la chiesa di

Dio

vuol di giustizia

fio.

che

Unico Cd senza s?guito

di

discendenza.

152

Bernardo da Bologna a Guido.

quell'amorosetta foresella
pass s '1 core la vostra salute,
che sfigurio di sue belle pani te;
dond'i' la

domandai:

perch, Pinella?

Udistu mai di quel Guido favella?


feci
Si
ta' ch'appena l' credute
che s'allegaro le mortai ferute
d'amor e di su' fermamente) stella

con pura luce che spande soave.


Ma dimmi, amico, se ti piace, come
la conoscenza di me da te l'ave.

Si tosto com'i'

Ben

cos,
lui

com

'1

vidi seppi

si dice,

il

nome.

la chiave.

ne mandi trentamila some.

153

Guido a Bernardo da Bologna.

Ciascuna fresca e dolce fontanella


prende in Lisciali sua chiarezza e virtute,
Bernardo amico mio, solo da quella
che ti rispose a le tue rime acute.
in quella parte, ove favella
de
le bellezze ch' vedute,
amor
dice che questa gentiletta e bella
tutte nove adornezze in s compiute.

Per che

Avegna che

la doglia

V porti grave

per lo sospiro, che di


core ardente

lo

in

me

fa

la disfatta

lume
nave,

un grande fiume,
pieno di lammie, servito da schiave
belle ed adorne di gentil costume.

mand'io a

Primario Ca

indi

la Pinella

seguaci suoi.

154

Ballata.

Posso de
la

gli

quale

occhi miei novella dire,


tale

che piace

s al

core,

che di dolcezza ne sospir' amore.

Questo novo plager, che

mio cor
donna veduta,

fu tratto sol d'una


la

quale

la

da gente

chiama
Io

'1

cor la saluta.

sua beltate canosciuta


vile;

che

lo

suo colore

intelletto di troppo valore.

veggio che ne

gli

occhi suoi risplende

una vert d'amor tanto


ch'ogni dolce piacer vi

E move

sente,

gentile ed avenente

e tanto adorna, che

Non

'1

allora

gentile
si

un'anima

comprende.
gentile,

respetto de la quale ogn'altra vile:


e

non

si po' di lei

giudicar fore

altro che dir: - questo

Ca

solo primario e suoi seguaci.

novo splendore.

155

mia donna trova


domanda di merzede,
occhi di piet verso te mova

Va, ballatetta. e la
e tanto

che

gli

li

per quei che

'n

lei

tutta

e s'ella questa grazia

ti

la

mandi una voce d'allegrezza


che mostri quella che

sua fede

concede

t'

fore

fatto onore.

156

Ballata.

Veggio ne gli occhi de la donna mia


un lume pien di spiriti d'amore
che porta uno piacer novo nel core
s,

che

vi

desta d'allegrezza vita.

Cosa m'avien quand'i'

le son presente
posso a lo 'ntelletto dire:
veder mi par de la sua labbia uscire
una s bella donna, che la mente
comprender no la pu; che nmanteuente
ne nasce un'altra di bellezza nova,

ch'i'

no

la

'

da

la

qual par ch'una stella

e dica:

la salute

si

mova

tua apparita.

L dove questa bella donna appare


s'ode una voce che le ven davanti,
e par che d'umilt '1 su' nome canti
dolcemente, che s'i' '1 vo' contare
sento che '1 su' valor mi fa tremare.
E movonsi ne l'anima sospiri

che dicon:
guarda, se tu costei miri
vedrai la sua vert nel ciel salita.

Ca unico primario

e discendenti dei vari gruppi secondari ad esso.

157

Ballata.

I'

prego voi che di dolor parlate

che per vertute di nova pietate

non disdegnate

Davanti a

li

la

mia pena

audire.

occhi mei veggio lo core

l'anima dolente che s'ancide,

che

mor

d'un colpo che

ed in quel punto che

li

Madonna

suo gentile spirito che

lo

Questi colui che mi


lo

qual mi dice:

Se voi sentiste come

e'

'1

diede amore,

si
ti

cor

vide

ride.

fa sentire,

conven morire.

si

dole

dentro dal vostro cor voi tremereste,

ched

e'

mi

dice

forti parole,

che sospirando piet chiamereste.

Codici primari sono Va, Ca, con differenze poco notevoli. Al v. 7 inutile

una inversione

il

rammendamelo

ponendo un punto dopo il vide , il senso corre ugualmente e


assolutamente contraria a la maniera di Guido.

dell'Ercole dato che, non

si

evita


E solamente
ch'altro cor

quant'

'1

tosto

voi lo 'intendereste:

non poria pensar n dire

dolor che

Lagrime scendon de
s

158

mi conven

la

mente mia

come questa donna

che van facendo per

soffrire.

li

sente,

occhi una via,

per la qual passa spirito dolente,

che entra per


ch'oltra

che

'1

li

miei

debilmente,

non puote color discovrire

'maginar

vi si

possa

finire.

159

Ballata.

Vedete ch'io som un che vo piangendo


e dimostrando '1 giudicio d'amore
e gi non trovo s pietoso core
che, me guardando, una volta sospiri.
Novella doglia m' nel cor venuta,
la qual mi fa doler e pianger forte;
e spesse volte aven, che mi saluta
tanto di presso l'angosciosa morte,
che fa 'n quel punto le persone accorte,

Mari

e Ca, quasi uguali tranne nell'ultimo verso, ove

Ercole.

Io scelgo, oltre che per la maggiore autorit di

Primari
dal
la

prof.

lezione di questo anche per

core.

Ammesso anche

che qui

il

significato.

si

parli di

dire l'interpetrazione dell'Ercole ove la

gi disceso nel core


di

una nuova imagine


gli spiritelli

spiritelli

essere

di

donna su

fuggirebbero

per cui

al

poeta

il

si

porta bietta accettato

Mari
lagna

riguardo a
di

interpetro quindi

Gli

nel core

spiriti

muore una

il

con

il

resto della ballata.

amorosa? e quest'ultimo verso non sembra

poeta va piangendo senza trovar pietoso core


proibitrici

core novellamente amoroso

d'amore

abbandonarono
belt,

L'amore

rotnore della niente proibire la sovrapposizione

suono delle parole

[giudicio

le ballate,

non trovare pietoso

amore, non so intendere che cosa possa voler

gli

fu che nel

occhi

un nuovo amore, questi


Essi anzi avrebbero dovuto
di

promotori di questa ribellione interna del poeta, non esserne messi

invece dovettero fuggire quando

dicendo:

il

il

in relazione

l'antica imagine

2,

ch'erano venuti a difesa del

altro

ponga

quindi perch dovrebbe

quel giudicio d'amore del verso

perch

un

si

Nella ripresa

Ca

cuore mai

quando per

guarda che quel core mai non

la

si

in

fuga

ma

ben

rimirasse piet. Io

mente pass una voce

ritrovi piet.

160

che dicon in fra lor:


quest' dolore,
e gi, secondo che ne par di fore,
dovrebbe dentro aver novi martiri.

Questa pesanza, ch' nel cor discesa,


certi spirite' gi consumati,
i quali eran venuti per difesa
del cor dolente, che li avea chiamati.
Questi lasciaro li occhi abandonati
quando pass nella mente un romore,
dentro bielt che more:
il qual dicea:
ma guarda che piet non vi si miri.

161

Ballata.

Li occhi di quella gentil foresetta

anno

distretta si la

ch'altro

Ella

mi

non chiama che

fere

sento

ch'i'

mente mia,

s,

lo

quando

la

lei,

n disia.

sguardo,

sospir tremar nel core.

Esce de li occhi suoi, l ond'io ardo,


un gentiletto spirito d'amore,
lo

qual pieno di tanto valore,


quando giunge, l'anima va

che,

come
I'

colei

che

soffrir

sento pianger for

li

no

'1

via,

poria.

miei sospiri

quando la mente di lei mi ragiona;


e veggo piover per l'aere .martiri
che struggon di dolor la mia persona
s, che ciascuna vert m'abandona
in guisa, ch'io non so l Vi' mi sia
sol par che morte m'aggia 'n sua balia.
:

Soli primari

Ca

Va molto

simili e

senza varianti notevoli.


Si

mi sento

disfatto,

162

che mercede

gi non ardisco nel penser chiamare:

amor che

trovo

ch'i'

tanto gentil, che

non

dice:
po'

ella si

vede

'maginare

ch'om d'esto mondo l'ardisca mirare,


che non convegna lui tremare in pria;
ed io

s'i'

Ballata,

la

guardasse ne morria.

quando

tu sarai presente

a gentil donna, sai che tu dirai


de la mia angoscia? Dolorosamente
quello che mi manda a voi trovai;
di':
per che dice che non spera mai

trovar piet di tanta cortesia,


ch'a la sua

donna

faccia

compagnia.

163

Ballata.

Quando

di morte mi conven
pesanza gioia,

e di

come

vita

di tanta noia

lo spirito

Come

trai*

d'amor d'amar m'invita?

m'invita

lo

mio cor d'amare?

Lasso! ch' pien

di doglia

e di sospir s d'ogni parte priso,

che quasi sol merz non po' chiamare


e di vert lo spoglia

m' gi quasi conquiso.


Canto, piacer con beninanza e riso
l'affanno, che

mi son

doglia e sospiri.

Guardi ciascuno e miri


che morte m' nel viso gi

Amor, che nasce


dentro

lo

formando

ma
Ca

fa la

cor

si

salita.

di simil piacere,

posa

nova persona;
sua vert 'n vizio cadere
di disio

solo primario e seguaci.

164

ch'amar gi non osa


qual sente come servir guiderdona.
s,

Dunque d'amar perch meco ragiona


Credo
ch'io

sol

perch vede

dimando mercede

a morte, ch'a ciascun dolor m'addita.

I'

mi posso blasmar

di

gran pesanza

pi che nessun gi mai:

che morte dentro '1 cor mi tragge un core,


che va parlando di crudele amanza,
che ne' miei forti guai
m'affanna l, ond'i' prendo ogni valore.
Quel punto maledetto sia, ch'amore

nacque
che
li

la

di tal

mia

mnera,

vita fera

fu di. tal piacere a lui gradita.

LE RIME POSTERIORI AL

1290

167

a Dante.

Io

vengo

giorno a te infinite volte


e trovoti pensar troppo vilmente
allor mi dol de la gentil tua mente
e d'assai tue virt che ti son tolte.
il

Solevanti spiacer persone molte,


tuttor fuggivi la noiosa gente,
di

me

parlavi

che tutte

le tue

coralemente
rime avei ricolte.

Or non ardisco per

la vii tua vita,

mostramento che
n vengo 'n guisa a
far

tu'

te

dir

mi

lo

presente sonetto spesso leggi


spirito noioso che ti caccia

si

partir da l'anima invilita.

Se

'1

piaccia,

che tu mi veggi.

oppone in parte a gli altri due ma la mutazione di piaccia :


ha riscontro in A pur tanto simile ad Ms, mi fa dubitare
della sua purezza per questo sonetto
onde ritengo la lezione di Ca, Va che pur rappresentano
due diverse correnti in perfetto accordo.
Primari Ca, Va,

caccia

in

piace

Ms

il

quale

si

tace che non

108

a Guido Orlandi.

Una

figura de la

Donna mia

San Michele iti Orto,


sembianza, onesta e pia,
de' peccatori gran rifugio e porto.
s'adora, Guido, a
che, di bella

E, qual con devozion

s'umilia,

lei

chi pi languisce pi n' di conforto:


l'infermi

sana

e'

demon

caccia via,

ed occhi orbati fa vedere scorto.

Sana

in publico loco gran langori:


con reverenza la gente la 'nchina:
duo luminara l'adorna n di fori.

La voce va

ma

per lontane

cammina;

dicon ch' idolatra

fra'

Minori

per invidia che non n' lor vicina.

Solo

Vi

eguito da

Ha.

SONETTO DOPPIO

!()!>

DI

GUIDO ORLANDI.

S'avessi detto, amico, di Maria,


di grazia piena e pia,

rosa vermiglia se' piantata in orto;


avresti scritta dritta simiglia.

veritas e via,

fu del

nostro signor magione e porto

di nostra salute quella dia

che prese sua conta,


e l'angelo le porse il suo conforto.
E cierto son, chi vr lei s'umilia,
e sua colpa granda,
che sano e salvo il fa, vivo di morto.
ti dar, che plori
con Deo li tuo' fai lo ri
e non l'altrui: le tue parti diclina
e prendine doctrina
dal publican, che dolse i suo' dolori.

Ahi, qual conforto

Li

fra'

Minori sanno

la

divina

iscrittura latina,
e
li

de la fede son difenditori

bon predicatori:
predicanza nostra medicina.

lor

170

PER MANDETTA.

Una

giovane donna di Tolosa

beli' e gentil,

d'onesta leggiadria,

tant' diritta e simigliai! te cosa,

ne' suoi dolci occhi,

de

la

donna mia,

ch' fatta dentro al cor desiderosa

l'anima in guisa, che da lui si svia


vanne a lei; ma tant' paurosa,
che no le dice di qual donna sia.
e

Quella la mira nel su' dolce sguardo,


ne lo qual face rallegrare amore,

perch v' dentro

la

sua donna

dritta.

Po' torna, piena di sospir, nel core,

a morte d'un tagliente dardo,


che questa donna nel partir li gitta.
ferita

Ca

e seguaci ed A/s primari. A/s perdo ojjni diritto a la nostra fiducia per un dilettosa

nel primo verso invece di di Tolosa .

soltanto da una trascrizione difettosa.

Questa per, come

le altre varianti

sembra, dipender

171

PER MANDETTA.

Era 'o penser d'amor quand'


due fo reset te nove.
L'una cantava: e' piove
gioco d'amore in noi.
Era

io trovai

soave
queta cortese ed umile

la vista lor tanto

e tanto

ch'i' dissi lor:

voi portate la chiave

ciascuna vert alta e gentile.


De! foresette, no m'abbiate a vile
di

per lo colpo ch'io porto:


questo cor mi fu morto
poi che 'n Tolosa fui.

li occhi
che vider come

Elle con

lor si volser tanto


'1

core era

ferito,

e come un spiritel nato di pianto


era per mezzo de lo colpo uscito.

Per questa ballata


rirsi agli

altri.

La

strane. Il verso

s' gi visto

lezione, se

si

come

tre primari

Mari, Cap 1

Va,

Mart

sia

da

prefe-

la quale

tolto integralmente

pi pura.

fra

eccettua l'ordine delle strofe, non presenta in questi cdd. variant 1

amor chiamava

da Mart, sembrando questa

la

Mandetta

la lezione pi

semplice e quindi probabilmente

Poi che mi

172

videi* cosi sbigottito

disse l'ima che rise:

guarda come conquise

forza d'amor costui.

piena di mercede,

L'altra, pietosa,

fatta di gioco in figura d'amore,

disse:

'1

tuo colpo, che nel cor si vede,

fu tratto d'occhi di troppo valore

che dentro
eh'

i'

no

Dimmi

'1

vi lasciaro

se ricordare

di quelli occhi

ti

poi.

dura questione e paurosa,

la

mi

la qual
i'

uno splendore

posso mirare.

dissi:

fece questa foresetta,

mi ricorda che

e'

'n

Tolosa

donna m'apparve accordellata istretta,


la quale amor chiamava la Mandetta.
Giunse

presta e forte

dentro a la morte
mi colpir li occhi suoi.

che

'n fin

Molto cortesemente mi rispose


quella, che di me prima aveva riso
disse:
la donna, che nel cor ti pose
co' la forza d'amor tutto '1 suo viso,
dentro per li occhi ti mir si fiso
ch'amor fece apparire.
Se t' grave
soffrire
raccomandati a lui.
:

'I

Vanne a Tolosa,

ballatetta mia,

ed entra quetamente a

Ed

ivi

chiama

la

Dorata.

che, per cortesia

d'alcuna bella donna, sia menata


dinanzi a quella, di cui t' pregata';
e,

s'ella

dilli

ti

riceve,

con voce leve:

per merz vegno a

voi.

173

PER MANDETTA.

che porti ne li occhi sovente


amor tenendo tre saette in mano,
questo mio spirto che vien di lontano
ti raccomanda l'anima dolente.
tu,

La quale gi
di

due saette

feruta nella

mente

l'arciere soriano:

a la terza apre l'arco, ma s piano


che non m'aggiunge essendoti presente.

Perch saria dell'alma

la salute,'

che quasi giace in fra le membra morta


di due saette che fan due ferute.

La prima d

piacere e disconforta,

e la seconda disia la vertute

de

la

gran

gioia,

Ca primario ed alcune discendenze


l'

Ercole in due del ire ferute di

bile.
l'

Era

facile

che la terza porta.

secondarie. Accetto al v.

Ca

n.

perch altrimenti non

che un copista poco intelligente volesse uniformare

ultima terzina.

si

il

mutamento portato dal-

avrebbe alcun senso possi-

le tre

ferute

alle saette del-

174

PER MANDETTA.

Donna mia, non vedestu colui


che 'n su lo core mi tenea la mano,
quando

ti

rispondea fiochetto e piano

per la temenza de

li

colpi sui

amore, che, trovando nui,


restette che venia lontano,
a guisa d'un arcier presto soriano,
acconcio sol per uccider altrui.

Elli fu

meco

trasse poi de gli occhi toi sospiri,


i

quai mi saett nel cor

eh'

i'

mi

forte

partii sbigottito, fuggendo.

Allor m'apparve di sicur la morte

accompagnata di quelli
che soglion consumare

Primari Va, Ba, Cap x

martiri,
altrui piangendo.

Jlfs. L' Ercole ritenne principale Ba :


io invece, avendo trovato a
anche l'appoggio di Ms, codice che s' visto ben notevole, preferisco la lezione di
questo gruppo minimamente discordante fra
vari codici. Al v. 9 per, data una unione di Ba
,

gli altri

ed

Ms

contro Va, accetto la lezione dei due codici uniti.

175

PER MANDETTA.

Noi sian
le

le triste

cesoiuze e

c'avemo

']

penne

isbigotite,

coltellin dolente

dolorosamente
quelle parole che vo' avete udite.

Or

scritte

vi dician perch noi sian partite

e sian venute a voi qui di presente:


la

man, che

ci

movea, dice che sente

cose dubiose nel core apparite,

anno destrutto s costui


ed anno '1 posto s presso a la morte,
ch'altro non n' rimaso che sospiri.

le quali*

Or

vi preghian quanto possian pi forte,


che non sdegnate di tenerci noi
tanto, ch'un poco di piet vi miri.

Primari Cap 1 e

Va:

da

preferirsi la lezione di Cap*-

evidentemente pi pura.

170

a Nerone Cavalcanti.

Novelle

ti

so dire, odi, Nerone,

Bondelmonti tremali di paura,


e tutt' i fiorentin' no li assicura,
udendo dir che tu a' cor di leone.
che'

pi tremn di

un dragone
veggendo la tua taccia, ch' s dura
che no la riterria ponte n mura,
se non la tomba del re faraone.
te

che

d'

De! con' tu

fai grandissimo peccato


sangue voler discacciare,
che tutti vanno via sanza ritegno.
s

alto

Ma

ben ver che ti largar lo pegno,


di che potrai l'anima salvare
se fossi paziente del mercato.

Primario Ca con varie dipendenze secondarie.

177

Ballata.

un boschetto trovai pastorella

In

pi che la stella

bella al mi' parere.

Cavelli avea biondetti e ricciutelli


e

li

occhi pien d'amor, cera rosata:

con sua verghetta pasturav' agnelli


e, scalza, di rugiada era bagnata
cantava come fosse 'nnamorata:
er' adornata di tutto piacere.
:

D'amor la salutai inmantenente


e domandai s'avesse compagnia.
Ed ella mi rispose dolcemente
che sola sola per
e disse:

allor disia

Po' che

mi

lo

bosco

gi,

quando l'augel pia,


mio cor drudo avere.

sacci,
'1

disse di sua condizione

e per lo bosco augelli audio cantare,


fra

me

Unico primario Co.

stesso dicea:

or stagione

178

di questa pastorella gio' pigliare.

Merz

le chiesi sol

che di baciare

e d'abracciare, se fosse 'n volere.

Per man mi prese d'amorosa voglia


e disse che donato m'avea '1 core.

Menommi
l,

sott'una freschetta foglia

dov' io vidi fior d'ogni colore

e tanto vi sentio gioia e dolzore,

che dio d'amore parvemi vedere.

170

Farinata degli Uberti a Guido.

Guido, quando dicesti pastorella,


vorre' ch'avessi dett' un bel pastore:

che

conven ad

om

che vogl' onore

se voi contar verace sua novella.

Tuttor verghetta avia piacent' e bella:


pertanto lo tu' dir non fall ore,
ch'i' non conosco re n 'mperatore
che no l'avesse agiata cameretta.

Ma

dicem un' che

fu tee' al boschetto
giorno che si pasturai! gli agnelli,
che non s'avvide se non d'un valletto

il

che cavalcava ed era biondetto


ed avea li suo' panni corterelli:
per rassetta, se vuo', tuo mottetto.

180

AD UN AMICO.

Se non

Santalena
gi per lo colto tra le dure zolle
e vegna a mano d'un forese folle,
che la stropicci e rendalati a pena,

dimmi

ti

se

caggia

'1

la tua

frutto che la terra

mena

nasce di secco di caldo o di molle,


e qual '1 vento che 1' annarca e tolle
e di che nebbia la tempesta piena,
e se

ti

piace

quando

la

mattina

odi la boce del lavoratore


e

'1

tramazzare della sua famiglia.

F per certo che, se la Bettina


porta soave spirito nel core,
del novo acquisto spesso ti ripiglia.

Ca primario con

varie discendenze.

181

MAN ETTO

PORTINARI.

Guata, Manetto, quella scrignotuzza


e pon ben mente com' divisata

com' drittamente sfigurata


e quel che pare quand' ella s' aggruzza.
e

Or

s' ella fosse vestita d' un' uzza


con un capello e di vel soggolata
ed apparisse di di accompagnata
d'alcuna bella donna gentil uzza,

tu

non avresti niquit

si

forte,

n si saresti angoscioso d' amore,


n tanto involto di malinconia
che tu non fossi a rischio de la morte
di tanto rider che farebbe '1 core
:

o tu morresti o fuggiresti via.

Tre autoriti

Mi, Ca e Cap

Mi

per alcune varianti una origine diversa.

Cap 1 perch,

serve da controllore a

Cap 1 invece

complessivamente d una lezione molto pura.

concilia

le

simile in parte, rivela

due tendenze

di

Ca ed

Mi

182

Bautta,

La

forte e nova mia disa ventura


m' desfatto nel core
onni dolce penser, eh' i' avea d' amore,

Desfatto m' gi tanto de la vita,

che la gentil piacevol donna mia


de 1' anima destrutta s' partita
s, ch'i' non veggio l dov' ella sia.

rimasa in me tanta balia


de lo su' valore
possa comprender ne la mente fiore.

Non

eh' io

Ven che m'uccide un

sottile penser
che par che dica eh' i' mai no la veggia:
questo tormento disperato e fero,
che strugge e dole, incende ed amareggia.
Trovar non posso a cui pietate cheggia

merc

di quel signore,

che gira

Mart :

Primari Ca,
fatti di

Afait

mento del

al v. 22

-uso

cos

la

fortuna del dolore.

preferibile

il

secondo pur essendo minime

pi chiara che quella di Ca,


il

significato e pi limpido

adottata

pur durando

le differenze.

dall'

La

lezione in-

Ercole Con uno stiracchia-

lo stacco metrico.

183

Pieno

d'

angoscia

lo spirito del

in loco di

per la fortuna, che di


eh' volta

paura

cor dolente giace

me non

cura,

morte dove assai mi spiace

e la speranza, eh' stata fallace,


nel
in'

tempo che si more


fatto perder dilettevole ore.

Parole mie disfatte e paurose,


l, dove piace a voi di gire, andate
ma sempre sospirando e vergognose
lo nome de la mia donna chiamate.
Io pur rimango in tant' aversitate,
che qual mira di fiore
vede la morte sotto '1 meo colore.

184

Ballata.

Perdi' io non spero di tornar gi mai,

Toscana,
va tu leggera e piana
dritt' a la donna mia,
che per sua cortesia
ti far molto onore,
ballatemi, in

Tu

porterai novelle di sospiri

piene di doglia e di molta paura;

ma

guarda che persona non ti miri.


che sia nemica di gentil natura
:

che certo per

la

mia disaventura

tu saresti contesa,

tanto da lei ripresa


che mi sarebbe angoscia:
dopo la morte poscia

pianto e novel dolore.

Questa ballata fu male tradotta in tedesco da K. M. Sauer in Geschichte dir italienischen


va?i ihren Anfditgen bis auf die neueste Zeii - Leipzig - Verlag von Wilhelm

Liiieratur

Friedrich 1883 (8, pp. VI. 629)

Autorit massima

gono

in generale

Mari

di fronte ai

a modificazioni grafiche.

pur primari Cap 1

Ca, Va.

Le

differenze per

si

ridu-

Tu

che

senti, ballatetta.

mi

185

morte
m' abandona,

la

stringe s che vita

come

e senti

cor

'1

si

sbatte forte

per quel, che ciascun spirito ragiona.

mia persona

Tant' distrutta gi la

non posso soffrire.


Se tu mi voi servire

eh' io

mena

anima

1'

molto di ci

ti

quando uscir

De

teco,

preco.
del core.

ballatetta mia,

la tu'

amistate

anima che trema raccomando


menala teco nella sua pietate
a quella bella donna a cui ti mando.
quest'

De! ballatetta, dilli sospirando,


quando li se' presente
:

- questa vostra servente

ven per istar con


partita

da

voi,

colui,

che fu servo

d'

amore. -

Tu, voce sbigottita e deboletta,


ch'esci piangendo de lo cor dolente,
co' T anima e con questa ballatetta
va. ragionando de la strutta mente.

Voi troverete una donna piacente,


di

che

dolce intelletto,
vi

sar diletto

starle davanti ognora.

Anim', e tu V adora
sempre nel suo valore.

RIASSUNTO ESTETICO

Io debbo anzitutto giustificare


rime, che quello cTie
a lo sviluppo

dell' arte

perch io mi lasciai
deline a

di

la

il

possibile

eh' io

dover

Sar

un' istintiva

basata pi che tutto su

non completa,

parziale e

errore

di

1'

ordine

mi

che

distribuzione,

lungo amore eh' io a queste

integrit ed a la correttezza delle

distribuzione,

nella publicazione delle

scelsi

approssimativamente corrispondere

giustificazione

da

guidare

mente chiarissima per

la

E, poi che anche qualche

danno a

Guido.

parte

in

ordine

1'

me sembra

rime

si

dedicai.

non reca n vantaggio n

rime del nostro, osai tenere questa

impressione estetica. Lasciai in un gruppo

solo e centrale le rime d' epoca pi incerta, perch io credo fuor d' ogni dubbio

eh' esse sieno state scritte neh' epoca pi

epoca racchiusa

amorosa

della vita di Guido, la

produzione quasi didascalica della giovinezza e

fra la

la

quale

produ-

zione dolorosa delusa e mordace degli ultimi anni. Se quindi parzialmente alcuna
delle rime tiene

un posto che non

le

sia

dovuto, totalmente esse sono veramente

ordinate in gruppi maggiori, che delincano lo

svilupparsi,

di ben servire o d'amore rappresentano

I sonetti del trattato

primi anni di Guido,

pongo un sonetto che

mina

il

mente

nella

forma ricorda

negli anni pi

giovanili
le

la

di

un poeta

sonetti del trattato di ben servire io porrei

piuta conoscenza delle dottrine d'


il

Salvadori

l
(

Op.

cit.

produzione de'

maniera dei sonetti primi


:

la

e deter-

ci che avviene pi facil-

specialmente

amore

di

pi tardi

men

doveva avvenire per

e per

al

mio parere ogni

del

1275,

non potendo

che yen t' anni, data


1'

esser

dimostr l'influenza su Guido, fino

Vedeste

(1)

la

conversazioni poetiche da pi gravi e pi solenni casi.

ammettere che ne fosse autore un poeta

cui

ma-

vita

Poi, primo fra le rime sparse,

progettato invio di alcune rime ad un amico

Guido, distratto poi da


I

la

quale nel quadro di una sua sapienza amorosa chiudeva

il

narrazione delle sue vere prime angoscie d'amore.


io

a traverso

della vita intellettiva e poetica del Cavalcanti.

teriale,

valore

vissuto
al

1279.

la gi

com-

Udebrandino,

sonetto:

di

1283, perch risposta al sogno di Dante e segna

dell'anno
micizia fra

due

Pi tardo certamente

poeti.

cui

fatto

il

poeta parla di s pi

giocondamente segno

di

che

lui,

dell'

si

imagine

l'

degno.

fu

amico

sorgere dell'a-

il

sonetto pur di risposta

il

d'amor

S' io fossi quelli che

in

190

ripete nel sonetto

che

dell' arciere

ha

tu che porti negli occhi sovente

che invece deve riportarsi ad epoca pi tarda.

Un

sonetto che

pu senza esitazione riportare ad anni pi

si

a Nerone Cavalcanti, poich Guido cominci

non doveva scaturire


si

al

presto da

deve anzi riportarlo dopo

di

deve riportarsi

tardi

Una

il

sonetto

giovane donna

della

figlia

di

Giustizia, perch l'odio

formarsi dei partiti de' Bianchi e de' Neri ed

Pure a pi

tardi quello

sua vita pubblica nel 1284 e l'odio

l'animo del marito

Ordinamenti

gli

la

si

Farinata:
manifest

Buondelmonti furono dei Neri.

Tolosa

di

e la ballata

Era

perch

si

riferiscono

viaggio in

d'amor quand'

amore gi tardo per

la

io trovai.

Provenza, che per

Dino Compagni, durante

avveniva, secondo

Ancor pi tardo

al

in pensici

le

Tolosana Mandetta

si

il

sonetto

unisce

sian le triste

penne

le

dell'arte sua.

In questa ultima et non pi l'esame

ma

l'

questo

morte

di

dell'

Beatrice

forse anche

anima
fu

un po' pi

Le
ci

si

riscontra nota

parole "scritte doloro-

conducono a

gli

estremi

entusiastico dei fascini muliebri nel

esame pietoso del dolore

donna, speranza ultima e prima

isbigotite

samente ed inviate e tutta la intonazione del sonetto


dolori di Guido sul declinare della vita.

la

Corso Donati

1292.

cose reali, che facilmente

speciale dell'ultima epoca e pi realista

Poco dopo

sonetto

il

il

che rivela quell* arrestarsi del poeta a

provero a Dante

dopo

tu che porti ne gli occhi sovente

Noi

cuore innamorato,

agguato di

l'

inimicizie

l'

invio di questo dolore a la

sua.

senza
tardi,

dubbio

scritto

il

sonetto di rim-

ammettendo che Guido rimprove-

rasse

1'

amico, oltre che per una sua

popolo dopo

gli

Ordinamenti

Tentiamo quindi

termini

non durava pi quando Dante scriveva

Io

mi

sentii

ossia era gi finito prima del

al

sonetto

amore

dell'

sonetto

il

-Guido rispose con

1290, anno della

morte

1283, data

il

d'amor

di'

abbandono

1'

si

pu precisare

sieme e quindi logicamente

non trovo

1'

sol

fu

degno

la

donna. Era

Guido dubita che Lapo

tre poeti

sono

deve porre prima di quello

assai

sia

ti

il

parole

le

principio? o co-

che rimembranza.

certo che qui


si

Se vedi amore

in cui

io

quale parrebbe espresso da

Il

del qual

Non

Certamente

Beatrice.

di

buona deduzione dell'Ercole

non nasce speranza

tnerz

Guido quindi non era ancra benevoluto da


minciava

la

sonetto:

il

lui

quale

il

S' io fossi quelli che

ove diceva che per

Giovanna,

per

Guido, vorrei che tu e Lapo ed

cui

al

svegliar dentro lo core

Guido amava ancora Giovanna dopo


relativamente

poco assennata, anche per l'adesione

ita

di Giustizia.

precisare

di

il

da Dante messi
sonetto

in-

prego, Dante.....

amoroso

veramente

degno

di accogliere in

amore.

Resta a vedere un

Dante

altro sonetto a

Dante, un sospiro messagger del core

in cui nel

servitore di

monna Lagia

1'

Ercole vedrebbe

Guido Orlandi,

rife-

rendosi al sonetto

Amore

monna Lagia

Cerchiamo quindi quali furono


rivela

che

durante

1'

Guido ed

le relazioni

amore per Giovanna

io

con l'Orlandi. Questo sonetto ultimo

due poeti erano buoni amici

anche prova una scapatella del poeta. Prima quindi devesi riportare

il

pi

sonetto a

Dante, perch l'essersi Guido' rivolto a Dante e non a l'Orlandi stesso, fa ere-

dere che

amico

egli fosse

di

sarebbe pi tarda del 1283,

Pi tarda anche

ma

scriveva

la

canzone

non doveva

amicizia

1'

meno

lui

Dante.

di

cominci

cui

in

192

filosofica

1'

L' amicizia

fra

amicizia fra Dante e

da

che parte

proposta

la

essere allora ancor intima fra

due

il

Guidi

Cavalcanti.

dell'

due poeti se

Orlandi
l'

Orlandi

odo che molto usate

Tutte queste rime

Relativamente a

si

la

in la sua corte.

dovrebbero riportare

ballata

'83 ed

1'

fra

il

'90.

Poi che di doglia cor conven ch'i' porti

1'

Orlandi scrisse a Guido un sonetto

sidio

prima quindi deve essere

La
cui venne da

1'

bella

pungente, da

la gentile

cui

venne

donna dove amor

si

poeti

un

'dis-

mostra

Orlandi una cortese, se pur goffa,

risposta.

Poi Guido pare godesse, probabilmente dopo

il

dissidio, a

amico ed a stuzzicarlo con sonetti anonimi, come appare da


sonetto

fra

proposta del Cavalcanti

tormentare l'antico

la

rubrica

di

Va

al

Una
L' Orlandi

vi

figura della

riconobbe

mano

la

narlo a goffe dichiarazioni, onde

bonaccione ed imbarazzato da

donna mia

del nostro

due

le

figure

acutezza

1'

si

poeta, che

divertiva a trasci-

si

delineano perfettamente

dell' avversario,

il

l'Orlandi

Cavalcanti mordace

aggressivo pungente.

Giovanna detta Primavera alcune rime

si

riferiscono certamente. Tali

ballala

la

Fresca rosa novella.

il

sonetto

Avete

che

si

riferiscono

donna traeva

il

ai

'n

vo'

li

primi tempi

poeta

ai

fiori

d'

la

verdura.

amore, quando

paragoni pi

Cosi pure probabilmente sono di quest' epoca

Chi

questa che ven eh' ogn'

Belt

di

donna

la

bellezza

raffinati.
i

sonetti

om

di piagente core....

la

mira

eccellente

della


nei
e

non

quali

ancor

donna,

della

mentre

Qui per non deve

stabilito

carattere

il

quest' amore,

arrestato

essersi

prima

la

dell'amoroso

dell'anima

speciale

sembrerebbe

ballata

la

193

che

timida

fu forse

dichiarazione.

il

pi forte del

nostro poeta.

Gi nella ballata

E
cui

si

mostrava una speranza, onde

ben s'addiceva

gaio

il

a guardarlo severamente,

l'amore di

lei,

occhi dove

li

li

amor

si

mise

amore ed aveva

occhi che rivelavano

folli

riso

poi

ne corruccio, onde un doloroso presentimento strinse l'animo del poeta.

forse se

Son

La

Li miei

occhi che prima guardaro

folli

Giovanna

bellezza superba di

Io vidi donne co'

due

e queste

ballate,

pare intanto

Non

si

si

avvicini.

le

Da

sa chiaramente

rime d' epoca incerta.

come Dante

espressa anche nella ballata

la

specie la prima,

che acquisteranno pi tardi

fra le

donna

la

nome di Primavera. Forse questa gaia donna cominci


come egli quasi prevedeva nella ballata cos il sonetto

Io vidi

Ella aveva guardato

poeta gaiamente cantava.

il

gaiamente forse apparvero primieramente a Guido

ballate

donna mia

hanno un

metrico

tipo

meravigliose di Guido.

diverso
Il

quali rime espresso questo dolore

da quello

momento

tragico

certo da alcune di quelle che sono costretto a porre

Ma

perch Giovanna

fu

certo

attesta, e questa bellezza si rispecchia nella

di

grande

Canzone

bellezza,

Io non pensava che lo cor giamai

in cui

libri

d'amore ricordano

rime per Giovanna anche

gli

la

ultimi tempi riporto con

La

la

giovinezza ancor prossima, io pongo fra

forte e

1'

Ercole

le

ballate

nova mia disaventura....

Poi eh' io non spero

mentre

le

canzone.

di

tornar

giamai....

parallelo evidente della conseguenza delle ballate

Poi che di doglia cor conven eh'

i'

porti,...

Se m' del tutto obliato merzede....

con

il

primo

trattato di ben servire,


della

giovinezza,

per

mi
1'

fa

ricondurle

espressione

1'

amore

amorosa che

di Giovanna,

non

vi tanto diversa.

al

Per


questo anche
ai sonetti

non accetto

194

opinione del Salvadori che vorrebbe

1'

del trattato le ballate

contemporanee

Se m' del tutto obliato merzede....

Quando

pi tarda

morte mi conven

di

dopo cio

et,

amore

1'

trar vita....

di Giovanna, riporterei la ballata

In un boschetto trovai pasturella

dominata da una nota sensuale, contraria a quella sottigliezza tragica che avvolse
1'

et piena di Guido.

Fin che durava


il

La

la

vita dolorosa lo fece poi pi positivo e pi

pace in Firenze

tenzonare poetico tacque dinanzi

sonetti n pur

Dante

pu

non

umano.

loro tenzoni

poi

scambiarono pi

si

pu riportare

si

mottetto a Gianni Alfani ed

il

altre

le

il

amori

di molti

e la

ad

sonetto a Ber-

donne, oltre a Giovanna e Mandetta, nulla

uomo

Certo Guido fu

precisare.

fragore delle armi

al

Per questo presumibilmente

e Guido.

epoca non tarda, prima del '90,


nardo da Bologna. Quanto a

poeti godevano delle

donna ultima,

si

venne

cui

la

dolente ballata estrema, non fu certo Giovanna. Io credo debbansi porre invece

in

epoca tarda

sonetti

Se non

ti

caggia la tua Santalena

ed a Manetto, perch quella punta acuta

di

esplic

satira si

in

Guido pi che

tutto nella maturit della vita ed. a farlo acre contribu forse l'amore di Giovanna,

che dovette non essere molto

Tardi io

felice.

raffinatezza della pittura, pi propria d'artista

li

credo anche per

maturo che

di

la

straordinaria

giovine poeta tra-

vagliato da angoscie d' amore.

Si

pu ora osservare

che

ben

sette,

alternata, sono compresi fra quelli che

Guido, con relazione evidente a

la

degli

undici

appartengono

sonetti con rima di

a la

prima

tenta

et poetica di

metrica del trattato di ben servire;

che

in

questi sonetti scritti prima del '90 sono diversi nell'ordine delle rime quasi soltanto
quelli che

pij

sono risposte per

tardi si sostituisce a

rime

le

d' altri

poeti.

questo schema nei sonetti

poco a poco l'ordine delle terzine:

e.

d. e

d.

e.

usato molto da Dante e quasi esclusivo in Gino da Pistoia.

Meravigliosa figura di poeta e

d'

uomo

e di cittadino questa di

Guido

un

contrasto perenne di cortesia e di fierezza, di soavit e di asprezza, di meditazione


e di

rapida temerariet.

Da

la

giovinezza

pensierosa e meditante, quando s'aggirava solo fra l'arche dei

morti, onde la gente susurrava ch'egli cercasse di provare che

prima

virilit

Dio non

tutta data al dolce inseguimento delle rime amorose,

fosse, a la

come a

ricerca

donne

di

desiate, a

195

amorosa

1'

nome

nel

nome

ardimento novo, di originalit chiara,

di

disdegnoso come Farinata, severo come Dante

come Dino Compagni.

essere saggio
1'

donna amata

Guido dura

nella vita di

unii

desideri

di

dugento dolce come Cino, battagliero come Corso, su-

vita fiorentina dell' ultimo


e

politico, a gli

raramente dominati, spesso dominatori di ogni volont. Egli passa nella

inesausti,

con

della

sempre

della terra lontana,

nota specialissima e gagliarda

perbo

uomo

patria la

pi tarda turbolenta ed agitata dell'

l'et

ultimi sospiri dell' esule chiamante invano nel

dei sonetti giovenili, segnano lo

aggiunta

non seppe

non poteva

sue rime, rimesse a pi completa forma

le

sviluppo

dell' arte

sua, parallelo

a lo sviluppo della vita.

Quale era stata


venivano a

more

egli

schiudeva

le

romane:

terre

ma

si

1'

ove posava

che rizzava pi tardi

nasceva?

potesse proibire

si

dimenticando

citt,

de' cavalli tedeschi

erano

s'

di libert cittadina, con

fieri

quali

voci

sentimento

al

d' a-

serrate le Alpi magnifiche dinanzi al

erano chiusi nelle loro

carroccio,

il

Guido

poesia ed

la

maest imperiale non

la

feconde abbandonate alla devastazione


citt

anima a

non avevano

I popoli del settentrione

Cesare teutonico, quasi che a


per

quando

vita politica italiana

la

quando

lui

quell'

passo

il

le praterie

chiusi

nelle

amore possente

meravigliosi adornamenti delle cattedrali, con quello spirito

gretto del comune, che dura ancor oggi velato da la fraternit di una patria sola.

Ed un papa

italiano,

Alessandro

III,

benediva quella feconda gagliardia

innanzi a cui Cesare fuggiva seminando

Susa

via di

la

Invano

con

1'

Italia ribelle

chimerica

visione

la

su cui passava fecondatore

breve ferocia di Arrigo VI,

la

domare

tentato di
Iesi,

italiche,

invano

secondo

un mondo

di

polto sotto

la

tiara di pontefice

amicizia per

1'

principe quasi italiano, Manfredi aveva ridestato


sbita riscossa aveva condotto

aveva lasciato uno

mezzo a

in

strascico

fiorentini a

di

il

aveva

le

contro

lottato

imperatore.

la

se-

Ultimo

pensiero ghibellino che in una

il

Montaperti

sorgevano

aveva
nato di

il

cardinale Fieschi aveva

gagliardo

il

Soave

di

caduto a Benevento,

indi,

comuni.

piccole e feroci fra gli avversi

lotte

armi

lo strepito delle

vento

imperiale,

quando

Chiesa, che su molti comuni s'appoggiava,

maledetti

frutti

delle tempeste.

della gran Costanza,

figlio

il

grossi

soffio

il

italica,

pendenti cadaveri, inco-

come

scienti e pietosi arrestatori delle vendette comunali,


di quelle piante

di

prime

voci

poesia

della

Ed

italiana,

timido fiore seminato da mani imperiali e culto e raccolto da mani di notai e di

Era

signori e di mercatanti.

Provenza che
l'

amore

di

dei

nell'

sensi

gi sfiorita fra la rovina sanguinosa

erano

Girautz de Borneilh

passati

ma

La

il

erano

ultime rose, portandone quasi

la

staccarsi ancra del

canto della contessa de Dia ed

anche

discesi

in Italia

prima

tutto da la

con

il

moveva

inspiratrice.

nelle

la forza

parole

dell' intelletto lo

nei

concetti

trattato di ben servire,

la

del-

desiderio

profumo

delle

foglie.

passi incerti e

Anche Guido Caval-

canti raccolse questa eredit di poesia d'imitazione e nella giovinezza,

ancra

fremiti
il

morbidezza delle

sensualit ascosa nella

poesia italiana, affascinata da tanta squisitezza di rime,

non sapeva

quella poesia di

adorazione convenzionale della donna nascondeva

quando non

traeva a concezioni ed espressioni nuove, risenti

provenzale.

tradizione

quali riuniscono

1'

Tali

sono

sonetti

del

imitazione di Provenza e la corrente

secondaria della poesia toscana e bolognese.

La

giovinezza del poeta

si

rivela

in

tutta

la

tessitura

di

questo

trattato.

196

specie nella vicenda delle considerazioni

metodiche e studiose e della narrazione

ancor incerta, dei veri fenomeni psicologici.

reale,

obbiettivamente

di trattare

la

questione

lascia trascinare a le espressioni del

Messosi a l'opera con l'intento

amore,

d'

giovane

il

suo vero stato amoroso,

soggettiva nella discussione obbiettiva, anima di un certo

Da prima

freddo andamento didascalico.

ed

roso

canto

il

dell'

anima

vendo da

la

Guido Cavalcanti.

di sapiente

ed

quasi

ne
le

dei

libri

amore

d'

sommo

dominatore e

1'

il

vero

iniziatore

della perfezione,

lo tolse

primo sogno

nuovo,

stil

Dante

di

poetica che

et

come Dante

nella sua scienza

prime soltanto,

le

forse per quel disdegno

saggezza

fredda, saettandogli da

sapienza

gli

Egli fu

poeta scolastico, a volte poeta altissimo e veritiero.

dria che suole essere


!

intera vita poetica

1'

sue ansie e le sue speranze.

le

mo-

trattato,

tragico del do-

pieno egli era di questa

Quella donna ben raccoglieva in s tutte

dente

primo

grande

tenne

si

epicureo,

ad ogni

l'amore con tutte

nell'anima

illora a volte

Guido

arca di Farinata,

1'

amorosa quando una donna


belli

padre dello

il

ereditaria del padre

che Dante attesta presso

occhi

fa sentire la nota

si

il

Mentre Dante sposava

artefice perfetto.

dottrine amorose e le dottrine ascetiche,

forse per la tradizione

il

quella

di

il

aveva acquistato gi fama

egli

egli solo sa interpetrare nel giusto valore

trasse al

il

che

sunto di quella che sar

il

Studioso

pi anziano di questi egli

Dante

desiderio

il

si

passione

la

suo sentimento amo-

poi a poco a poco

quando

movimento dramatico

l'osservazione del

discussione teorica per la felicit d'amore a lo stato

lore amoroso, rappresenta


di

amorosa

della delusione, che fa pi acuto

triste

poeta
insinua

la dissero

per

diffusa

Fu da prima

primavera.

bellezze pi alte,

le

natura nel tempo pi

tutta la

in

tutta la leggia-

pi

fiorito e

Guido uno stupore per

ri-

la tanta

bellezza ed una ricerca di ogni paragone pi lieto per esprimere la letizia di quel

quando l'amore a poco a poco ingagliardiva nelP anima,

viso chiaro. Poi,

seguito perenne di visioni ultraumane,

pioventi quasi

di pietose figure muliebri,


nell' aria,

donde sorridevano

Giovanna,
stanziali

satirico

la realt

materiate

cielo,

d' aria

nell' arte di

viventi

anima travagliata eh' era cosa

1'

che

et,

un

fu

occhi estatici di stelle e

si

distingue

per

avvolta nella forma poetica sempre con veli

pi tardi verr a dominare

Caduto l'amore
gli

di Giovanna, altri
altri

quello

mente del pellegrino

di

S.

amata. Eccessivo quasi sempre

in

nell'amore, onde

le

amore

1'

sottili

Guido un verismo o

di

ed insutragico o

amori dovettero tenere l'anima del poeta:

Mandetta

Iacopo

di Tolosa,

imagine

1'

ogni suo sentimento, egli forse eccedette anche


la

sua natura erotica: cui

Come amara

Allora nella maggior parte

faceva intanto

egli

trasse

espressione pi pura e pi intera della sua facolt

pianse, schern e

mento, che

si

grata e che

gli

si

che pare risvegliasse

donna maggiormente

della

dolse

pi che tutto cant

la

racchiudeva in s stesso, sfuggendo

pareva forse molto da meno di

1'

poetica.

rispondeva

sua poesia

la

da

egli

un dardo a nemico

di superiorit sprezzante, di chi getta

indegno e se ne volge sdegnoso.


vita decorrente

della

punture dei poeti su

con quel tono tutto suo

1'

giovine

gli

o sensuale.

pi notevole fra
nella

dal

pallide consolatrici a

In questa ancor

tutta di amore.

un apparire a

anima

Con

le

la

triste

ballate,

esse scherz e

intimit dolorosa del suo sential

lui. Il

contatto di gente a

lui

poco

popolo grasso intanto trion-

fava in Firenze a danno dei grandi, costretti a curvare

le

fronti

sdegnose

che,


come

essi

feditoli,

Lod

'66 di

cadeva nel '93 per


le

offese

avevano

eringo

di

offerte

Anelalo

degli

Catalano dei

ai

anime
la

Tosinghi, preparando

mta

sogno

del suo avido

preparava

amico suo primo,

Guido Cavalcanti deve


zana.

La

le feste

del

Bisognava

un

di

desiderio

da

vile

lo schiaffo di Sciarra

tali

toccare

fiorentina di-

del 1300, mentre

Allora per

la

di

mano

il

Dante,

di

pace e di libert,

nelle febbri di Sar-

morte

della

umiliato

Bonifacio

di

lotta

la

Maggio

uscire di patria ed avviarsi a la morte

colpi degli inseguitori, n

che

Vili potesse

Bonifacio

giubileo.

quale era tratto da

il

ica e stringevasi ai Cerchi

Donati.

sua anima, assetata di vendetta, non potr godere

fuggente sotto
fatto

Corso

contro

Tuscia sibi dar/'

tota

grandi era, facevasi ancor pi

marea democrat

dilagava per le vie nel Caleu

terribile,

papa ne godeva
dell'

la

irose e superbe uscisser di Firenze perch

vampava pi

nel '82,

modificata

Giano della Bella, apostata dei grandi per

di

dardo

il

del

costituzione

la

Malavolti,

Guido, che dei

sdegnoso e mirava con occhio torvo

ed

Campaldino

dardi a

ai

ordinamenti

gli

Berto Frescobaldi,

197

Corso

di

Nazaret

al

Colonna.

Egli rientrer in Firenze con la febbre nelle vene, annunziando insieme l'ar-

morte con

rivo e la

tempi ogni freddezza


di

Guido

non

la

soavissima e disperata ballatetta estrema. In questi ultimi

filosofica,

resta che

il

ogni serena adorazione d' amore sfugge da

dolore e la rabbia

politica e

propri di un'anima, che molto ha sofferto e molto odia e pcco spera.


sua invece in un progresso
vita

1'

uomo

il

poeta

si

continuo e tocca

fondono

in

un

il

vertice nel

e del Guinicelli, Guido,

umane

generazioni.

sempre sincero

Partendo da

e sicuro,

spressione pi complessa della sua anima poetica

sublime,

egli,

reale e se

ne

gagliardo

sovrane.

stretto a la terra, risente ogni


fa poeta.

con

tutte

Cos
le

egli

grandi

attraversa
virt

la

1'

tutti

l'arte

eterni

imitazione

mentre Dante

si

la

artefice stu-

arriva per via tutta


e,

Ma

supremo addio a

solo cantor doloroso e

dioso dilegua di fronte al poeta eterno del dolore e dell'amore,


vita susseguentesi delle

rime

le

scherno acuto,

lo

come

la

provenzale
sua a

volge

al

1'

e-

volo

puntura ed ogni dolcezza della vita


la

con

seconda met del dugento severo


tutti

grandi vizi delle creature

199

APPENDICE

Ripeto
fu data

dodici sonetti adespoti dati da M'a, M'b, dei quali

una stampa scorretta da l'Arnone:

Cos m'aviene,

come

all'

DonDa mia

orbo

mentre che sogna


e poi

si

questa pena avien a


le

tale vita

mi fura

face

sovente

non trovo niente:

lo

sonno traditore;

non sento

cos m'aggiunge con

mi

me

mai non voria partere.

Ch'io veggio che

cos

braccia me' vi posso avere

poi mi risveglio e

cos

vedere

sta allegro e godente,

sveglia e tornagli martire.

che'n fra

da

valente,

sogna

che

come

lo

niente,

Madonna

mia,

ladrone

e fami star in pace

ed

se m'alcidesse gran

merc

in

tormento
faria.

200

il.

Lasso

sovente

la

vostra

amistate

chero per messo che non mi riviene

forse per colpa di vostra beltate

che

lo

Poi non
e

mi

messaggio innamora e distiene.

vi

dice in tutto ventate

fa star in disperata

cosi morraggio

che'n

guisa

tale

tanto temo

la

ch'arditanza
se

da voi

io

non

di

mi

voi

soviene.

vostra orgoglianza,

mi tol di guarire,
non aggio altra sembianza.

Altrui s'allegra dello


se voi

spene

manzi che saggiate

vi

mio martire

movete a piatanza

davanti voi vedretime morire

III.

Com* all' infermo che

giace m'aviene

che'n giorno in giorno ispera di guarire

ma

lo

non

Cos

mi
lo

gran male che forte lo tiene

lascia sua speranza al fin venire.

Madonna tenendomi
face quasi

in

pene

languendo perire

credendomene ancor per quel

come quel che


e sta

fin

a gli denti e

mio core

gioire

della sete pere

che nello fiume tutt'ore

onde'

suo piacere m'ha tenuto in spene

si

bagna

non pu bere

se ne parte e lagna

ed a Madonna gran merc ne chere


che no'l

lasci

perir poi che lo sagna.

201

IV.

Lo

gran tormento che'nseme paterno,

Madonna, perch adiviene

gentil

v'amo

Io

e voi

m'amate e'nseme senio

d'uno volere e pur

vi verno

in

pene.

Lasso tapino me! perch dolemo


poi che siam d'un voler e d' una spene

Madonna, che mal provedemo


ad occider l' un l'altro non sta bene.
Certo,

Ma

veramente credo indivinare


cosa che ne fa la pena avere,

la

ci lo gran tormento che paterno,

che l'uno

all'altro

dotta parlare;

si

ma

chi

Ben

a ragione se' ntrambi peremo.

Non

posso pi

com'ho
ched

ama non deve

ben

soffrir

tanto martire

sofferto per

io

Che troppo

fui

temere.

voi,

sempre

Donna mia;

fermo

ad

ubbidire

fora dura cosa a dire

s'io

pur penasse avendo zoia mia;

che

le

lo

Onde

soverchie pene fan morire

bon amante

vi

eh'

ama

far follia.

prego che ponete cura,

che 'ntrambi siam biasmati senza cagione


di quella,

che paterno, pena dura.

Perch'ogni giorno vien dritta staggione

da coglier quella rosa


per

dimando

d'

di

verdura

amor guidardone.

.- 202

vi.

L'oscura morte voria che venesse

mi traggesse

non

eh' io

di tanto

forte

me'ncresce

Sanami

vita se ci

del

mondo

che

tanta

Dir

come

ad venesse,

mi

mi

stringete

i )

tal

sempre pi

maniera

s'

alluma.

fiera,

mio cor dispera

Corretto in margine

eresse.

mostrare

in

(')

che dal foco apprisa

diffesa e

mia mente

raddoppia

mio cor

Peccato fate che sete


onde'l

pur dimandare.

lo

pena

la cera

non ha

Dio piacesse

uscesse e non pi dimorare

lo potesse'

a voi, che

penare

dimoia

fesse

di

assisa veggio

tal
si

guisa

consuma.

struggete.

VII.
t

Il

povero gentil e vergognoso


anzi che chere lassassi morire,
e 'nanzi al ricco mostrasi goffoso,

credendo che

ma

gli

deggia sovenire

ben aVenturoso

lo cortese e

vede in sua vista con' teme

di

dire

per gran pietatc lo chiama in ascoso


e donagli

conforto di guarire.

Cos divien cui l'amore ha conquiso

che per vergogna dimandar non osa,

ma

per sembianti mostra ci ch'ha in mente.

Dunque merc

saria fosse piatosa

la

sua Donna, en cui l'amor l'ha priso,

di

sovenire lo suo ben voient.

203

Vili.

Sonar bracchetti, cavatori

guinzaglio

di

izare,

ed escridar

levarsi,

lepri

uscir

le genti,

correnti,

veltri

per bella piaggia voler imboccare,

assai credo

che deggia dilettare

libero core ed

ma

fra gli

da

uno

son

e dicemi sto

Ecco

per una

uom

schernito

affare,

tal

leggiadria di gentil core

selvaggia dilettanza

sembianza

lor gaia

temendo non

Allor,

in

motto per usanza

la

donne e

lasciar le

d'intendimenti

amorosi pensamenti

Amore,

lo senta

prendo vergogna, onde mi vien pesanza.


Ca

lo

d a Dante con lezione pi pura

d' intendimenti,

ed

esempi

aitare, {sgridar, volger e ' nboccare, vati

io (v. j), esto motto.

IX-

Tutto
e

mio desio aggio en

lo

mia

speranza

la

in

lo flore,

per che delle donne lo

sempre ad

Ch'l

suo

cor

per'

ella in

gioia
in lei

s,

ch'altra donna

se

non

Tanto
poi
lo

posto.

sempre

flore,

ho riposto

amar non curo un

in lei servir

di

mio cor

tutte
e la

l'altre

mente a

lei

Che quando appare sua lucente

la
si

faccia,

pi

s'

io servo

non

me

'1

gente:

danno.

faccia

rende gioioso ognun che a sua gente

dunque

fiore,

m'aggio proposto.

penso che non so che

in lei

che

posto

fiore;

amor m' ho

in

mio ben

ho

lei

segno a danno.

204

x.

Ormai ben veggio che


certo,

Madonna,

et voi

non vedendo

Et

solacelo

voi vedere

mi

i'

pu

valere.

dolorosa pena ch'io faccio

la

aggio gran tema non vi sia spiacere

per la voglia mia non

sperando

che

vi

cangiate

mi conforte
che

poi

alle

vostra

di

sia

Ond'io m'allegro

volere.

fiate

vostra veduta,

di

non

taccio

lo

Mestier ch'io m'allegri


e

disfaccio

mi

non

cosa

eh' altra

mio

lo

sol di

volontate.

vostra venuta,

di

poi eh' aggio vista la vostra beltate,

mio conforto

che'l

gran ben rimuta.

in

XI.

Mio intendimento
che nessun mi
che

sia

ben

aggia'

posto tanto altero

puode appareggiare

si

secondo

terreno:

giorno

non

S gentil cosa

'

eh' io

ch'io

spero,

ad

prisi

specchio chero

ove mia dombra possa assimigliare


guardando
ed

aggio

in

esso
schifo

divegno
chi

Prender mi lascio come


al

caceiator

non

amare.

vuol

pigliare.

tigre face

'1

si

mi

mainer

sente

colpire,

tanto rimira lo specchio verace.

sono
che'

che

'1

cirro

del

qual

odito

ho

dire

ditto della gente porta in pace

non

poria

tanta

gente

schernire.

205

XII.

Al mondo non
se

non

ed aggio
che,

cosa ch'aggio in core

amoroso mio

voi,

commesso

si

io lo perdo,

s'

La rimembranza ch'
mi

fa

bagnare

mio

voi'l

amore

mai ben non aspetto.

di voi spess' ore

occhi

gli

diletto,

in

'1

viso e

'1

petto

vivo doglioso in foco ed ardore

mio amor

tanto in voi lo

Ai me

lasso dolente

veggendo che
ai,

'1

vi

amor mio! ed

constretto.

che farraggio
piace la mia morte
io

v'amo

cotanto.

S'io v'ho falsato, altra scusa non aggio


se

non

pur che

di sofferire
'1

pena

v' incresca,

forte,

Donna,

il

mio compianto.